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	<title>MEDIA INAF &#187; News</title>
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	<description>Il notiziario online dell&#039;Istituto Nazionale di Astrofisica</description>
	<lastBuildDate>Thu, 23 May 2013 15:44:59 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Pulsar fuori, magnetar dentro</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 14:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Galliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[INAF]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/23/pulsar-fuori-magnetar-dentro/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/h-701-magnetarE-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="h-701-magnetarE" /></a>Confermata da uno studio in pubblicazione su The Astrophysical Journal l'ipotesi che il magnetar SGR 0418 possieda un campo magnetico del tutto simile a quello delle stelle di neutroni tipiche. Qual'è  dunque la causa che innesca le sue violente emissioni di raggi x e gamma? Per i ricercatori coinvolti nell'indagine, tra cui alcuni italiani e dell'INAF, la risposta potrebbe essere trovata indagando l'interno di SGR 0418 dove sarebbe confinata un'enorme quantità di energia magnetica.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.media.inaf.it/?attachment_id=35470" rel="attachment wp-att-35470"><img class="alignleft size-medium wp-image-35470" alt="h-701-magnetarE" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/h-701-magnetarE-340x340.jpg" width="340" height="340" /></a>Nell’Universo i magnetar sono tra gli oggetti più estremi che si conoscano. Resti di stelle esplose come supernovae, ovvero nuclei ultra densi di materia pari a una volta e mezza quella del Sole, concentrata in una sfera del diametro di appena una ventina di chilometri in rapida rotazione, che talvolta emettono violente e rapide emissioni di raggi X e gamma.  Un comportamento che per gli scienziati può essere dovuto alla presenza di un campo magnetico decine o addirittura centinaia di volte maggiore di quello tipico di una stella di neutroni, già di per sé elevatissimo. E proprio il loro nome, contrazione delle parole inglesi <i>Magnetic</i> e <i>Star</i>, sta a sottolineare questa loro caratteristica. Tra le rare sorgenti di questo tipo – ad oggi se ne contano appena una ventina &#8211; c’è anche <strong>SGR 0418+5729</strong>. Scoperta nel 2009 grazie al satellite Fermi della NASA, si trova nella nostra Galassia, a circa 6.500 anni luce da noi in direzione della costellazione della Giraffa.  Tuttavia già pochi mesi dopo la sua individuazione, un gruppo di ricercatori tra cui alcuni dell’INAF iniziò a sospettare che qualcosa in SGR 0418 (da qui in poi la chiameremo così per brevità) non fosse esattamente come previsto, tanto da definirla una ‘<a title="Il magnetar che non t’aspetti" href="http://www.media.inaf.it/2010/10/14/il-magnetar-che-non-taspetti/">magnetar anomala</a>’.  <strong>Le prime indagini infatti indicavano che possedesse sì un campo magnetico molto elevato, ma assolutamente comparabile con la stragrande maggioranza delle stelle di neutroni ‘normali’</strong>.</p>
<p>Oggi, grazie a uno studio coordinato che ha sfruttato i dati raccolti dai principali satelliti che osservano l’universo nelle alte energie, <strong>arriva la conferma di questa anomalia</strong> e del valore del campo magnetico di cui SGR 0418 è dotata. Le accurate misure raccolte in un arco di 3 anni, frutto di un perfetto lavoro di squadra dei principali osservatori orbitanti per l’astrofisica delle alte energie come Chandra, Swift e RXTE della NASA e XMM-Newton dell’ESA, hanno permesso di stimare che SGR 0418 ha un campo magnetico comparabile con quello tipico delle stelle di neutroni.</p>
<p>“Il suo campo magnetico così debole rende SGR 0418 un oggetto ancora più esotico tra quelli già esotici che sono le magnetar” commenta <strong>Gianluca Israel, dell’Osservatorio Astronomico di Roma dell’INAF</strong>, che ha partecipato insieme con altri colleghi italiani allo studio in corso di pubblicazione sulla rivista <i>The Astrophysical Journal</i>, guidato da Nanda Rea, anch’ella italiana e ora all’Istituto di Scienze Spaziali di Barcellona, in Spagna. “<strong>Se andiamo a contare tutte quelle pulsar radio che già conosciamo, potremmo aspettarci che qualcuna di esse possa manifestarsi  all’improvviso come un magnetar e rilasciare con un violento lampo una gran quantità di energia sotto forma di raggi X</strong>”. Il caso di SGR 0418 sembra dunque essere l’eccezione che conferma la regola, per cui non ci sarebbe necessariamente bisogno di un intenso campo magnetico <i>esterno</i> alla pulsar per permetterle di produrre radiazione di altissima energia. Una possibilità è che l’energia magnetica necessaria per scatenare i comportamenti osservati sia principalmente concentrata all’<i>interno</i> della pulsar e quindi non rilevabile con le tecniche attuali.</p>
<p>Ma se così fosse allora nel cosmo potrebbero annidarsi moltissimi potenziali magnetar, sospettano gli scienziati. Quanti? Dalle 5 alle 10 volte più delle stime attualmente accettate. Un numero che, esteso alla popolazione stellare dell’universo, sarebbe in grado di produrre in media per ogni galassia un evento di emissione nei raggi x all’anno.</p>
<p>Se questo scenario verrà confermato da altre osservazioni, le sue implicazioni astrofisiche andrebbero ben oltre la fenomenologia delle stelle di neutroni classiche. Ad esempio, una frazione significativa del lampi di raggi gamma potrebbe essere prodotta da pulsar fino a quel momento quiescenti e trasformatesi improvvisamente in magnetar.</p>
<p>“Nell&#8217;attesa di scoprire lampi di raggi X o gamma prodotti da nuovi magnetar, il nostro obiettivo è quello di andare a studiare più nel dettaglio un campione di queste pulsar &#8216;normali&#8217; già note, per capire quale è l&#8217;incidenza dei magnetar &#8216;dormienti&#8217; sulla popolazione totale” sottolinea Israel.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel team che ha partecipato allo studio in pubblicazione su <i>The Astrophisical Journal</i> fanno parte, oltre a Gianluca Israel, i ricercatori INAF Paolo Esposito, Andrea Tiengo, David Salvetti, Andrea Possenti, Marta Burgay, Roberto Mignani, Luigi Stella insieme a Roberto Turolla, dell’Università di Padova e associato INAF.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di più:</strong></p>
<ul>
<li>l&#8217;<a href="http://arxiv.org/abs/1303.5579">articolo</a> <strong>The outburst decay of the low magnetic field magnetar SGR 0418+5729</strong> di Nanda Rea et al. in corso di pubblicazione sulla rivista <em>The Astrophysical Journal</em></li>
</ul>
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		<title>Turbolenze solari</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 11:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Marro</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[brillamenti solari]]></category>
		<category><![CDATA[Hannes Alfven]]></category>
		<category><![CDATA[Sole]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/23/turbolenze-solari/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/campi-magnetici-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="Una nuova ricerca condotta da un fisico matematico Johns Hopkins si concentra sul &quot;comportamento scorretto&quot; dei campi magnetici nelle eruzioni solari. In questa immagine, il Solar Dynamics Observatory (SDO) ha catturato un brillamento solare di classe X1.2, con un picco il 15 maggio 2013. 
