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	<title>MEDIA INAF &#187; Immagini dal sistema solare</title>
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	<description>Il notiziario online dell&#039;Istituto Nazionale di Astrofisica</description>
	<lastBuildDate>Wed, 19 Jun 2013 17:30:49 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>L&#8217;anello D a stelle e strisce</title>
		<link>http://www.media.inaf.it/2013/06/17/lanello-d-a-stelle-e-strisce/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 10:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Giacomini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immagini dal sistema solare]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cassini-Huygens]]></category>
		<category><![CDATA[Fototeca]]></category>
		<category><![CDATA[iaps-roma]]></category>
		<category><![CDATA[Saturno]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/06/17/lanello-d-a-stelle-e-strisce/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/06/iow94-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="Una recente immagine degli anelli C e D di Saturno scattata da Cassini. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute" /></a>Come riuscire a fotografare il fioco anello D di Saturno? La sonda Cassini ci è riuscita con questa immagine scattata ad Aprile, realizzata mentre la sonda e il pianeta ruotavano in sincronia l'uno con l'altra. Le righe lasciate dalle stelle rivelano il lungo tempo di esposizione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si potrebbe dire che la scienza si nasconde nei dettagli. Lo dimostra questa recente immagine realizzata dalla sonda Cassini di uno degli anelli più flebili del pianeta Saturno, in cui i protagonisti sono le opalescenti particelle che formano il fantomatico anello D, ma anche alcuni segni verticali che rigano in modo parallelo e a prima vista misterioso la struttura. Dei segni dall’apparenza innocua, ma la cui esistenza può essere spiegata solo comprendendo a fondo come l’immagine sia stata realizzata.</p>
<div id="attachment_36218" class="wp-caption aligncenter" style="width: 674px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/06/iow94.jpg"><img class="size-large wp-image-36218" alt="Una recente immagine degli anelli C e D di Saturno scattata da Cassini. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/06/iow94-664x664.jpg" width="664" height="664" /></a><p class="wp-caption-text">Una recente immagine degli anelli C e D di Saturno scattata da Cassini. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute</p></div>
<p>Per tutti quelli che non riescono a immaginare altra spiegazione che dei pixel difettosi nella camera, iniziamo con il dire che l’immagine è stata catturata il 2 aprile 2013, mentre la Cassini distava 510000 Km da Saturno e puntava la sua <strong>Narrow Angle Camera</strong>, perfettamente funzionante, verso la parte illuminata degli anelli del pianeta, inquadrandoli da circa 8 gradi al di sopra del loro piano. Nella scala dell’immagine, ogni pixel mostra oggetti di circa 3km. Le strutture ben riconoscibili dell’immagine sono due degli anelli del pianeta, l’anello C (la striscia più luminosa sulla sinistra) e il fiochissimo e quasi invisibile anello D (sulla destra),  il più misterioso tra quelli che circondano Saturno.</p>
<p>L’anello D è il più interno del sistema che circonda il pianeta ed è etremamente tenue  in termini di luminosità. Ha una forma irregolare che cambia continuamente nel tempo, in cui sono visibili gli effetti di urti interni e altri fenomeni gravitazionali.  La struttura assume le sembianze di una spirale corrugata in verticale, come la superficie del mare increspata da onde a ritmo crescente, che gli scienziati tengono d’occhio e continuano a <a href="http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog/PIA08325">studiare in  dettaglio</a>. Una struttura dai meccanismi fisici interessanti ma che, nella sua complessità, non permette di spiegare in alcun modo le strane righe parallele osservabili nell’immagine.</p>
<p>Spiegare queste misteriose presenze è molto più semplice di quanto non sembri e basta una semplice analogia con la vita quotidiana. Per questo, basta ricordare l’ultima volta in cui si è tentato di fotografare di sera e quanto, in queste situazioni, il soggetto debba rimanere molto più fermo che d’abitudine. Il motivo è che, in condizioni di poca illuminazione, è necessario realizzare delle immagini a lunga esposizione per raccogliere il più luce possibile dal soggetto.</p>
