ATTORNO A STELLE TIPO G O SIMILI AL SOLE

Via Lattea: 6 miliardi di pianeti simili alla Terra

Secondo uno studio pubblicato su The Astronomical Journal, nella galassia dove abitiamo potrebbe esistere un pianeta roccioso e abitabile quasi ogni cinque stelle simili al Sole. Due ricercatori hanno analizzato il catalogo di Kepler adottando una tecnica di survey innovativa per identificare quelli più simili alla Terra

     18/06/2020
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Il satellite Kepler, cacciatore di esopianeti. Crediti: NASA/JPL

Siamo soli nell’Universo? Per adesso la risposta è sì, se pensate ad altri esseri viventi. Ma è no, invece, se considerate che la Terra non è l’unico pianeta di questo tipo nella Via Lattea.

Secondo uno studio pubblicato a maggio sulla rivista The Astronomical Journal da due ricercatori dell’Università della Columbia Britannica, ci sarebbero 0.18 pianeti simili alla Terra per ogni stella tipo G (quindi come il Sole) nella galassia dove viviamo. Cosa vuol dire? Conti alla mano, ci sarebbero poco meno di 6 miliardi di pianeti rocciosi, con dimensioni di tipo terrestre, che ruotano attorno a stelle simili al Sole e che si trovano nella zona di abitabilità di quel sistema stellare (ovvero l’acqua potrebbe esistere in forma liquida).

Delle 400 miliardi di stelle che popolano la Via Lattea, ben il 7 percento sono quelle di tipo G e potrebbero custodire pianeti rocciosi Earth-like (così in inglese vengono definiti gli esopianeti di tipo terrestre). I calcoli di Michelle Kunimoto e Jaymie M. Matthews aggiornano una stima effettuata in precedenza: la frequenza di pianeti terrestri potenzialmente abitabili per stella era di 0.02.

I due ricercatori hanno utilizzato una tecnica particolare per risolvere un tipico problema dei cataloghi planetari: i pianeti terrestri spesso non vengono neanche identificati dagli osservatori spaziali perché piccoli e con un orbita molto lontana dalla stella madre. La tecnica è il cosiddetto forward modelling: «Ho iniziato simulando l’intera popolazione di esopianeti attorno alle stelle ricercate da Kepler», ha spiegato Kunimoto. «Ho poi contrassegnato ogni pianeta come “rilevato” o “mancato”, a seconda della probabilità che il mio algoritmo di ricerca avrebbe trovato pianeti. Quindi, ho confrontato i pianeti rilevati con il mio catalogo. Se la simulazione ha prodotto una stretta corrispondenza, allora la popolazione iniziale era probabilmente una buona rappresentazione della popolazione effettiva di pianeti in orbita attorno a quelle stelle».

Nel paper, Kumimoto mette in risalto un’ulteriore problematica: il divario del raggio dei pianeti, che dimostra che è poco comune per i pianeti con periodi orbitali inferiori a 100 giorni avere una dimensione compresa tra 1.5 e 2 volte quella della Terra. La ricercatrice ha scoperto che il divario del raggio esiste in un intervallo molto più ristretto di periodi orbitali di quanto si è finora pensato.

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