UN NUOVO SCENARIO DELL’INTERNO DI TITANO

Oceano o non oceano, questo è il dilemma

Una nuova analisi dei dati della missione Cassini suggerisce che Titano, la luna più grande di Saturno, non ospiti un oceano globale, ma strati di ghiaccio e materiale semifluido con sacche di acqua. Nonostante l’assenza di un oceano, le condizioni interne potrebbero comunque favorire la vita microbica, rendendo Titano un obiettivo chiave per la missione Dragonfly della Nasa, prevista per il 2028

     19/12/2025

Ebbene sì, un oceano globale sotto la superficie ghiacciata di Titano potrebbe non esistere. È quanto emerge da una nuova analisi dei dati raccolti oltre dieci anni fa dalla missione Cassini della Nasa, che studiò nel dettaglio la luna più grande di Saturno. Il suo interno sarebbe più complesso e stratificato di quanto si pensasse in precedenza, dominato da ghiaccio, tunnel fangosi e sacche di acqua di fusione vicino al nucleo roccioso.

In passato, i dati di Cassini avevano fatto sospettare la presenza di un grande oceano di acqua liquida sotto il ghiaccio di Titano. Tuttavia, i modelli basati su questa ipotesi non riuscivano a riprodurre in modo coerente le proprietà fisiche osservate. Il nuovo studio, pubblicato questa settimana sulla rivista Nature, propone uno scenario alternativo: meno acqua liquida e più una miscela densa e semifluida di ghiaccio e acqua. L’interno di Titano sembrerebbe più simile al ghiaccio marino artico o a sistemi di falde acquifere, con importanti implicazioni sul tipo di vita che potrebbe trovarsi, cosi come sulla disponibilità di nutrienti ed energia.

La luna di Saturno, Titano, è mostrata in primo piano, con Saturno sullo sfondo. Questa immagine è stata catturata dalla sonda Cassini il 22 maggio 2015. Crediti: Nasa

La chiave arriva dal modo in cui Titano si deforma mentre orbita attorno a Saturno lungo un’orbita ellittica. Già nel 2008 le osservazioni avevano mostrato la luna allungarsi e comprimersi sotto l’effetto delle maree gravitazionali, interpretato come la firma di un possibile oceano sotterraneo.

Ma c’è un dettaglio nuovo: il fattore tempo. Il massimo dalla deformazione avviene con un ritardo di circa 15 ore rispetto al picco della forza gravitazionale esercitata da Saturno. Come un cucchiaio che mescola il miele, serve più energia per muovere una sostanza più densa e viscosa dell’acqua liquida. La misura di questo ritardo ha permesso di stimare l’energia necessaria a deformare Titano, offrendo preziose informazioni sulla viscosità al suo interno.

«Nessuno si aspettava una dissipazione di energia così intensa all’interno di Titano», commenta il primo autore dello studio, Flavio Petricca, laurea e dottorato alla Sapienza e oggi ricercatore postdoc al Jet Propulsion Laboratory della Nasa. «Questo è stato l’indizio decisivo che mostrava come l’interno di Titano fosse diverso da quanto dedotto dalle analisi precedenti”.

Le sei immagini all’infrarosso di Titano sopra sono state create compilando i dati raccolti nel corso della missione Cassini. Esse mostrano come appare la superficie di Titano al di sotto della sua atmosfera nebbiosa, evidenziando la variabilità del suolo della luna. Crediti: Nasa

Il modello alternativo prevede uno strato più spesso di materiale semifluido e una quantità inferiore di acqua liquida. Questa miscela spiega il ritardo temporale osservato, ma contiene comunque acqua a sufficienza per permettere a Titano di deformarsi sotto le sollecitazioni gravitazionali.

Anche in caso d’assenza di un oceano globale, le prospettive per la ricerca della vita resterebbero aperte. Le sacche di acqua dolce presenti all’interno potrebbero raggiungere temperature di circa 20 gradi Celsius. In volumi d’acqua ridotti, eventuali nutrienti sarebbero più concentrati rispetto a un oceano aperto, creando condizioni potenzialmente più favorevoli allo sviluppo di microrganismi.

Le nuove scoperte saranno fondamentali per guidare la missione Dragonfly della Nasa, un drone volante destinato a esplorare la superficie di Titano, con lancio previsto nel 2028. Pesci che guizzano nei canali fangosi sono improbabili, ma se la vita esiste sulla luna di Saturno, potrebbe assomigliare a quella degli ecosistemi polari terrestri.

Per saperne di più:

  • Leggi l’articolo pubblicato su Nature Titan’s strong tidal dissipation precludes a subsurface ocean” di F. Petricca, S. D. Vance, M. Parisi, D. Buccino, G. Cascioli, J. Castillo-Rogez, B. G. Downey, F. Nimmo, G. Tobie, B. Journaux, A. Magnanini, U. Jones, M. Planning, A. Bagheri, A. Genova e J. I. Lumine