<p>Esattamente la situazione del fioco Anello D, inquadrato dalla camera della Cassini per tempi sufficientemente lunghi da poter catturare la poca luce emessa dalle sue particelle. Ovviamente, perché l’immagine non risultasse mossa, la sonda Cassini e il pianeta Saturno sono dovuti rimanere immobili uno rispetto all’altro durante la realizzazione della foto stessa, muovendosi quindi in modo sincronizzato.</p>
<p>A questo punto risulta chiaro che i misteriosi segni verticali che rigano l’immagine altro non sono che le strisce lasciate sulla fotografia dalle stelle sul fondo del cielo che si intravedono tra la polvere dell’anello, e che risultano apparentemente in moto rispetto al sistema formato dalla camera con il pianeta. Insomma, una prova tangibile delle mille difficoltà incontrate e superate nel realizzare una “semplice” immagine spaziale.</p>
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		<title>Violente inondazioni nel passato di Marte</title>
		<link>http://www.media.inaf.it/2013/06/10/violente-inondazioni-nel-passato-di-marte/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2013 12:09:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Giacomini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immagini dal sistema solare]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Esa]]></category>
		<category><![CDATA[Fototeca]]></category>
		<category><![CDATA[iaps-roma]]></category>
		<category><![CDATA[Kasei valles]]></category>
		<category><![CDATA[Mars Express]]></category>
		<category><![CDATA[Marte]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/06/10/violente-inondazioni-nel-passato-di-marte/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/06/iow93-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="Le Kasei Valles su Marte fotografate recentemente da mars express.  Crediti: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)" /></a>Il ritratto ad alta risoluzione di Mars Express della Kasei Valles, un canale ormai asciutto sulla superficie di Marte, e della sua travagliata storia. Le immagini suggeriscono molte e violente inondazioni, legate in modo stretto all’attività tettonica e vulcanica della vicina regione Tharsis.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un antico canale scavato da violenti allagamenti che ne hanno segnato e modellato le forme. Parliamo della spettacolare <strong>Kasei Valles</strong>, uno dei sistemi di canali ormai asciutti più impressionanti del pianeta Marte, con oltre 3000 Km di estensione e 3 di dislivello. Oggi, nel ritratto ad altissima risoluzione della missione ESA Mars Express.</p>
<div id="attachment_36033" class="wp-caption aligncenter" style="width: 674px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/06/iow93.jpg"><img class="size-large wp-image-36033" alt="Le Kasei Valles su Marte fotografate recentemente da mars express.  Crediti: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/06/iow93-664x429.jpg" width="664" height="429" /></a><p class="wp-caption-text">Le Kasei Valles su Marte fotografate recentemente da Mars Express. Crediti: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)</p></div>
<p>L’immagine è uno dei più recenti risultati scientifici pubblicati in occasione del 10°anniversario del lancio della sonda europea Mars Express, (vedi <a href="http://www.media.inaf.it/2013/06/03/buon-compleanno-mars-express/">questo articolo pubblicato su Media INAF</a>).</p>
<p>La zona di circa 1,55 milioni di chilometri quadrati, è stata fotografata componendo 67 scatti della Stereo Camera ad alta risoluzione, coprendo una superficie di circa 987 Km di altezza (da nord a sud) e di 1550 km di larghezza da est a ovest.</p>
<div id="attachment_36053" class="wp-caption alignleft" style="width: 350px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/06/iow93-b.jpg"><img class="size-medium wp-image-36053" alt="La topografia della zona, Crediti: NASA MGS MOLA Science Team" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/06/iow93-b-340x222.jpg" width="340" height="222" /></a><p class="wp-caption-text">La topografia della zona, Crediti: NASA MGS MOLA Science Team</p></div>