Credit: NASA / SDO" /></a>Utilizzando simulazioni al computer, un gruppo di ricercatori è riuscito a spiegare perché durante i brillamenti solari le linee magnetiche si spezzino e si ricompongano, contraddicendo un teorema fondamentale della fisica. La spiegazione sta in fenomeni di turbolenza simili a quelli che incontrano gli aerei volando nell'atmosfera terrestre.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_35457" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/campi-magnetici.jpg"><img class="size-full wp-image-35457" alt="Una nuova ricerca condotta da un fisico matematico Johns Hopkins si concentra sul &quot;comportamento scorretto&quot; dei campi magnetici nelle eruzioni solari. In questa immagine, il Solar Dynamics Observatory (SDO) ha catturato un brillamento solare di classe X1.2, con un picco il 15 maggio 2013.  Credit: NASA / SDO" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/campi-magnetici.jpg" width="300" height="204" /></a><p class="wp-caption-text">In questa immagine, il Solar Dynamics Observatory (SDO) ha catturato un brillamento solare di classe X1.2, con un picco il 15 maggio 2013.<br />Credit: NASA / SDO</p></div>
<p>Quando un&#8217;eruzione solare sputa particelle cariche fuori dal Sole, si creano campi magnetici che sembrano infrangere una regola fondamentale della fisica. Secondo un importante teorema dei flussi magnetici, il teorema di Alfvén, le linee di forza magnetiche dovrebbero fluire assieme alle particelle e parallelamente ad esse. Invece, nelle eruzioni solari le linee qualche volta si rompono e si ricollegano rapidamente in un modo che da tempo lascia perplessi gli astrofisici. Un gruppo di ricerca interdisciplinare guidato da ricercatori della <strong>Johns Hopkins University </strong>crede di aver trovato la chiave del mistero. Il colpevole è<strong> la turbolenza</strong>, più o meno dello stesso tipo delle violente turbolenze che possono sballottare un aereo passeggeri quando è nell&#8217;atmosfera terrestre.</p>
<p>Il teorema di Alfvén è stato sviluppato 70 anni fa da <strong>Hannes Alfvén</strong>, che in seguito ha vinto il premio Nobel per la fisica per i suoi lavori. Afferma che le linee di forza magnetiche sono trasportate lungo un fluido in movimento, come dei fili gettati in un fiume, e quindi non si potranno mai &#8220;rompere&#8221; e ricollegare. Ma gli scienziati hanno scoperto che all&#8217;interno di violente eruzioni solari,<strong> il principio non sempre è valido</strong>. Infatti gli studi di questi brillamenti hanno stabilito che le loro linee di campo magnetico qualche volta si rompono come elastici troppo allungati e si ricollegano in appena 15 minuti, rilasciando grandi quantità di energia che alimentano il<em> flare</em>.</p>
<p>Il team ha sviluppato una simulazione al computer per replicare ciò che accade all&#8217;interno dei brillamenti solari. &#8221;La nostra risposta è stata molto sorprendente&#8221;, ha detto Gregory Eyink, primo autore dello studio su Nature. &#8220;Il teorema di Alfvén  non è più vero quando il plasma diventa molto turbolento. La maggior parte dei fisici si aspettava che avrebbe svolto un ruolo ancora più grande, ma nella simulazione appena il plasma è diventato più turbolento <strong>il flusso si è rotto completamente</strong>. Con grande stupore, abbiamo scoperto che il moto delle linee del campo magnetico diventa del tutto casuale, non voglio dire &#8216;caotico&#8217;, ma piuttosto imprevedibile come la meccanica quantistica. Infatti invece di posizionarsi in maniera ordinata, le linee del campo magnetico si posizionano come un pennacchio di fumo. &#8221;</p>
<p>La ricerca potrebbe portare a una migliore comprensione dei brillamenti solari e delle espulsioni di massa coronale, eventi che tra l&#8217;altro possono mettere in pericolo gli astronauti, mettere fuori uso i satelliti di comunicazione e anche portare a massicci black-out di reti elettriche sulla Terra.</p>
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		<title>Buon compleanno VLT</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 09:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Media Inaf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/23/buon-compleanno-vlt/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/eso1322a-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="eso1322a" /></a>Il telescopio ottico più famoso nel mondo, il Very Large Telescope dell'ESO, compie 15 anni e per celebrare tale ricorrenza l'Osservatorio Astronomico dell'Emisfero Sud ha rilasciato l'immagine di una spettacolare incubatrice stellare]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/eso1322a.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-35463" alt="eso1322a" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/eso1322a-334x340.jpg" width="334" height="340" /></a>Con questa nuova veduta di una spettacolare incubatrice stellare l&#8217;ESO celebra i 15 anni del VLT (Very Large Telescope). Questa fotografia rivela densi grumi di polvere che si stagliano sulla nube rosata di gas incandescente che gli astronomi chiamano <strong>IC 2944</strong>. Le macchie opache sembrano gocce d&#8217;inchiostro che galleggiano in un cocktail alle fragole, le loro stravaganti forme sono scavate dalla potente radiazione prodotta dalle giovani stelle circostanti.</p>
<p>Le nubi insterstellari di polvere e gas sono le incubatrici che danno vita alle nuove stelle. Questa nuova fotografia mostra una di queste, IC 2944, che appare come uno sfondo di debole luce rosata: è una delle immagini di questo oggetto più nitide mai ottenute da terra. La nube si trova a circa 6500 anni luce da noi, nella costellazione australe del Centauro. Questa zona del cielo ospita molte altre nebulose simili, osservate dagli astronomi per studiare i meccanismi della formazione stellare.</p>
<p>Le nebulose a emissione come IC 2944 sono composte principalmente da idrogeno gassoso che risplende di una caratteristica tonalità rossastra a causa dell&#8217;intensa radiazione prodotta dalle tante stelle brillanti appena nate. Contro questo sfondo luminoso si stagliano chiaramente alcuni grumi scuri e misteriosi di polvere opaca: nubi fredde note come globuli di Bok, così chiamati dal nome delll&#8217;astronomo olandese-americano Bart Bok, che per primo negli anni &#8217;40 del secolo scorso richiamò l&#8217;attenzione degli studiosi su queste formazioni come possibili siti di formazione stellare. Questo particolare insieme di globuli è noto come Globuli di Thackeray .</p>
