Quattrocentosessantasei scatti da 300 secondi, quasi 39 ore di esposizione in una località famosa fra gli astrofili e gli astrofotografi per il ridotto inquinamento luminoso e l’ottimo seeing – e per gli “starparty” di primavera della Uai, l’Unione astrofili italiani. Forca Canapine, una comunità montana dei Monti Sibillini a 1550 metri slm, Saverio Ferretti ha catturato la Nebulosa Spaghetti, o Simeis 147, facendone un’immagine che è diventata la Apod (immagine astronomica del giorno) della Nasa di oggi, 7 gennaio 2026.

La nebulosa Simeis 147, un resto di supernova a tremila anni luce di distanza scelto come immagine astronomica del giorno dalla Nasa. L’autore è Saverio Ferretti, presidente dell’associazione astrofili di Forca Canapine, nei Monti Sibillini, e appassionato astrofotografo. L’immagine è stata ottenuta in circa 39 ore di posa con un obiettivo Canon EF L 200mm f/2.8, chiuso a f/4, un filtro Optolong L-Ultimate (banda stretta per H e O) e una camera Asi 2600MC Pro con montatura Skywatcher Az Eq6 GT. Crediti e copyright: Saverio Ferretti
«Il target ce l’avevo in testa da parecchio tempo. Questa foto non è nata per caso. L’inquadratura è stata pensata da tempo: orientamento verticale (portrait), con la stella Elnath in alto, leggermente spostata a sinistra per dare equilibrio alla composizione. Simeis 147 è un oggetto complesso, un intreccio di filamenti di gas che richiede cieli perfetti e molte ore di esposizione. Ho dedicato 4 sessioni utili per un totale di quasi 39 ore di esposizione complessive».
Al confine tra le costellazioni del Toro e dell’Auriga, la Nebulosa Spaghetti è quel che resta dell’esplosione di una supernova. La sua peculiare struttura gassosa copre quasi tre gradi nel cielo, equivalenti a sei lune piene. Si tratta di circa 150 anni luce alla distanza stimata della nube, ovvero tremila anni luce. Un oggetto nato dall’esplosione che ha segnato la fine di una stella circa 40mila anni fa, e si è reso visibile sulla Terra per la prima volta quando era ancora popolata dai mammut. Oltre a questo spettacolo di filamenti colorati, l’esplosione ha lasciato dietro di sé una pulsar, una stella di neutroni che ruota rapidamente e che, di fatto, è ciò che rimane del nucleo della stella originale.
Per ottenerla, quattro sessioni utili e due andate “buche”, racconta Ferretti a Media Inaf. La prima, risalente al 31 ottobre 2024, a causa di un guasto alla macchina fotografica, scoperto solo dopo aver passato dieci ore a riprendere la nebulosa. Poi, due sessioni andate a buon fine, il 28 e 29 dicembre 2024, seguite da un’attesa di quasi un anno. Fino al 14 novembre, con una serata rovinata dalle nuvole. E finalmente le ultime due serate, il 12 e 13 dicembre 2025. Sembra che la pazienza sia una qualità irrinunciabile per un astrofotografo, così come la tecnica. Quella di Ferretti? Un setup semplice e preciso, un equipaggiamento efficace (i dettagli li trovate nella didascalia dell’immagine) e una sola regola: «se devi fare miracoli in post-produzione, probabilmente il segnale è scarso in qualità e/o quantità».
Ferretti pratica l’astrofotografia da circa 15 anni ed è presidente dell’Associazione astrofili Forca Canapine Aps, un’associazione nata per promuovere e alimentare il turismo sostenibile del cielo stellato per cercare di coinvolgere le istituzioni nella lotta all’inquinamento luminoso e contribuire alla ricostruzione del tessuto socio-economico della regione dopo il sisma del 2016.
«La passione per il cielo è nata con me, ma per cause legate alla mancanza di tempo (università prima e famiglia dopo) e di denaro (la fotografia astronomica è un hobby piuttosto impegnativo economicamente), ho potuto praticarlo solo in età adulta», racconta Ferretti. «Ricordo che avevo sei anni quando mio padre mi regalò un atlante con un telescopio giocattolo in omaggio. In questo atlante c’era un disegno del Sistema solare. Ebbene, credo di aver guardato quell’immagine migliaia di volte e ogni volta volavo con l’immaginazione lassù. Con il telescopio in omaggio non ho mai osservato nulla, ma solo puntarlo in alto mi dava sensazioni indescrivibili. Faccio foto tutto l’anno: sia nelle corte e rilassanti sessioni estive, sia nelle impegnative e lunghissime sessioni invernali dove, vi assicuro, il clima rende l’attività piuttosto complicata. Mi capita spesso di fare sessioni in solitaria e sono l’unico del gruppo che resta sveglio tutta la notte ad ammirare il cielo con il binocolo, ascoltando buona musica, mentre il setup produce pose. La fotografia astronomica, più che una passione, è un modo di essere e di rapportarsi con l’infinito. Considero un privilegio irrinunciabile restare sotto il cielo stellato e vivere la notte sempre col medesimo stupore e incanto».