<p>La topografia di questa zona, realizzata  grazie alle immagini e alle mappe prodotte in questi ultimi anni,  traccia il ritratto di un antico fiume che riserva molte sorprese nel suo percorso e nella sua travagliata storia. Analizzando la mappa topografica (cliccare sulla mappa per un ingrandimento) ci si rende facilmente conto che il canale doveva prendere origine vicino alla <strong>Valles Marineris</strong> (oltre il bordo inferiore della mappa) e dopo un lungo tragitto, riversarsi nelle vaste pianure  della <strong>Chryse Planitia</strong> (oltre il bordo destro). Lungo il suo accidentato percorso, il fiume si divide in due rami che abbracciano un&#8217;isola denominata <strong>Sacra Mensa</strong> che si innalza oltre 2 km sul letto del canale. Sul fondo, sono visibili alcuni crateri più o meno erosi dalla forza della corrente. Il più grande e facilmente identificabile è Sharanov, un cratere largo oltre 100 km, ancora parzialmente intatto sul fondo del fiume e contornato da diverse e suggestive strutture formate dalle correnti violente che aggirano gli ostacoli trovati sul loro passaggio.  Sempre sul letto, sono inoltre visibili dei piccoli crateri dalla caratteristica forma allungata che finisce in una coda, ad indicare che queste strutture devono essersi formate in eventi di impatto avvenuti nella zona già allagata.</p>
<p>Le immagini suggeriscono una storia di molte e violente inondazioni, legate in modo stretto all’attività tettonica e vulcanica della vicina regione Tharsis,  datata oltre 3 miliardi di anni fa. Sotto la spinta di queste immense forze, la superficie del pianeta a varie riprese deve essere stata come &#8220;strappata&#8221;, facendo fuoriscire in modo violento dal sottosuolo il liquido fangoso. Durante i numerosi episodi di allagamento che sembrano aver segnato la storia di questa zona, devono essere state generate le fratture impressionanti visibili in queste immagini. Lo scioglimento di ghiacci e neve causato dall&#8217;attività vulcanica del pianeta sembra aver inoltre contribuito a rifornire questo fiume ormai secco, modellando ulteriormente l&#8217;impressionante sistema di canali.</p>
<p><strong>Per saperne di più:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.esa.int/Our_Activities/Space_Science/Mars_Express/Ten_years_at_Mars_new_global_views_plot_the_Red_Planet_s_history">I risultati dei dieci anni di attività della sonda Mars Express</a></li>
</ul>
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		</item>
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		<title>Schianto in diretta per Ebb e Flow</title>
		<link>http://www.media.inaf.it/2013/06/03/schianto-in-diretta-per-ebb-e-flow/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 10:55:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Giacomini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immagini dal sistema solare]]></category>
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		<category><![CDATA[iaps-roma]]></category>
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		<category><![CDATA[Luna]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/06/03/schianto-in-diretta-per-ebb-e-flow/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/06/iow92-150x150.gif" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="Le immagini pre e post impatto realizzate dalla LROC per GRAIL A e GRAIL B. Crediti: NASA/GSFC/Arizona State University" /></a>Le immagini dell'impatto delle due sonde GRAIL sul suolo lunare, riprese dalla Lunar Reconnaissance Orbiter a dicembre 2012. I team delle due missioni hanno dovuto compiere un piccolo miracolo per far incrociare i tragitti delle tre sonde e riprendere i due impatti. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune scompaiono nel silenzio, finendo l’energia e allontanandosi nello spazio per sempre. Molte vivono una vita più lunga del previsto, prolungata fino a sfruttare l&#8217;ultima goccia di carburante disponibile. Altre infine vengono fatte esplodere intenzionalmente contro la superficie del corpo celeste che osservavano, in una specie di abbraccio scientifico che produce dati e osservazioni mozzafiato. In ogni caso, solo molto, molto raramente, accade di avere una immagine che immortala la fine gloriosa di una missione interplanetaria.<br />
E’ il fortunato caso delle due sonde GRAIL, per gli amici Ebb e Flow, i cui dati e le cui scoperte sui misteri della strana gravità lunare <a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/30/le-masse-nascoste-della-luna/">sono in pubblicazione in questi giorni</a>. Grazie a uno sforzo non indifferente per riprogrammare le orbite della missione, gli ultimi istanti delle due sorelline GRAIL sonde stati ripresi dalla versatile e onnipresente sonda LRO che dall&#8217;alto della sua orbita, osservava la scena.</p>
<div id="attachment_35818" class="wp-caption aligncenter" style="width: 674px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/06/iow92.gif"><img class="size-large wp-image-35818" alt="Le immagini pre e post impatto realizzate dalla LROC per GRAIL A e GRAIL B. Crediti: NASA/GSFC/Arizona State University" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/06/iow92-664x330.gif" width="664" height="330" /></a><p class="wp-caption-text">Le immagini pre e post impatto realizzate dalla LROC per GRAIL A e GRAIL B. Crediti: NASA/GSFC/Arizona State University</p></div>