<p>Questa immagine risale a quindici anni fa, alla prima luce del primo dei quattro <strong>UT</strong> (Unit Telescope), il 25 maggio 1998. Da allora i quattro telescopi giganti del progetto originale sono stati arricchiti da altri quattro piccoli telescopi ausiliari (<strong>AT</strong>) che fanno parte integrante dell&#8217;interferometro del VLT (VLTI). Il VLT è uno degli impianti astronomici da terra più potenti e produttivi attualmente in funzione. Nel 2012 sono stati pubblicati più di 600 articoli su riviste con referee basati su dati del VLT e del VLTI.</p>
<p><a href="http://www.eso.org/public/italy/news/eso1322/" target="_blank">Il comunicato dell&#8217;ESO</a></p>
<p><strong>Guarda il video ESO con le migliori immagini di VLT :</strong></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/a6Lra8tcKJk?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Una nuova stella ogni cinque ore</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 17:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Galliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/22/una-nuova-stella-ogni-5-or/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="94" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/HXMM01-e1369235469369-150x148.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="HXMM01" /></a>Due galassie remote, distanti quasi 11 miliardi di anni luce da noi, sono state scoperte grazie alle osservazioni del satellite Herschel dell'ESA. Colte durante la loro fusione, possiedono un eccezionale tasso di produzione stellare, che le ha portate a sfornare stelle al ritmo di 2000 l'anno. Mattia Negrello (INAF): "Sorgenti estreme che ci permetteranno di studiare in dettaglio i meccanismi alla base della formazione delle galassie più massicce che si osservano oggi nell'Universo". ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_35447" class="wp-caption alignleft" style="width: 350px"><a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/22/una-nuova-stella-ogni-5-or/hxmm01/" rel="attachment wp-att-35447"><img class="size-medium wp-image-35447" alt="HXMM01" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/HXMM01-340x163.jpg" width="340" height="163" /></a><p class="wp-caption-text">Nel pannello di sinistra, la coppia di galassie HXMM01 è il brillante punto luminoso al centro dell&#8217;immagine ripresa nell&#8217;infrarosso dal telescopio spaziale Herschel. A destra invece le immagini dello stesso oggetto celeste ottenute dalla combinazione di osservazioni del telescopio Keck, del Sub Millimeter Array (SMA) e dello Jansky Very Large Array (JVLA).</p></div>
<p>Come una fabbrica nel pieno del suo ciclo produttivo, la coppia di galassie HXMM01 è stata una eccezionale fucina di nuove stelle, <strong>dove si sfornavano ogni anno nuovi astri per una massa complessiva equivalente a quella di 2000 soli</strong>. Il passato è d’obbligo perché HXMM01, due galassie interagenti scoperte grazie al programma di Survey HerMES (Herschel Multi-tiered Extragalactic Survey) condotto dal satellite Herschel dell’ESA e studiate da un team di ricercatori guidati da Hai Fu, astrofisico della University of California Irvine con i dati raccolti da vari telescopi e radiotelescopi terrestri, sono state osservate in un’epoca assai remota. Ovvero quasi 11 miliardi di anni fa, quando l’universo aveva poco più del 20 per cento della sua età attuale.</p>
<p>“Si tratta di un sistema davvero estremo, con un tasso di formazione stellare così elevato da farlo apparire come una sorgente super-brillante nella mappe di Herschel” commenta <strong>Mattia Negrello, ricercatore dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Padova</strong>, co-autore dello studio appena pubblicato online sul sito web della rivista <i>Nature</i>. “Finora gli oggetti così luminosi scoperti grazie a Herschel si erano dimostrati dotati di un ‘aiutino’ naturale, ovvero la loro brillantezza era accentuata dall’effetto del <i>lensing gravitazionale. </i>Un fenomeno  in cui la luminosità apparente della sorgente lontana è amplificata da una galassia massiccia (la lente gravitazionale) posta lungo la linea di vista dell&#8217;osservatore . Con nostra grande sorpresa però le indagini che abbiamo condotto su HXMM01 ci hanno mostrato che questo sistema è solo debolmente amplificato dal <i>lensing</i> e quindi <strong>la sua luminosità osservata è quasi interamente dovuta ai processi di formazione stellare che avvengono nella galassia stessa</strong>”.</p>
<p>Secondo i ricercatori questa furiosa attività è stata causata dal fatto che le due galassie erano piuttosto vicine e nell’atto di una fusione in un’unica grande struttura da cui si sarebbe generata una galassia ellittica supergigante. Come conseguenza, questo processo accelerato avrebbe consumato in poco più di 200 milioni di anni tutto il gas presente nelle galassie, la materia prima necessaria per assemblare nuove stelle, con la conseguenza di determinarne un drastico crollo nella natalità stellare.</p>
<p>“<strong>Sistemi così estremi sono molto rari nel cielo</strong>, circa uno per ogni centinaio di gradi quadrati” prosegue Negrello. “La scoperta di questa peculiare sorgente è stata possibile solo grazie alla capacità del telescopio spaziale Herschel di mappare vaste aree di cielo in tempi relativamente brevi. Molte delle regioni di cielo osservate da Herschel aspettano ancora di essere analizzate a fondo, e quindi ci aspettiamo di scoprire altri sistemi simili a questo nel prossimo futuro. Sorgenti estreme che ci permetteranno di studiare in dettaglio i meccanismi alla base della formazione delle galassie più massicce che si osservano oggi nell&#8217;Universo”.</p>
<p><strong>Guarda il servizio video su INAF-TV:</strong></p>
