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Fischia il vento su Urano e Nettuno

Urano visto da Voyager 2 nel 1986 (NASA)

Rivisitando i dati raccolti da Voyager 2 negli anni Ottanta, uno studio su Nature misura la profondità dei potenti venti che spazzano l’atmosfera dei due pianeti più esterni del Sistema solare. Scoprendo che si fermano agli strati più alti dell’atmosfera, e offrendo un metodo che potrà essere usato anche da Juno e Cassini su Giove e Saturno.

E se l’antimateria cadesse all’insù?

Gli atomi di anti-idrogeno hanno lo stesso peso degli atomi di idrogeno ordinario? Non potrebbero avere invece un peso “negativo”, tale da allontanarli dalla massa ordinaria? Gli scienziati di Berkeley hanno utilizzato i dati dell’esperimento ALPHA del CERN per effettuare una misura diretta della gravità dell’antimateria. Crediti per l’illustrazione: Chukman So

Pubblicate su Nature Communications le prime misure sperimentali della massa gravitazionale di atomi di anti-idrogeno. Eseguite da scienziati dell’LBNL e del CERN, segnano un passo fondamentale per la comprensione del comportamento dell’antimateria.

Un terribile “uno-due” per Vesta

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Nuovi dettagli sul passato dell’asteroide Vesta, su Nature di questa settimana. Una simulazione al computer conferma che la parte meridionale fu colpita in rapida sequenza da due impatti con corpi minori, che hanno determinato la topografia osservata dalla missione Dawn della NASA. Ma qualcosa ancora non torna nella composizione delle rocce.

L’avvertimento della supernova

Uno schizzo del modello proposto per spiegare l'esplosione di una supernova di tipo IIn. Al momento dell'esplosione (a) il nucleo è circondato da un guscio di idrogeno, che viene raggiunto dalle onde d'urto al giorno 5 (b) producendo righee di emissione dell'idrogeno sia ampie che strette. Al giorno 20 (c) il nucleo è completamente avvolto dalle onde d'urto e restano solo le linee di emissione più strette.

Uno studio su Nature suggerisce che almeno alcune supernove, quelle di tipo IIn, siano precedute da un vero e proprio “fenomeno precursore” che annuncia la catastrofe: almeno è stato così nel caso di una supernova esplosa nell’agosto del 2010, preceduta 40 giorni prima da un’esplosione più piccola che ha espulso a grande velocità un guscio di idrogeno.

Corona solare ad alta risoluzione

Immagine della corona solare ripresa da Hi-C alla lunghezza d'onda di 19,3 nanometri, in luce ultravioletta (NASA)

Grazie ai dati dell”High Resolution Coronal Imager, un gruppo di ricercatori statunitensi raggiunge la migliore risoluzione spaziale mai ottenuta nello studio della corona solare. Concludendo che l’intreccio dei campi magnetici potrebbe spiegare il riscaldamento coronale. Il commento di Alessandro Bemporad (INAF).