<p>Tutta è accaduto il giorno 17 dicembre 2012 quando le due sonde GRAIL (<strong>Gravity Recovery and Interior Laboratory</strong>), al completamento della loro missione, sono state fatte precitare vicino al polo nord della Luna. L&#8217;evento è raccontato in <a href="http://www.media.inaf.it/2013/01/11/a-un-soffio-dalla-luna/">questo articolo di Media INAF </a>dove è anche visibile un filmato che mostra le ultime emozionanti immagini girate dagli strumenti di bordo delle due sonde. A osservare la scena una terza sonda della NASA, la <strong>Lunar Reconnaissance Orbiter</strong>, che ha potuto realizzare <strong>l&#8217;animazione</strong> qui sopra (cliccare sull&#8217;immagine per visualizzare l&#8217;animazione) grazie alla camera LROC (<strong>Lunar Reconnaissance Orbiter Camera</strong>) ed effetuare delle misure al momento dell&#8217;impatto con lo strumento LAMP (<strong>Lyman Alpha Mapping Projec</strong>t), puntato verso il suolo lunare.</p>
<p>La realizzazione di queste osservazioni non è stata semplice come potrebbe sembrare: innanzitutto visto il breve preavviso con cui è stato determinato il luogo di impatto delle due sonde, per poter sfruttare fino all&#8217;ultima goccia di carburante. I team delle due missioni hanno dovuto compiere un piccolo miracolo e grazie a una serie di aggiustamenti e riprogrammazioni dell’orbita, far magicamente incrociare i tragitti delle tre sonde per riuscire a riprendere i due impatti avvenuti a una distanza di 2,2 Km e a 30 secondi l&#8217;uno dall&#8217;altro. La difficoltà dell&#8217;impresa è aumentata dalle minuscole dimensioni dei crateri generati: Ebb e Flow erano della dimensione di due lavatrici di circa 200 kg ciascuna al momento dell’impatto, portando alla formazione di due crateri di appena 4, massimo 6 metri di diametro, appena visibili nel campo di vista della camera (vedi l&#8217;immagine originale qui sotto prodotta dalla LROC, in cui i due crateri risultano quasi invisibili).</p>
<div id="attachment_35859" class="wp-caption aligncenter" style="width: 674px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/06/iow92b.jpg"><img class="size-large wp-image-35859" alt="Crediti: NASA/GSFC/Arizona State University" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/06/iow92b-664x461.jpg" width="664" height="461" /></a><p class="wp-caption-text">Crediti: NASA/GSFC/Arizona State University</p></div>
<p>Oltre alle immagini che immortalano il momento dell&#8217;impatto, LRO ha potuto anche effettuare delle misure di tipo diverso. Dalle riprese post impatto risultano infatti evidenti le nubi di polvere e detriti scuri sollevati nello schianto di Ebb e Flow sul suolo lunare. Nelle immagini della camera, le nubi hanno un aspetto più scuro del suolo lunare circostante,a causa della dispersione sulla superficie dei materiali di cui le due sonde erano fatte. Sfruttando l&#8217;evento, la sonda LRO ha potuto utilizzare lo strumento LAMP uno spettrografo che lavora nell&#8217;ultravioletto, per studiare le nubi di polvere e gas sollevate negli impatti, fornendo dati aggiuntivi sulla composizione dei substrati della crosta lunare venuti alla luce durante l&#8217;evento. In questo <a href="http://www.nasa.gov/mission_pages/LRO/news/grail-results.html">filmato</a>, una ricostruzione delle orbite finali e il campo di vista dello strumento utilizzato per monitorare la superficie sottostante.</p>
<p><strong>Per saperne di più:</strong></p>
<ul>
<li>Il <a href="http://www.nasa.gov/mission_pages/grail/main/index.html">sito della missione GRAIL</a></li>
<li>Il <a href="http://www.nasa.gov/mission_pages/LRO/news/grail-results.html">sito della missione LRO</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Curiosity, say cheese&#8230;</title>
		<link>http://www.media.inaf.it/2013/05/27/curiosity-say-cheese/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 May 2013 09:36:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Giacomini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immagini dal sistema solare]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosity]]></category>
		<category><![CDATA[Fototeca]]></category>
		<category><![CDATA[iaps-roma]]></category>
		<category><![CDATA[MAHLI]]></category>