<p><iframe width="500" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/EfpFV1lEu98?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>CIBER verso l&#8217;Universo primordiale</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 10:09:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Ferroni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/22/ciber-verso-luniverso-primordiale/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/130521134036-large-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="130521134036-large" /></a>Meno di due settimane all'ultimo lancio del Cosmic Infrared Background ExpeRIment della NASA, che permetterà ai ricercatori di capire molto sull'infanzia dell'universo e sull'evoluzione delle stelle e delle galassie. L'esperimento rimarrà in volo per 560 secondi a un'altezza di 563 km.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_35425" class="wp-caption alignleft" style="width: 265px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/Millenium-Run.jpg"><img class="size-medium wp-image-35425" alt="Illustrazione di una simulazione della struttura su grande scala, dell'universo. (Credit: Millenium Run)" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/Millenium-Run-255x340.jpg" width="255" height="340" /></a><p class="wp-caption-text">Illustrazione di una simulazione della struttura su grande scala, dell&#8217;universo. (Credit: Millenium Run)</p></div>
<p>Quando sono nate le prime stelle? Quanto intensamente brillavano? Come e quando hanno avuto origine le galassie e l&#8217;Universo? La risposta a questi misteri, da sempre al centro degli studi di astronomi e astrofisici, aggiungerebbe molti tasselli in più alle nostre conoscenze sull&#8217;Universo.</p>
<p>Per cercare qualcuno di quei tasselli, la NASA sta per lanciare per la quarta volta <strong>l&#8217; esperimento  NASA CIBER</strong> (Cosmic Infrared Background ExpeRIment), che partirà  il 4 giugno prossimo grazie a un razzo sonda suborbitale Black Brant XII, da Wallops in Virginia (USA). I precedenti lanci sono avvenuti nel 2009, 2010 ed il 2010, dalla base di White Sands Missile Range, New Mexico. Dopo ogni volo, l&#8217;esperimento è stato recuperato per post-calibrazioni e fatto volare nuovamente.</p>
<p>«Le prime stelle di grande massa nell&#8217;universo producevano grandi quantità di luce ultravioletta, che ha ionizzato l&#8217;idrogeno neutro che riempiva l&#8217;intero Universo», ha spiegato il principal investigator del progetto CIBER, presso il Caltech, Jamie Bock. «CIBER raccoglierà dati nel vicino infrarosso, e cercherà due segni distintivi dei primi attimi di vita delle stelle: la luminosità totale del cielo dopo la sottrazione di tutto quanto sta in primo piano, ed un pattern distintivo delle variazioni spaziali».</p>
<p>Per questo nuova missione CIBER viaggerà più comodo: sarà, infatti, lanciato su un razzo molto più grande e potente rispetto a prima e questo permetterà alla sonda di arrivare molto più in alto, fornendo quindi un tempo più lungo per le osservazioni con i suoi sensibili strumenti scientifici. Questo sarà l&#8217;ultimo viaggio di CIBER nello spazio: <strong>al termine della missione</strong> atterrerà nell&#8217;Oceano Pacifico, a 643 chilometri dalla costa,<strong> e non sarà recuperato.</strong></p>
<div id="attachment_35430" class="wp-caption alignright" style="width: 350px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/CIBER.jpg"><img class="size-medium wp-image-35430" alt="CIBER NASA" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/CIBER-340x334.jpg" width="340" height="334" /></a><p class="wp-caption-text">Le ottiche dell&#8217;esperimento CIBER. (Credit: NASA/Caltech)</p></div>
<p>«Gli obbiettivi dell&#8217;esperimento &#8211; ha specificato Bock &#8211; sono di fondamentale importanza per l&#8217;astrofisica e permetteranno di studiare processi come la formazione delle prime galassie. Ma queste osservazioni saranno anche estremamente difficili da ottenere, tecnicamente».</p>
<p>Nei tre esperimenti precedenti i ricercatori hanno potuto comparare i dati ed effettuare test riguardo a potenziali errori sistematici provenienti sia da strumenti che dallo sfondo astrofisico. Grazie a questo lancio i ricercatori raccoglieranno moltissimi dati aggiuntivi e di migliore qualità.</p>
<p><strong>Il razzo di circa 21 metri porterà CIBER a un&#8217;altitudine di quasi 563 km.</strong> Il ricercatore spiega che il razzo Black Brant XII garantisce circa 560 secondi di tempo sopra i 250 km di altitudine, rispetto ai 250 secondi con uno standard Black Brant IX. «La traiettoria più alta ci permette di fare cose che non sarebbero possibili con un Black Brant IX &#8211; sottolinea -. Per esempio, ci aspettiamo di avere abbastanza immagini diverse del cielo per a riuscire determinare in maniera diretta il guadagno delle camere infrarosse durante il volo, in modo da misurare le fluttuazioni dello sfondo in singole esposizioni». La traiettoria più alta ovviamente ha un caro prezzo: CIBER non sarà recuperabile.</p>
<p><strong>Per saperne di più:</strong></p>
<ul>
<li><span style="line-height: 13px;">Vai al <a href="http://www.nasa.gov/home/index.html">sito della NASA</a></span></li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Astronomia a portata di bimbo</title>
		<link>http://www.media.inaf.it/2013/05/21/arcetri-e-palermo-astronomia-a-portata-di-bimbo/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 09:46:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Ferroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/21/arcetri-e-palermo-astronomia-a-portata-di-bimbo/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/arcetri1-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="arcetri1" /></a>Ecco il calendario degli eventi in programma per questa settimana organizzati dell'Inaf negli osservatori di Arcetri e Palermo. Da una mostra per scoprire i segreti della missione Curiosity della Nasa a un incontro per celebrare il compleanno della Biblioteca delle Oblate. E poi il consueto Astrokids.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Dal 21.05.2013 al 26.05.2013</b></p><p><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/arcetri1.jpg"><img class=" wp-image-35403 alignleft" alt="arcetri1" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/arcetri1.jpg" width="358" height="240" /></a>Nuovi eventi dedicati ai più piccoli e non solo nei due Osservatori Astronomici dell&#8217;Inaf di Arcetri e Palermo. <strong></strong></p>
<p><strong>Dal 21 al 26 maggio 2013 &#8211; Arcetri</strong></p>
