UN MURO D’ACQUA INIZIALMENTE ALTO CHILOMETRI PERCORSE L’INTERO PIANETA

Così fu lo tsunami dell’asteroide dei dinosauri

Una nuova simulazione dell’impatto di Chicxulub che ha causato l’estinzione dei dinosauri e dei tre quarti della flora e fauna terrestre dell’epoca ha mostrato che lo tsunami generato ha raggiunto le coste di tutto il mondo, e spazzato via i sedimenti oceanici fino a diecimila chilometri dall’impatto

     06/10/2022
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Accadde 66 milioni di anni fa. Un asteroide di 12 chilometri colpisce la Terra e sprigiona acqua, sedimenti e tonnellate di nebulizzazione, genera un’onda enorme, forma crateri in cui si vede il terreno muoversi su e giù per chilometri. Le rocce e i detriti ricadono poi nell’acqua e sulla terra causando altre onde caotiche. Ciascuna di esse è alta un paio di chilometri. Il tutto, in pochi secondi. Per la conta dei danni, invece, si dovrà attendere un po’ di più, ma quel che è certo è che l’asteroide caduto sulla penisola dello Yucatan non solo spazzò via quasi tutti i dinosauri, ma anche circa tre quarti delle specie animali e vegetali del pianeta.

L’impatto ha causato fluttuazioni della temperatura globale, grandi pennacchi di aerosol, grandi pennacchi di fuliggine e polvere, incendi e un enorme tsunami. Quanto enorme? Secondo un nuovo studio condotto dagli scienziati del Michigan, lo tsunami è stato abbastanza potente da creare onde alte più di un chilometro e mezzo e spazzare il fondo dell’oceano a migliaia di chilometri di distanza dal punto in cui l’asteroide ha colpito. Ha di fatto cancellato la memoria storica dei sedimenti di ciò che è accaduto prima e durante l’evento.

Utilizzando un codice idrodinamico per modellare lo spostamento dell’acqua, dei sedimenti e della crosta terrestre nei primi dieci minuti e un modello oceanico che simula le acque poco profonde da quel momento in poi, gli autori dello studio, pubblicato questa settimana su Agu Advances, hanno calcolato che l’impatto è stato circa 30mila volte più energico dello tsunami avvenuto nell’Oceano Indiano il 26 dicembre 2004. La velocità del flusso ha superato i 20 cm/s lungo le coste di tutto il mondo, al largo dell’Atlantico settentrionale, nell’Atlantico meridionale ed equatoriale, nel Pacifico meridionale, e ha probabilmente eroso il fondale marino e disturbato i sedimenti a oltre 10mila km dal luogo dell’impatto.

Ampiezza massima dell’onda di tsunami (in centimetri) sollevata dall’impatto dell’asteroide 66 milioni di anni fa. Crediti: Range et al., Agu Advances, 2022

Ma vediamo cosa racconta questa simulazione, dei minuti successivi all’impatto. Meno di tre minuti dopo, rocce, sedimenti e altri detriti hanno spinto un muro d’acqua lontano dal centro, creando un’onda alta quattro chilometri e mezzo, che si è leggermente attenuata quando il materiale esploso è ricaduto sulla Terra. La caduta dei detriti, però, ha creato numerose onde ancora più caotiche. Dieci minuti dopo l’impatto, un’onda a forma di anello alta oltre un chilometro e mezzo ha iniziato a viaggiare attraverso l’oceano in tutte le direzioni da un punto che si trovava a 220 chilometri di distanza dall’impatto. Un’ora dopo l’impatto, lo tsunami aveva oltrepassato il Golfo del Messico per raggiungere l’Oceano Atlantico settentrionale. Quattro ore dopo l’impatto, le onde hanno raggiunto anche l’Oceano Pacifico attraverso un canale che un tempo separava il Nord e il Sud America, il canale marino centroamericano. Entro 24 ore, le onde sono arrivate anche nell’Oceano Indiano da entrambi i lati dopo aver attraversato gli oceani Pacifico e Atlantico. In circa 48 ore, le grandi onde di tsunami avevano raggiunto la maggior parte delle coste della Terra. Secondo gli autori dello studio, a seconda della geometria della costa e dell’avanzamento delle onde, la maggior parte delle regioni costiere sarebbe stata inondata ed erosa in qualche misura. «Qualsiasi tsunami storicamente documentato impallidisce di fronte a questo impatto globale», dicono gli autori.

La corrente sottomarina è stata più forte nell’Oceano Atlantico settentrionale, nel canale marino dell’America centrale e nell’Oceano Pacifico meridionale, superando i 643 metri all’ora, una velocità sufficiente a spazzare via i sedimenti sul fondo dell’oceano.

Il team ha analizzato le informazioni provenienti da 120 sedimenti, in gran parte provenienti da precedenti progetti scientifici di trivellazione oceanica, per confrontarli con quelli provenienti dalle acque protette dalla furia dello tsunami, che presentavano diversi strati di sedimenti intatti. Nei sedimenti provenienti dall’Atlantico settentrionale e dal Pacifico meridionale, invece, i ricercatori avevano riscontrato diverse lacune negli strati. Anche i sedimenti provenienti dalle coste orientali delle isole settentrionali e meridionali della Nuova Zelanda erano stati pesantemente disturbati e presentavano numerose lacune. Prima di questo studio, gli scienziati pensavano che fosse dovuto all’attività delle placche tettoniche.

«Riteniamo che questi depositi stiano registrando gli effetti dello tsunami da impatto», dice alla Cnn Molly Range, studentessa dell’università del Michigan e prima autrice dello studio. «Questa è forse la conferma più eloquente dell’importanza globale di questo evento».

Per saperne di più:

  • Leggi su Agu Advances l’articolo “The Chicxulub Impact Produced a Powerful Global Tsunami”, Molly M. Range, Brian K. Arbic, Brandon C. Johnson, Theodore C. Moore, Vasily Titov, Alistair J. Adcroft, Joseph K. Ansong, Christopher J. Hollis, Jeroen Ritsema, Christopher R. Scotese e He Wang