		<category><![CDATA[Marte]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/27/curiosity-say-cheese/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/iow91-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="Autoscatto del rover Curiosity realizzato da Febbraio a Maggio 2013. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS" /></a>Il lungo e laborioso lavoro dietro a un "semplice autoscatto da Marte" realizzato dal rover della NASA nel sito John Klein. Il mosaico è  composto dalla sovrapposizione parziale di 67 singoli scatti. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Esattamente come i turisti che amano fotografarsi nei luoghi visitati durante la vacanza, Curiosity, sopraggiunto al sito John Klein e compiute le sue operazioni di scavo, deve aver pensato che quello poteva essere un ottimo posto e un ottimo momento per scattare una foto ricordo. Immaginiamo che il piccolo rover si sia fermato un attimo, si sia guardato intorno tra le rocce rossastre dove ha appena finito di scavare, e infine abbia steso il suo lungo braccio robotico per sfoderare la camera MAHLI e scattare questa preziosa foto.  In realtà l’assenza del braccio robotico dall’inquadratura dovebbe farci  presagire che le cose siano state molto più lunghe e complesse di quello che a prima vista possono sembrare.</p>
<div id="attachment_35579" class="wp-caption aligncenter" style="width: 472px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/iow91.jpg"><img class="size-large wp-image-35579 " alt="Autoscatto del rover Curiosity realizzato da Febbraio a Maggio 2013. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/iow91-462x664.jpg" width="462" height="664" /></a><p class="wp-caption-text">Autoscatto del rover Curiosity realizzato da Febbraio a Maggio 2013. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS</p></div>
<p>In effetti, ci sono voluti oltre 4 mesi e molto lavoro per realizzare la foto ricordo qui sopra. L’immagine è stata scattata nel sito John Klein della Yellowknife Bay principalmente il giorno 3 febbraio 2013, al 177esimo giorno marziano della missione (sol 177, in gergo spaziale) mentre il rover compiva le operazioni di preparazione per i primi scavi. Per comporre il mosaico, ci  sono volute ben 64 immagini singole scattate a febbraio a cui è stato necessario sommare altri 3 scatti realizzati il 10 maggio scorso (sol 270) per aggiornare il panorama dell&#8217;area circostante al rover. Zoomando nell’angolo a sinistra in basso sono infatti perfettamente visibili i segni degli scavi che Curiosity ha compiuto nei mesi di permanenza. L&#8217;atmosfera sospesa, silenziosa e in qualche modo simile a quella terrestre, è quella in cui dobbiamo immaginarci siano stati realizzati i test e gli esperimenti di cui si è tanto parlato nei mesi scorsi (<a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/21/curiosity-scava-marte/">leggi questo articolo</a>).</p>
<div id="attachment_35575" class="wp-caption alignleft" style="width: 328px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/iow91-b.jpg"><img class="size-medium wp-image-35575" alt="I 64 scatti della camera MAHLI utilizzati per realizzare l'immagine precedente. Crediti: NASA / JPL / MSSS / Emily Lakdawalla" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/iow91-b-318x340.jpg" width="318" height="340" /></a><p class="wp-caption-text">I 64 scatti della camera MAHLI utilizzati per realizzare l&#8217;immagine precedente. Crediti: NASA / JPL / MSSS / Emily Lakdawalla</p></div>
<p>Questo, che sembra il risultato del semplice clic di una macchina fotografica in un momento di pausa,  è in realtà il frutto di una lunga e complessa sequenza di lavoro. Il mosaico è infatti composto dalla sovrapposizione parziale delle 64 + 3 foto individuali visibili separatamente nel collage qui a fianco. Il confronto tra le due immagini sottolinea il duro lavoro, anche di composizione e grafica, necessario da parte del team della missione per realizzare quella che sembra una semplice immagine. Ma mette anche in evidenza il lavoro del piccolo robot terrestre che per un singolo autoscatto deve compiere una lunga danza fatta di una complessa e predefinita sequenza di movimenti del braccio e della camera (visibile nel filmato qui sotto), in cui il rover stesso rimane praticamente immobile mentre la telecamera e il braccio si muovono intorno a lui creando una serie di inquadrature diverse. Questa procedura permette anche di tagliare completamente il braccio che tiene la telecamera (ben visibile in <strong><a href="http://www.jpl.nasa.gov/video/index.php?id=1171">questo filmato</a></strong>), rendendo ancora più stupefacente questo &#8220;semplice&#8221; autoscatto.<br />
Uno dei tanti che troveranno posto nel fotoalbum (ancora in gran parte da realizzare) della lunga e fruttuosa vacanza del rover Curiosity su Marte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di più:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog/PIA16937">l&#8217;immagine originale ad alta risoluzione sul Photojournal NASA</a></li>
<li>un <a href="http://www.planetary.org/blogs/emily-lakdawalla/2013/0204-curiosity-sol-177-new-rover-self-portrait.html">articolo di Emily Lakdawalla della Planetary Society</a></li>
</ul>
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		<title>Curiosity scava ancora</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 08:53:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Ferroni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/21/curiosity-scava-marte/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/Cumberland-Marte-2-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="Cumberland-Marte 2" /></a>La NASA diffonde le immagini del secondo "driil" sulla superficie del Pianeta Rosso, nel cratere Gale. Il rover Curiosity ha già prelevato un secondo campione di roccia, per studiarne la composizione chimica e capire se realmente l'ambiente del pianeta in passato era propizio all'esistenza di microorganismi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo 288 giorni di missione su Marte il rover della NASA <strong>Mars Science Laboratory Curiosity</strong> ha praticato lo scorso 19 maggio un secondo foro in una roccia, profondo 6,6 centimetri e dal diametro di 1,6, prelevando un campione che analizzerà nel suo laboratorio di bordo. Curiosity, atterrato il 6 agosto 2012, ha usato il suo trapano per perforare nuovamente la superficie di Marte, nel sito denominato <strong>Cumberland</strong>.</p>
<p>Il primo campione è stato raccolto lo scorso 8 febbraio <a href="http://www.media.inaf.it/2013/02/11/marte-finalmente-si-scava/">dal sito John Klein</a> a 2,75 metri dal secondo sito. Le analisi effettuate dal laboratorio della NASA hanno mostrato la compatibilità con un passato ambiente in grado di supportare lo svilupparsi della vita.</p>
<div id="attachment_35391" class="wp-caption aligncenter" style="width: 683px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/Cumberland-Marte.jpg"><img class="size-full wp-image-35391" alt="Il secondo foro su Marte nel sito di Cumberland (credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS)" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/Cumberland-Marte.jpg" width="673" height="337" /></a><p class="wp-caption-text">Il secondo foro su Marte nel sito di Cumberland (credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS)</p></div>
<p>Presto il secondo campione sarà analizzato dal laboratorio SAM (Sample Analysis at Mars) e CheMin (Chemistry and Mineralogy), per studiarne la composizione e per confermare i dati del campione di John Klein, vale a dire un ecosistema propizio all&#8217;esistenza di microorganismi e di acqua non troppo acida. Entrambi i fori praticati finora si trovano nella zona denominata Yellowknife Bay, nel cratere Gale. Le due rocce, piatte e con venature chiare, sono molto simili anche se Cumberland sembra avere molti più granuli (resistenti alla erosione), responsabili delle asperità del suolo.</p>
<p>Presto Curiosity, che ha percorso finora solo 700 metri, dovrà dirigersi verso il Monte Sharp, distante 8 km e alto 5.500 metri. Per raggiungerlo occoreranno mesi.</p>
<p><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/cumberland.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-35394" alt="Yellowknife Bay" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/cumberland-664x513.jpg" width="664" height="513" /></a></p>
<p><strong>Per saperne di più:</strong></p>
<ul>
<li><span style="line-height: 13px;"><span style="line-height: 13px;">Leggi la news su MediaINAF </span></span><a href="http://www.media.inaf.it/2013/02/11/marte-finalmente-si-scava/"><em>Marte, finalmente si scava</em></a></li>
</ul>
<p><strong>Guarda il servizio video su INAF-TV:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/MTJ9FVtFwsQ?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Saturno dà spettacolo</title>
