LA SONDA IN PARTENZA IL PROSSIMO AUTUNNO

Tutta la scienza di Cheops

Mentre si attende la data esatta di lancio e la selezione delle proposte per le osservazioni "libere", ecco la suddivisione del programma osservativo di base previsto per la piccola missione europea dedicata ad approfondire la conoscenza degli esopianeti più grandi della Terra e più piccoli di Nettuno

Crediti: Esa/P. Carril

A giorni l’Esa dovrebbe comunicare la data scelta per il lancio della missione Cheops, attualmente prevista in un arco temporale che va dal 15 ottobre al 14 novembre dalla base spaziale di Kourou, nella Guyana Francese, condividendo con un satellite della costellazione italiana Cosmo-SkyMed il passaggio offerto da un razzo Sojuz.

Cheops non è pensato per scoprire nuovi esopianeti, ma piuttosto per determinare le caratteristiche di pianeti extrasolari già conosciuti con una precisione senza precedenti. Si tratta di un satellite a basso costo (50 milioni di euro da parte di Esa, circa 100 milioni complessivi), progettato da un consorzio a guida svizzera formato da 11 paesi europei, in cui l’Italia ha avuto un ruolo determinante.

Mentre si attende la partenza, sono già state definite le priorità scientifiche, e verranno annunciate a breve le richieste selezionate per il tempo “libero” di osservazione (guest observations) di Cheops, che ammonta a un 20 per cento del tempo totale.

Il restante 80 per cento verrà dedicato a un programma di osservazioni meticolosamente stilato dallo science team di Cheops, il cui obbiettivo principale è quello di studiare la struttura di esopianeti più grandi della Terra e più piccoli di Nettuno, realizzato osservando il transito dei pianeti medesimi davanti alla loro stella ospite, utilizzando una tecnica chiamata fotometria di transito di altissima precisione.

Cheops, la prima missione dell’Agenzia spaziale europea per studiare gli esopianeti. Credit: Esa/Atg medialab

Il 10 per cento del programma di base sarà impiegato per determinare la massa di esopianeti di cui si conosce la dimensione, ricavandone quindi la densità, valore cruciale per determinare se un pianeta sia roccioso o meno.

Un altro 30 per cento di tempo verrà speso per approfondire la conoscenza di esopianeti di cui si conosce già la densità, concentrandosi in particolare su pianeti di piccola taglia, con caratteristiche peculiari o in sistemi multipli.

Benché la sonda non sia dotata di uno spettrografo, e quindi non sia in grado di determinare la composizione di un’atmosfera planetaria, circa il 25 per cento del programma di base verrà dedicato ad osservare i cambiamenti nella luce della stella dovuti alla riflessione del pianeta mentre vi compie un’intera orbita attorno, una tecnica che permette di ottenere informazioni sulle atmosfere planetarie, ad esempio deducendo la presenza di nuvole.

Cheops “imaginarium”. Crediti: Esa

Un ulteriore 10 per cento del programma di base sarà indirizzato a determinare caratteristiche speciali di alcuni pianeti, come la presenza di lune o di gli anelli, o la deformazione mareale causata dall’attrazione gravitazionale della stella.

Nonostante sia una missione di follow-up – come si dice in termine tecnico, cioè di osservazioni successive – su esopianeti già conosciuti, Cheops possiede comunque un potenziale per nuove scoperte. Circa il 15 per cento del programma scientifico di base verrà infatti dedicato alla ricerca di nuovi pianeti attorno a stelle brillanti, utilizzando una varietà di approcci diversi, che renderanno possibile anche la ricerca dei cosiddetto eso-troiani, piccoli corpi celesti che condividono l’orbita di un pianeta extrasolare conosciuto.

Infine, per il tempo residuo, il satellite sarà dedicato ad altre aree di ricerca, quali fisica stellare e planetologia, ognuna con una particolare rilevanza per gli studi esoplanetari.