TECNOLOGIE ASTRONOMICHE PER SPECIE A RISCHIO

E quindi uscimmo a riveder gli oranghi

Un gruppo di astro-ecologisti britannici ha utilizzato droni con termocamera a infrarossi e algoritmi di riconoscimento di sorgenti celesti per censire le grandi scimmie del Borneo. Su normali immagini fotografiche, riprese sempre da droni, si basa invece il progetto Orangutan Nest Watch su Zooniverse, a cui tutti i volontari possono contribuire comodamente da casa

Orango nella foresta pluviale di Sabah, in Malaysia, ripreso da una termocamera. Crediti: Liverpool John Moores University e Wwf

Si estende la collaborazione tra astrofisici, ambientalisti ed ecologisti per l’utilizzo di tecniche di derivazione astronomica per il monitoraggio di specie in pericolo di estinzione. Un paio d’anni fa l’Università Liverpool John Moores aveva sperimentato (vedi qui su Media Inaf) l’utilizzo di un software libero per l’individuazione automatica di sorgenti astrofisiche applicato al rilevamento, tramite droni, di esseri umani e diverse specie di animali con immagini all’infrarosso.

Ora, la stessa università, assieme al Wwf e all’organizzazione non governativa francese Hutan, ha presentato alla conferenza ‘Unifying Tropical Ecology’ in svolgimento a Edimburgo (Uk) i risultati delle rilevazioni compiute tramite droni equipaggiati con termocamera sulla popolazione di oranghi presente nella foresta pluviale dell’isola malese di Borneo.

Gli oranghi, come tutte le grandi scimmie, costruiscono il loro nido sugli alberi. Tradizionalmente, il numero di oranghi presenti viene stimato contando questi nidi da terra. Un metodo costoso e che richiede tempo a causa dell’ampiezza delle zone da esaminare.

Claire Burke. Crediti: Uljm

I droni possono coprire rapidamente vaste aree; mediante l’utilizzo di una termocamera, possono rilevare gli animali grazie alla loro emissione di calore in qualunque orario, diurno o notturno. In questo caso, la squadra che ha lavorato sul campo ha condotto 28 voli in due siti nell’arco di sei giorni, rilevando dall’alto 41 oranghi, ciascuno dei quali è stato confermato da osservazioni al suolo.

«Nelle immagini termiche, gli animali “brillano” in modo simile alle stelle e alle galassie, quindi abbiamo usato tecniche astronomiche per rilevarli e distinguerli», spiega Claire Burke, ricercatrice nel gruppo di astro-ecologia dell’Università Liverpool John Moores. «Non eravamo sicuri se questo avrebbe funzionato. Le maggiori difficoltà si verificano quando la temperatura del terreno è molto simile a quella dell’animale che stiamo cercando di rilevare, quindi le immagini dei voli effettuati al mattino presto o alla sera sono più affidabili. Le temperature superficiali assolute non possono essere utilizzate per differenziare le specie, in quanto le temperature corporee degli animali cambiano con quelle del loro ambiente».

Preparazione di un drone per le riprese aeree del progetto Orangutan Nest Watch. Crediti: Onw

Il gruppo di astro-ecologisti sta lavorando allo sviluppo di un algoritmo di apprendimento automatico che possa distinguere animali di diverse specie. I ricercatori avevano precedentemente provato la stessa tecnologia sulle scimmie ragno in Messico e sui conigli fluviali in Sud Africa, mentre presto intraprenderanno uno studio sul campo con una specie di lemure in Madagascar.

Chi volesse invece aiutare il censimento degli oranghi del Borneo senza muoversi dalla propria scrivania, può andare sul famoso sito di citizen science Zooniverse, alla pagina del progetto ‘Orangutan Nest Watch’, dove i volontari possono aiutare i ricercatori a individuare in normali fotografie riprese dall’alto i nidi di orango e gli alberi di fico, dei cui frutti queste grandi scimmie sono particolarmente ghiotte.

Guarda il servizio video realizzato nel 2017 da MediaInaf Tv: