IL SATELLITE EUROPEO A CACCIA DI PIANETI

Cheops: il team europeo è pronto

Questo telescopio spaziale made in Italy si dedicherà alla ricerca di pianeti transienti. L’Italia ha un importante ruolo nella missione. Ingegneri e scienziati sono pronti al lancio, previsto per questo autunno

Una rappresentazione artistica de satellite CHEOPS con un sistema di esopianeti sullo sfondo. Crediti:
ESA/ATG medialab

Anche il satellite più tecnologico e all’avanguardia ha bisogno della supervisione umana per funzionare e portare a termine la missione. Lo stesso vale per il telescopio spaziale Cheops (Characterising ExoPlanets Satellite) dell’Esa, il cui lancio è previsto per questo autunno. Il team di ingegneri e scienziati del consorzio a guida svizzera (formato da 11 paesi europei) è già al lavoro per pianificare non solo l’agenda di lancio, bensì il piano di lavoro del satellite una volta in orbita.

Pensato per lo studio dei pianeti oltre il Sistema solare, Cheops è un satellite a basso costo (50 milioni di euro da parte di Esa, circa 100 milioni complessivi) interamente made in Italy: è stato progettato, infatti, dagli osservatori Inaf di Padova e Catania e costruito – sotto la supervisione congiunta di Inaf e Asi – nei laboratori della Leonardo Spa con la collaborazione di Thales Alenia Space e Media Lario di Bosisio Parini.

L’ultima fase pre-lancio prevedeva l’addestramento dei membri del team che poi manovreranno il satellite in modo da raccogliere più dati scientifici possibile. Prima di cominciare a scrutare il cielo e le stelle in cerca di nuovi pianeti, Cheops passerà i 5 giorni successivi al lancio (la Launch and Early Orbit Phase) a calibrare il funzionamento dell’apparecchiatura verificandole in condizioni operative reali. A seconda della precisione dell’inserzione orbitale eseguita dal razzo, potrebbe essere necessario eseguire le manovre di correzione dell’orbita. Nei due mesi successivi, cioè la fase di In-Orbit Commissioning, gli ingegneri si concentreranno sulle prestazioni di volo di Cheops.

I due centri operativi della missione si trovano in Europa e sono il Science Operations Centre (Soc) di Ginevra (Svizzera) e il Mission Operations Center (Moc) di Torrejón (Spagna). Il Soc si occuperà dei piani di osservazione settimanali per il satellite e dell’elaborazione dei i dati di telemetria in downlink prima di essere messi a disposizione degli scienziati. Gli operatori spagnoli, invece, configureranno e manovreranno il satellite in base al piano di osservazione, monitoreranno le prestazioni del veicolo spaziale e assicureranno che i dati fluiscano senza problemi. In Italia, presso il centro dati dell’Asi Ssdc, è conservata la copia dell’archivio scientifico dei dati della missione.

Prove in corso al Science Operations Center di Cheops a Ginevra, in Svizzera. Crediti: Università di Ginevra

Lo scopo delle ultime operazioni di revisione – risalenti allo scorso maggio – è stato quello di esaminare l’hardware, il software, il personale, le procedure, le interfacce e la documentazione per confermare che tutto funzionerà correttamente e che il veicolo spaziale può essere utilizzato con successo. Insomma, Cheops è stato promosso a pieni voti e può partire.

Aspettando il lancio, però, il team continua ad allenarsi simulando trasmissione di dati e operazioni simili in modo da non lasciare nulla al caso. Ai tecnici vengono anche presentati scenari di emergenza, anomalie da risolvere e problemi da affrontare nel minor tempo possibile.

«Il team italiano, basato a Inaf e all’Università di Padova, è coinvolto in tutto il programma scientifico che sarà eseguito durante il tempo garantito agli scienziati che hanno costruito Cheops», spiega Isabella Pagano dell’Inaf di Catania, responsabile in Italia per Cheops e project manager del telescopio. «Un interesse particolare è riservato all’uso del telescopio per trovare ulteriori pianeti con il metodo del transito (Transit Time Variation) nei sistemi planetari per i quali almeno un pianeta sia stato già scoperto. Identificare sistemi con pianeti multipli e studiarne le caratteristiche è rilevante per comprendere i meccanismi di formazione ed evoluzione dei sistemi planetari».

«Inoltre il team italiano darà un contributo specifico agli studi indirizzati a comprendere in dettaglio la relazione massa-raggio dei pianeti», continua Pagano, «e utilizzerà Cheops anche per studiare la microvariabilità delle stelle nane rosse, un aspetto di sicuro interesse sia per comprendere le interazioni tra attività stellare e ambiente circumplanetario, sia a supporto dello studio delle atmosfere planetarie. Infine va ricordato che con Cheops saremo in grado di cercare anche oggetti minori, quali anelli planetari e lune».