PROPOSTE LOW-COST NASA PER IL SISTEMA SOLARE

Eravamo Io, Venere e Tritone

Alla fine ne resterà una sola, o al massimo due: sono le quattro nuove piccole missioni messe al vaglio dalla Nasa nell’ambito del programma Discovery. Due contemplerebbero le grazie bollenti di Venere, una studierebbe come la luna Io venga sommossa dalla passione gravitazionale di Giove, mentre l’ultima cercherebbe di cogliere un anelito di vita nell’algida Tritone, satellite di Nettuno

     14/02/2020

Fra le proposte arrivate per nuove missioni d’esplorazione del Sistema solare nell’ambito del programma Discovery della Nasa, che prevede missioni economiche e dallo sviluppo rapido, l’agenzia spaziale statunitense ne ha selezionate quattro per lo studio di fattibilità. Ciascuno dei progetti riceverà 3 milioni di dollari per sviluppare in nove mesi uno studio di fattibilità da sottoporre a un’ulteriore fase di selezione, dalla quale usciranno al massimo due candidati.

Le missioni attualmente attive del programma Discovery sono Lunar Reconnaissance Orbiter, attorno alla Luna, e InSight, su Marte. Verso gli asteroidi verranno lanciate le sonde Lucy, nel 2021, e Psyche, nel 2023; lo spettrometro Megane volerà nel 2024 sulla sonda giapponese Mars Moons eXploration verso le lune di Marte.

Le destinazioni delle nuove proposte sono invece Venere, la luna di Giove Io, e la luna di Nettuno Tritone. Vediamo in dettaglio cosa riguardano i progetti.

Davinci+ (Deep Atmosphere Venus Investigation of Noble gases, Chemistry, and Imaging Plus)

L’ultima missione in situ portata dagli Stati Uniti su Venere fu nel 1978. Ora Davinci+ vorrebbe tuffarsi nell’atmosfera inospitale di Venere per misurarne con precisione la composizione fino alla superficie. L’analisi dettagliata dell’atmosfera del gemello bollente della Terra dovrebbe permettere capire come si è formata ed evoluta e determinare se Venere abbia mai avuto un oceano.

Gli strumenti sarebbero incapsulati all’interno di una sfera di discesa appositamente costruita per proteggerli dall’ambiente ostile del pianeta. Il “+” dopo Davinci si riferisce al componente di imaging della missione, che include telecamere sulla sfera di discesa e un orbiter pensato per mappare il tipo di roccia presente sulla superficie.

Veritas (Venus Emissivity, Radio Science, InSar, Topography, and Spectroscopy)

Veritas è pensato per mappare la superficie di Venere per determinare la storia geologica del pianeta e capire perché si sia sviluppato a in modo diverso dalla Terra. Orbitando Venere con un radar ad apertura sintetica, Veritas traccerebbe le elevazioni della superficie su quasi tutto il pianeta per creare ricostruzioni tridimensionali della topografia e verificare se i processi geologici, come la tettonica delle placche e il vulcanismo, siano ancora attivi su Venere. Inoltre, la sonda vorrebbe anche rilevare le emissioni infrarosse dalla superficie per mappare la geologia di Venere, che è in gran parte sconosciuta.

Ivo (Io Volcano Observer)

La missione Ivo vorrebbe indagare la luna di Giove Io per comprendere come le forze mareali modellino i corpi planetari. Io è riscaldato dalla costante attrazione gravitazionale di Giove ed è il corpo vulcanicamente più attivo nel Sistema solare. Poco si sa delle caratteristiche specifiche di Io, come ad esempio se un oceano magma esista o meno al suo interno. Utilizzando sorvoli ravvicinati, Ivo valuterebbe come il magma viene generato ed eruttato su Io.

Una ricostruzione di Tritone. Crediti: PlanetUser, texture map courtesy of Nasa

Trident

Trident vorrebbe esplorare Tritone, una luna ghiacciata unica e altamente attiva di Nettuno, per indagare la possibilità di esistenza mondi abitabili a distanze molto grandi dal Sole. La curiosità per questa luna nacque con la missione Voyager 2, che evidenziò un’attività di rigenerazione della superficie tale da rendere Tritone il secondo corpo con la superficie più giovane di tutto il Sistema solare.

La probabile presenza di pennacchi di vapore e di un’atmosfera, accoppiata a una ionosfera in grado di creare neve organica, oltre alla potenzialità della presenza di un oceano interno, fanno di Tritone un obbiettivo particolarmente interessante, anche se lontano. La sonda effettuerebbe, infatti, un singolo fly-by per mapparne la superficie, individuandone i processi attivi e determinando se l’oceano nel sottosuolo esista o meno.