
Budget Esa 2026 per provenienza (in alto) e per attività di destinazione (in basso). Fonte: Fonte: Esa Dg annual press briefing 2026
C’è chi nemmeno comincia l’anno senza aver fatto bilanci e liste dei buoni propositi, e chi snobba questa pratica e, anzi, sorride a chi non può farne a meno. Nella conferenza stampa del direttore generale Josef Aschbacher dell’Agenzia spaziale europea (Esa) che si è tenuta questa mattina, 8 gennaio 2026, al quartiere generale dell’Esa a Parigi, non sono mancati né bilanci né propositi.
La prima parte della conferenza è stata dedicata a un resoconto dei numeri dello scorso anno e alla presentazione del piano del 2026, suddiviso in cinque aree tematiche di azione dell’Esa: salvaguardia del pianeta e del clima, esplorazione spaziale, rinforzo dell’autonomia europea, crescita e competitività europea e, infine, il rapporto fra spazio e società. Nel 2025 l’Esa ha eseguito in totale 46 lanci fra missioni scientifiche e commerciali e missioni in collaborazione con altre agenzie spaziali. Undici di queste erano missioni di classe “large”, 26 erano di proprietà di terze parti (fra cui la costellazione italiana Iride) e le restanti erano missioni commerciali. Lo scorso anno ha visto anche l’affermarsi dei razzi europei Ariane 6 e Vega-C, con cui sono stati eseguiti sette lanci di successo, e l’ingresso fra gli stati membri dell’agenzia della Slovenia.
Cifre che il prossimo anno sono destinate ad aumentare: il numero complessivo di lanci previsti per il 2026 è 65, con Ariane 64 alle prese con il suo primo volo commerciale nel primo semestre, il lancio dei primi due satelliti della nuova costellazione Celeste, il lancio della navetta robotica automatizzata Space Rider, il lancio della missione Smile e la preparazione del lancio di Plato, previsto per l’inizio del 2027. Di tutti i lanci previsti, comunque, una grossa fetta spetta a missioni di osservazione della Terra: ben 48 dei 65 totali, a fronte dei 22 dello scorso anno. Di questi, 33 riguarderanno la costellazione italiana Iride e 11 del programma greco SmallSat. Il 15 febbraio partirà per la Stazione spaziale internazionale l’astronauta francese Sophie Adenot, e si tratterrà per circa 6-8 mesi.
Non solo i lanci, ma anche l’impegno finanziario più consistente dell’Esa riguarda l’osservazione della Terra. Degli 8.26 miliardi di euro entranti nel 2026, circa il settanta per cento dei quali derivanti dai paesi membri, 2439 milioni saranno destinati alle missioni e alla gestione dei programmi di osservazione della Terra. Si tratta dello spicchio più consistente della torta, seguito dai fondi per la navigazione (1207 milioni di euro), mentre all’esplorazione robotica e umana sono destinati 818 milioni di euro e ai programmi scientifici 692 milioni di euro. Nel 2026, inoltre, l’Esa prevede di assumere più di 400 nuove persone (non è stato però specificato in che modo, né con quale forma di contratto), riducendo del 40 per cento la durata delle procedure di selezione. Anche per quanto riguarda i contratti con l’industria la parola d’ordine è efficienza, dato che le tempistiche di stipula di un accordo sono state ridotte di oltre il 50 per cento dal 2022.
Altri appuntamenti importanti sono il rientro degli ultimi due satelliti Cluster fra agosto e settembre, il flyby di Juice attorno alla Terra il 12 settembre, l’arrivo della missione Hera all’asteroide Dimorphos a novembre, e le release dei dati di Gaia (la quarta) e dei dati cosmologici di Euclid. Il 2026 dovrebbe anche vedere l’arrivo di BepiColombo in orbita attorno a Mercurio, dopo un viaggio di otto anni e alcuni problemi tecnici sui quali, però, non sono stati dati aggiornamenti.
Infine, la cronaca. È di questi giorni la notizia della fine prematura della missione Mars Sample Return, una collaborazione fra Esa e Nasa che avrebbe dovuto riportare sulla Terra i campioni raccolti su Marte dal rover Perseverance. Una conseguenza dei profondi tagli imposti alla Nasa dall’amministrazione Trump, e che non lascia margine di manovra all’Esa che da sola non può sostenere il costo di una simile missione. Aschbacher ha confermato la notizia, e anticipato che l’Esa sta valutando di sostituire la missione con un nuovo orbiter (una “missione in atmosfera marziana” ha detto il direttore) attorno al Pianeta rosso. Le notizie sarebbero invece più incoraggianti sul fronte Rosalind Franklin, il primo rover dell’Esa su Marte, per il quale la Nasa ha confermato l’impegno e il sostegno economico.
Guarda il video di presentazione sul canale YouTube dell’Esa (in inglese):