<p><strong></strong>Dal 21 al 23 maggio alle 20:45 l&#8217;INAF-Osservatorio Astronomico di Arcetri organizza la mostra <strong>MarteContemporanea. CurioCity Session 1.0</strong>, un evento in bilico tra l&#8217;arte e la scienza che punta a far scoprire tutti i segreti della missione della NASA sul Pianeta Rosso. L’idea è di esprimere, attraverso le più differenti discipline artistiche (musica/teatro/danza/visual) e con un nucleo di giovani artisti, le suggestioni, le evocazioni, il fascino che Marte esercita sugli uomini e sugli artisti, in particolar modo i giovani artisti under 35. Clicca <a href="http://www.arcetri.astro.it/po/images/marteblimp.pdf">QUI</a> per il programma completo.</p>
<p>Venerdì 24 e sabato 25 maggio l&#8217;Osservatorio di Arcetri promuove l&#8217;evento <strong>Il cielo in biblioteca</strong>, con il planetario Starlab per festeggiare il sesto compleanno della Biblioteca delle Oblate. Venerdì 24 maggio alle 16,30 e alle 17,45 è previsto il &#8220;Piccolo zoo celeste. Gli animali delle costellazioni primaverili ed estive&#8221;. Il giorno dopo, alle 11,30, 15,45 e 17,00, all&#8217;Osservatorio si terrà l&#8217;evento &#8220;I cieli di Rodari. L’Astronomia in filastrocche&#8221;. <a href="http://www.arcetri.astro.it/po/images/starlab%20MAGGIO.pdf">Qui il programma.</a></p>
<p><b>26 maggio 2013 &#8211; Palermo</b></p>
<p>Torna l&#8217;appuntamento con <strong>Astrokids, viaggiare nello spazio</strong>, organizzato dall&#8217;INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo e dal Museo dei Bambini di Palermo (BIMPA). Domenica alle ore 17 si terrà un laboratorio dove tutti i bambini appassionati di scienza e astronomia potranno scoprire come funzionano i viaggi nello spazio, come si vive tra le stelle, dove è arrivato l&#8217;uomo e fin dove potrà arrivare in futuro. <a href="http://www.astropa.unipa.it/Bimpa0513.html">Qui il programma</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Curiosity scava ancora</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 08:53:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Ferroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immagini dal sistema solare]]></category>
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		<category><![CDATA[Curiosity]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/21/curiosity-scava-marte/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/Cumberland-Marte-2-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="Cumberland-Marte 2" /></a>La NASA diffonde le immagini del secondo "driil" sulla superficie del Pianeta Rosso, nel cratere Gale. Il rover Curiosity ha già prelevato un secondo campione di roccia, per studiarne la composizione chimica e capire se realmente l'ambiente del pianeta in passato era propizio all'esistenza di microorganismi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo 288 giorni di missione su Marte il rover della NASA <strong>Mars Science Laboratory Curiosity</strong> ha praticato lo scorso 19 maggio un secondo foro in una roccia, profondo 6,6 centimetri e dal diametro di 1,6, prelevando un campione che analizzerà nel suo laboratorio di bordo. Curiosity, atterrato il 6 agosto 2012, ha usato il suo trapano per perforare nuovamente la superficie di Marte, nel sito denominato <strong>Cumberland</strong>.</p>
<p>Il primo campione è stato raccolto lo scorso 8 febbraio <a href="http://www.media.inaf.it/2013/02/11/marte-finalmente-si-scava/">dal sito John Klein</a> a 2,75 metri dal secondo sito. Le analisi effettuate dal laboratorio della NASA hanno mostrato la compatibilità con un passato ambiente in grado di supportare lo svilupparsi della vita.</p>
<div id="attachment_35391" class="wp-caption aligncenter" style="width: 683px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/Cumberland-Marte.jpg"><img class="size-full wp-image-35391" alt="Il secondo foro su Marte nel sito di Cumberland (credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS)" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/Cumberland-Marte.jpg" width="673" height="337" /></a><p class="wp-caption-text">Il secondo foro su Marte nel sito di Cumberland (credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS)</p></div>
<p>Presto il secondo campione sarà analizzato dal laboratorio SAM (Sample Analysis at Mars) e CheMin (Chemistry and Mineralogy), per studiarne la composizione e per confermare i dati del campione di John Klein, vale a dire un ecosistema propizio all&#8217;esistenza di microorganismi e di acqua non troppo acida. Entrambi i fori praticati finora si trovano nella zona denominata Yellowknife Bay, nel cratere Gale. Le due rocce, piatte e con venature chiare, sono molto simili anche se Cumberland sembra avere molti più granuli (resistenti alla erosione), responsabili delle asperità del suolo.</p>
<p>Presto Curiosity, che ha percorso finora solo 700 metri, dovrà dirigersi verso il Monte Sharp, distante 8 km e alto 5.500 metri. Per raggiungerlo occoreranno mesi.</p>
<p><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/cumberland.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-35394" alt="Yellowknife Bay" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/cumberland-664x513.jpg" width="664" height="513" /></a></p>
<p><strong>Per saperne di più:</strong></p>
<ul>
<li><span style="line-height: 13px;"><span style="line-height: 13px;">Leggi la news su MediaINAF </span></span><a href="http://www.media.inaf.it/2013/02/11/marte-finalmente-si-scava/"><em>Marte, finalmente si scava</em></a></li>
</ul>
<p><strong>Guarda il servizio video su INAF-TV:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/MTJ9FVtFwsQ?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Tutti i numeri di OcchiSuSaturno</title>
		<link>http://www.media.inaf.it/2013/05/21/tutti-i-numeri-di-occhisusaturno/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 08:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Giacomini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/21/tutti-i-numeri-di-occhisusaturno/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/occhisusaturno2013-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="occhisusaturno2013" /></a>Il resoconto del successo della manifestazione in onore di Saturno nata dall’Associazione Stellaria di Perinaldo, con la collaborazione dell'INAF e il patrocinio di SAIt, UAI, EAN e ASI.
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>18.05.2013, ore 09:00</b></p><p>I primi resoconti di <strong>OcchiSuSaturno</strong>, la manifestazione organizzata in tutta Italia <strong>sabato 18 maggio scorso</strong>, raccontano un successo che è andato ben oltre le previsioni, sia in termini di pubblico che a livello mediatico (nelle immagini, le home page di Repubblica e Focus.it che riportano l&#8217;evento, e la pagina di ANSA con la diretta streaming).</p>
<p>A livello nazionale, il quadro ci viene tracciato da <strong>Nicolò Conte</strong>, segretario dell’<strong>Associazione Stellaria di Perinaldo,</strong> ideatore dell’iniziativa. “Considerando una stima per difetto di 100 partecipanti a evento, possiamo conteggiare un minimo di 10.000 partecipanti in tutta Italia, sparsi nei 112 eventi organizzati in contemporanea in 19 regioni italiane. Tra questi, in alcune località del nord non è stato possibile fare osservazioni dirette del cielo a causa del maltempo, ma anche in questi casi il pubblico ha potuto partecipare ad altre attività organizzate in onore del <em>Signore degli anelli</em>.”</p>
<p>Tra le molte iniziative, sorprende la grande fantasia dimostrata dalle organizzazioni locali, costituite da astrofili, ricercatori, o semplici appassionati di astronomia e scienza, che hanno realizzato un programma di proposte molto variegate, dalla grande serata di apertura del Museo Astronomico o Scientifico, all’organizzazione di un festoso <strong>Saturno Party</strong> con osservazioni in diretta ai telescopi, fino a conferenze inedite che hanno permesso di parlare di Saturno non solo dal punto di vista scientifico ma legando il pianeta ad arte, fantascienza e storia. Il tutto con la collaborazione dell&#8217;<strong>INAF</strong> che adottando l&#8217;iniziativa in ben 4 sedi, ha anche partecipato al coordinamento nazionale dell&#8217;evento con l&#8217;<strong>Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali</strong> di Roma,  realizzando inoltre per l&#8217;occasione sia collegamenti web tra le sedi, che fornendo materiali come brochure, poster, interviste e altri contenuti.</p>
<p>Molto interessante infine,  la scelta di proporre delle dirette online che hanno permesso a Saturno di “raggiungere” le località dove il cielo coperto impediva l’osservazione diretta. Le immagini astronomiche dei telescopi e altri video girati nelle manifestazioni locali sono stati infatti trasmessi in diretta (e verranno ulteriormente <a href="http://www.occhisusaturno.it/live/">diffusi in questa pagina</a> nei prossimi giorni) tramite il sito <a href="http://www.occhisusaturno.it">http://www.occhisusaturno.it.</a> Tra queste, le immagini in diretta da Palermo, <strong>dal telescopio C14 dell’Osservatorio Astronomico di Palermo dell’INAF</strong>, e dal <strong>Virtual Telescope del Planetario di Roma</strong> (che per l’occasione ha anche realizzato una diretta streaming con il portale <a href="http://www.ansa.it/scienza/" target="_blank">Scienza e Tecnica dell&#8217;ANSA</a>).</p>
<div id="attachment_35323" class="wp-caption aligncenter" style="width: 674px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/2013occhisusaturno-media.jpg"><img class="size-large wp-image-35323" alt="A sinistra, le pagine web di Repubblica e Focus del 18 maggio, con OcchiSuSaturno. A destra il sito ANSA con la diretta streaming dal Planetario di Roma, di Enrica Battifoglia (ANSA) e Gianluca Masi (VIrtual Telescope)." src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/2013occhisusaturno-media-664x301.jpg" width="664" height="301" /></a><p class="wp-caption-text">A sinistra, le pagine web di Repubblica e Focus del 18 maggio, con OcchiSuSaturno. A destra il sito ANSA con la diretta streaming dal Planetario di Roma, di Enrica Battifoglia (ANSA) e Gianluca Masi (VIrtual Telescope).</p></div>
<p>Per quanto riguarda le iniziative a a cui INAF ha partecipato in tutta Italia (presentate nel video più in basso), il percorso inizia a Roma, dove l’INAF-IAPS<strong> </strong>ha copartecipato ad alcune iniziative locali. La giornata è iniziata nella mattinata, presso il <strong>Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università di Roma Tre</strong>, con la conferenza di presentazione di <strong>LazioStellato</strong> il nuovo organismo di coordinamento per il controllo dell’inquinamento luminoso della capitale e della regione, costituito dalle associazioni di astrofili, gli osservatori astronomici del Lazio, dall’UAI, dal Parco delle Stelle e da altri soggetti. Nel tardo pomeriggio, <strong>Roma Tre</strong> si è trasformata nel palcoscenico gioioso di un Saturno Party, in cui i telescopi messi a disposizione dall’Università e dagli appassionati di astronomia, hanno permesso a circa 150 persone di osservare in diretta Saturno. Tra le varie attività della serata, si segnala la Crociera Planetaria dell’associazione <strong>McQuadro</strong>, in cui i visitatori hanno viaggiato con l&#8217;immaginazione a bordo di un’astronave che li ha guidati alla scoperta di stelle e pianeti lontani.<br />
Anche il <strong>Planetario di Roma</strong> è stato un grande protagonista della serata romana organizzata in concomitanza con la Notte dei Musei, ospitando una folla di diverse centinaia di persone attirate dall’osservazione del pianeta Saturno, le cui immagini in diretta sono state proiettate su un maxischermo. Per scoprire ed esplorare in prima persona il protagonista della serata, i suoi anelli e le sue lune, il programma ha previsto alcuni spettacoli sotto la cupola del Planetario ma anche alcune postazioni multimediali interattive, dedicate alle ultime scoperte scientifiche riguardanti il pianeta. Infine, il pubblico ha potuto assistere alla conferenza di<strong> Enrico Flamini, dell’ASI,</strong> che ha raccontato la sua personale avventura di “Esploratore di Saturno”, grazie al suo fondamentale ruolo nella missione NASA-ESA-ASI Cassini-Huygens.<br />
Infine, alle porte di Roma, presso l’<strong>Osservatorio Astronomico “Franco Fuligni”</strong> di Rocca di Papa, circa 150 persone, oltre ad osservare Saturno al telescopio,  hanno potuto visitare la mostra fotografica “Cassini esplora Saturno” e assistere alle conferenze sul tema tenute da <strong>Gianrico Filacchione, dell&#8217;INAF-IAPS</strong>.</p>
<p>Ma come preannunciato, INAF ha partecipato a OcchiSuSaturno organizzando eventi in altre tre sedi sparse in tutta Italia. A Cagliari, il cielo sopra il <strong>Parco di Monte Claro</strong> si è miracolosamente aperto dopo la conferenza iniziale, permettendo ai circa 100 ospiti di assistere al programma della serata organizzato dall’<strong>INAF-Osservatorio Astronomico di Cagliar</strong>i in collaborazione con la <strong>Biblioteca Provinciale</strong> e l’<strong>Associazione Astrofili Sardi.</strong> A Palermo, l&#8217;<strong>INAF &#8211; Osservatorio Astronomico di Palermo</strong>, il <strong>Piano Lauree Scientifiche</strong> e <strong> l&#8217;Associazione PALERMOSCIENZA</strong> hanno ospitato un pubblico di diverse centinaia di persone presso il “<strong>Centro per la Scienza di Palermo</strong>”, inaugurato lo scorso 9 aprile. Tra le varie iniziative, si è distinta la visita alla mostra permanente del nuovo Centro, completata  da una esposizione di meteoriti dell&#8217;<strong>Associazione Planetaria.</strong>  Si segnala infine la collaborazione della testata scientifica online <strong>TvSpace</strong>, che ha realizzato un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Og2IN4jLt14">video dell&#8217;evento</a>.  Più sfortunata Bologna, dove il  cielo è rimasto coperto sopra la sede dell’<strong>INAF-Osservatorio Astronomico di Bologna</strong> per quasi tutta la serata, con l’eccezione di qualche brevissimo istante che ha permesso poche fugaci osservazioni. I circa 200 visitatori hanno potuto comunque assistere a una interessante serie di conferenze dedicate a Saturno, tra scienza, storia e arte.</p>
<p>La conclusione condivisa dalle migliaia di persone che hanno avuto la fortuna di avvicinare l&#8217;occhio a un oculare è la sorpresa e l’apprezzamento per questo pianeta, folgorante anche se osservato con un piccolo telescopio.<br />
Per continuare a diffondere questa passione del cielo, molte associazioni (in particolare quelle sfavorite dal brutto tempo) si sono dichiarate disponibili per ripetere le osservazioni pubbliche e invitano il pubblico interessato a chiedere loro informazioni (facendo riferimento agli eventi di <a href="http://www.occhisusaturno.it/eventi-2013/">questa pagina</a>). In attesa, ovviamente, del prossimo appuntamento OcchiSuSaturno 2014, a cui INAF  non potrà mancare.</p>
<p><strong>Occhi Su Saturno</strong> è un’iniziativa dell’<a href="http://www.astroperinaldo.it/" target="_blank">Associazione Stellaria di Perinaldo</a> (IM), con cui collabora l’<a href="http://www.iaps.inaf.it/" target="_blank">INAF-IAPS di Roma</a>, con il patrocinio della <a href="http://www.sait.it/" target="_blank">SAIt</a>, della <a href="http://www.uai.it/" target="_blank">UAI</a>, dell’<a href="http://www.eanweb.com/" target="_blank">EAN</a>, dell’<a href="http://www.inaf.it/" target="_blank">INAF</a> e dell’<a href="http://www.asi.it/" target="_blank">ASI</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe width="500" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/bkzF7fE1q3s?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<item>
		<title>Primavera d&#8217;asteroidi</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 14:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Malaspina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/20/asteroidi-esrin-1998-qe2-neo/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/Asteroid-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="Crediti per l&#039;immagine: Emily Lakdawalla (Planetary Society Blogger)" /></a>Dopo l’uno-due del febbraio scorso, per il 31 maggio è atteso il passaggio (assai distante, a dire il vero) d’una pietra da 2.7 km. Intanto, fa sapere la NASA, s'è registrato sulla Luna un impatto da record. E s'inaugura a Frascati il centro ESA per il controllo dei Near-Earth Objects.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_35322" class="wp-caption alignleft" style="width: 307px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/Asteroid.jpg"><img class="size-medium wp-image-35322" alt="Crediti per l'immagine: Emily Lakdawalla (Planetary Society Blogger)" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/Asteroid-297x340.jpg" width="297" height="340" /></a><p class="wp-caption-text">Crediti per l&#8217;immagine: Emily Lakdawalla (Planetary Society Blogger)</p></div>
<p>Ci risiamo, un altro asteroide s’accinge a passare nei pressi della Terra. L’appuntamento è per le undici di sera (ora italiana) di <strong>venerdì 31 maggio</strong>. Il verbo “sfiorare”, diciamolo subito, in questo caso sarebbe quanto mai fuori luogo: la distanza minima alla quale <strong>1998 QE2</strong> – così è stato battezzato il pietrone volante – verrà a trovarsi rispetto al nostro pianeta è stata infatti calcolata in 5.8 milioni di chilometri. Come dire, 15 volte la distanza fra la Terra e la Luna.</p>
<p>Insomma, se non fosse per un pizzico di scaramanzia dovuto all’<a href="http://www.media.inaf.it/2013/02/15/russia-piovono-meteoriti/">incredibile coincidenza del 15 febbraio scorso</a>, quando a distanza di poche ore ben <i>due</i> pietre volanti – rispetto all’<i>una</i> prevista – hanno fatto visita al nostro pianeta, verrebbe da dire che non c’è proprio nulla di cui preoccuparsi. È vero che 1998 QE2 è relativamente grande, circa 2.7 chilometri, ma la distanza dalla Terra è tale che l’unico cruccio degli astronomi sarà quello di riuscire a osservarlo al meglio. Dalla NASA fanno sapere che le enormi antenne radio di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Goldstone_Deep_Space_Communications_Complex">Goldstone</a> e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arecibo_Observatory">Arecibo</a> sono già pronte a entrare in azione, e la speranza è di riuscire a cogliere dettagli della superficie dell’asteroide di appena 3-4 metri.</p>
<h4>Gragnuola su Marte, impatto record sulla Luna</h4>
<p>Meno tranquilla appare la situazione, rimanendo sempre in tema d’impatti celesti, per due dei nostri vicini: la Luna e Marte. Partiamo da quest’ultimo. È di questi giorni <a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/17/duecento-meteoriti-marte/">la notizia</a> che, analizzando le immagini raccolte dallo strumento HiRISE (High Resolution Imaging Science Experiment) a bordo della sonda NASA Mars Reconnaissance Orbiter, gli scienziati sono giunti a calcolare i bombardamenti subiti dal pianeta rosso: fra asteroidi e frammenti di comete, <strong>oltre 200 all’anno</strong>. E parliamo di bombardamenti consistenti, tali da lasciare sul terreno crateri di almeno quattro metri di diametro.</p>
<p>Altrettanto martoriato appare il nostro satellite, sprovvisto come e più di Marte di quel giubbotto antimeteoriti naturale rappresentato da una densa atmosfera. Risale ad appena qualche settimana fa la registrazione d&#8217;un impatto da record sul suolo della Luna. «Il 17 marzo 2013 un oggetto delle dimensioni di un piccolo macigno ha colpito la superficie lunare nel Mare Imbrium», ha annunciato nei giorni scorsi <strong>Bill Cooke</strong>, del <i>Meteoroid Environment Office</i> della NASA. «È esploso in un lampo dieci volte più brillante di qualsiasi cosa abbiamo mai visto prima». Talmente brillante che chiunque stesse osservando la Luna al momento dell’impatto, anche a occhio nudo avrebbe potuto cogliere i bagliori dell’esplosione, pari per luminosità a una stella di quarta magnitudine.</p>
<h4>In Italia il centro europeo di controllo</h4>
<p>Oltre alla protezione d’una generosa atmosfera, il nostro pianeta può avvalersi d&#8217;un monitoraggio sempre più puntuale delle pietre volanti potenzialmente più pericolose, i cosiddetti NEO (<i>Near-Earth Objects</i>). E se fino a oggi a farla da padroni, in questo campo, sono stati gli Stati Uniti – con all’attivo il 98% dei NEO scoperti e un budget dedicato all’allerta precoce salito, nel 2012, da 6 a 20 milioni di dollari – il ruolo dell’Europa è destinato ad aumentare. S’inaugura infatti proprio in questi giorni, <strong>mercoledì 22 maggio</strong>, in Italia (a Frascati, presso la sede ESA di ESRIN) il <a href="http://www.esa.int/Our_Activities/Operations/Near-Earth_Objects_-_NEO_Segment" target="_blank">Near-Earth Object Coordination Centre</a> (NEO-CC) dell’Agenzia Spaziale Europea: un centro di coordinamento dove verranno raccolti i dati provenienti da tutti i sistemi europei, già esistenti e futuri, per il monitoraggio di asteroidi e comete con orbite vicine a quella della Terra.</p>
<p><strong>Guarda il servizio video di Marco Galliani su INAF-TV:</strong></p>
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		<title>A Napoli, astronomia per tutti</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 14:39:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Fulco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[Per le scuole]]></category>
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		<category><![CDATA[Città della scienza]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/20/a-napoli-astronomia-per-tutti/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-2013-05-20-alle-16.37.54-150x150.png" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="OAC" /></a>Ecco il calendario degli eventi INAF aperti al pubblico, da qui a fine mese, presso l'Osservatorio di Capodimonte e Città della Scienza. Dal museo degli strumenti astronomici alle visite al planetario, passando per i laboratori dedicati alla fisica.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Dal 16.05.2013 al 30.05.2013</b></p><p><img class="alignleft size-medium wp-image-35354" alt="OAC" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-2013-05-20-alle-16.37.54-340x210.png" width="340" height="210" />Dopo la conferenza del 16 maggio scorso su “<a href="http://www.youtube.com/watch?v=FDmvOpfDjfo" target="_blank">Le comete: viandanti nel cielo</a>”, tenuta della planetologa Elena Mazzotta Epifani, ecco i prossimi appuntamenti aperti al pubblico organizzati dall&#8217;INAF &#8211; Osservatorio di Capodimonte.</p>
<p>Venerdì <b>24 maggio,</b> alle ore 20:30, Mauro Gargano accompagnerà i visitatori nel Museo degli Strumenti Astronomici, dove terrà una conversazione dedicata a Niccolò Copernico,  il padre dell’eliocentrismo, nel giorno in cui ricorre la sua morte. In via eccezionale sarà esposta la prima edizione del <em>De Revolutionibus Orbium Coelestium</em>, con le correzioni applicate dalla Santa Inquisizione. La serata proseguirà con le osservazioni di Saturno e un petit buffet. Ingresso limitato a sole 50 persone. <a href="http://www.na.astro.it/oacweb/oacweb_eventi/documenti/copernico_day.pdf" target="_blank">Qui il programma</a>.</p>
<p><span style="color: #333333;">Domenica </span><b style="color: #333333;">26 maggio, </b><span style="color: #333333;">a Città della Scienza, si terrà &#8220;<a href="http://www.cittadellascienza.it/notizie/passione-fisica/" target="_blank">Passione Fisica: mostre laboratori spettacoli</a>&#8220;, una manifestazione dedicata alla fisica. Fra le attività della giornata, le osservazioni del Sole e i laboratori “Giochiamo con l’astronomia”, a cura di Amata Mercurio e Maria Teresa Fulco dell’INAF &#8211; Osservatorio di Capodimonte. Saranno disponibili telescopi per le osservazioni del Sole e verranno realizzati laboratori di astronomia  per i più piccini. La </span>giornata sarà all’insegna del divertimento e della creatività, tra gli affascinanti e curiosi fenomeni della fisica. Per il pubblico che vorrà portarsi a casa l’esperimento che si è costruito, ci sarà il <em>take-away</em> della scienza; chi ama i grandi classici, potrà visitare la mostra interattiva I giochi di Einstein; per chi preferirà saperne qualcosa di più sulla particella di Dio, un seminario racconterà gli ultimi vent’anni di ricerca; chi pensa che il Sole è il nostro incorruttibile astro, potrà osservarne le macchie al telescopio; chi ama gli spettacoli teatrali all’aperto, assisterà alla narrazione della scoperta che valse il Nobel a Fermi. Studenti universitari e giovani ricercatori di fisica dell’INFN di Napoli, dell’INAF, dell’Università Federico II, dell’AIF Napoli  animeranno la domenica e saranno, insieme al pubblico, i protagonisti della giornata, capaci di renderla un’esperienza straordinaria suscitando la passione e la curiosità di grandi e piccini.</p>
<p>Infine, giovedì <b>30 maggio</b>, a partire dalle ore 18:00, l’Osservatorio di Capodimonte ha organizzato una manifestazione di beneficenza in favore delle associazioni <a href="http://www.fieradellasolidarieta.org/Obiettivi/associazione-lemuseper-loro/" target="_blank">Lemuseper-l&#8217;oro</a> e <a href="http://addapassanuttata.3owl.com/" target="_blank">Adda passà a&#8217; nuttata</a>. “La serata è ricca ed articolata” dicono le organizzatrici Amata Mercurio e Maria Teresa Fulco. “Si inizia con le visite al Planetario da 50 posti e al Museo degli Strumenti Astronomici, si prosegue con un concerto di musica a cura dell’Orchestra Bandita Sbandata; seguirà la visione del cartone animato <a href="http://www.media.inaf.it/2013/01/07/giga-stick-nella-via-lattea/" target="_blank">Giga e Stick alla scoperta del Cosmo</a> e, infine, le osservazioni ai telescopi di Saturno. La serata vedrà la partecipazione straordinaria dell’attore di un Posto al Sole Riccardo Polizzy Carbonelli”. Per saperne di più, <a href="http://www.na.astro.it/oacweb/oacweb_eventi/documenti/serata_amata_locandina.pdf" target="_blank">consulta la pagina web dedicata all&#8217;evento</a>.</p>
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