		<link>http://www.media.inaf.it/2013/05/13/saturno-da-spettacolo/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 10:31:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Giacomini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/13/saturno-da-spettacolo/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/iow89-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="Una recente immagine degli anelli di Saturno realizzata dalla Cassini. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute" /></a>In attesa di Occhi Su Saturno, il prossimo 18 maggio, la sonda Cassini-Huygens realizza una nuova immagine mozzafiato degli anelli di Saturno, visti dalla migliore angolazione possibile.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In attesa di<a href="http://www.media.inaf.it/2013/04/22/occhi-su-saturno-2/" target="_blank"> Occhi Su Saturno, la manifestazione che il 18 maggio prossimo</a> metterà il Signore degli anelli al centro di una celebrazione collettiva e diffusa sul territorio italiano, Saturno sfrutta le telecamere della missione Cassini-Huygens per mettersi in mostra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_34955" class="wp-caption aligncenter" style="width: 674px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/iow89.jpg"><img class="size-large wp-image-34955" alt="Una recente immagine degli anelli di Saturno realizzata dalla Cassini. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/iow89-664x664.jpg" width="664" height="664" /></a><p class="wp-caption-text">Una recente immagine degli anelli di Saturno realizzata dalla sonda Cassini. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute</p></div>
<p>L&#8217;immagine, in tutto il suo splendore, è stata realizzata il 5 marzo 2013 dalla Wide-angle Camera a bordo della missione NASA-ESA-ASI mentre la sonda si trovava a 1.434 milioni di chilometri dal pianeta, quindi con una risoluzione di 82 chilometri per pixel.<br />
In quel momento, la configurazione tra il Sole, la sonda e il pianeta aveva un angolo di fase di 85 gradi. Quindi Cassini si trovava nella condizione migliore per poter fotografare il pianeta con il magnifico sistema di anelli visto di piatto, illuminato lateralmente dalla luce del Sole. L&#8217;immagine è stata realizzata nella luce visibile ed è molto simile a quello che occhi umani avrebbero potuto vedere da questo punto di osservazione molto privilegiato.</p>
<p>Sulla superficie variegata degli anelli, in primo piano, l&#8217;ombra scurissima e netta gettata dal pianeta Saturno. Il fatto che nello spazio le ombre siano così nette dipende dalla mancanza di atmosfera a diffondere la luce. Lo stesso meccanismo alla base delle immagini molto contrastate degli astronauti sulla Luna, che proiettavano sulla superficie del nostro satellite ombre molto più nette di quanto non avrebbero fatto sulla terra.</p>
<p>Dall&#8217;ingresso in orbita intorno al pianeta, il sistema di anelli è uno degli argomenti più studiati dalla missione Cassini-Huygens, e quella di oggi è solo una delle ultime immagini in ordine di tempo, che vede come protagonista questa caratteristica del pianeta. Per ritracciare una breve carrellata delle ultime apparizioni, ricordiamo <a href="http://www.media.inaf.it/2013/04/29/impatti-tra-gli-anelli-di-saturno/">i recenti impatti di meteoroidi</a> immortalati nei mesi scorsi o il <a href="http://www.media.inaf.it/2013/03/04/venere-tra-gli-anelli/">raro ritratto del pianeta Venere che fa capolino tra gli anelli.</a></p>
<p>Per sapere di più sulle ultime scoperte riguardanti Saturno della missione Cassini-Huygens, lo IAPS Roma ha realizzato una<a href="http://www.occhisusaturno.it/video/" target="_blank"> serie di interviste a scienziati e ricercatori del team Cassini-Huygens</a> che verranno distribuite in occasione di Occhi Su Saturno e di cui riportiamo una preview.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/t5esGlMnjN8?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>L&#8217;intervista a Jonathan Lunine </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una lista delle attività organizzate o co-organizzate da INAF il 18 maggio 2013, in occasione di <strong>Occhi Su Saturno</strong> (una iniziativa nata dall&#8217;<strong>Associazione Stellaria</strong> di Perinaldo):</p>
<ul>
<li>a <strong>Roma,</strong> con la partecipazione dell<strong>’INAF-IAPS Roma</strong>:
<ul>
<li>il <strong>Dipartimento di Matematica e Fisica della Terza Università di Roma</strong>, con la collaborazione dell’associazione <strong>McQuadro</strong>, ospita un Saturno Party, con conferenze e spettacoli sul tema (<a href="http://www.occhisusaturno.it/2013/roma/" target="_blank">vai alla pagina</a>);</li>
<li>l’<strong>ATA, Associazione  Tuscolana di Astronomia</strong>, organizza presso l’Osservatorio Astronomico  “Franco Fuligni” di Rocca di Papa una serata osservativa, completata  da conferenze e dalla mostra “Cassini esplora Saturno” (<a href="http://www.occhisusaturno.it/2013/rocca-di-papa/" target="_blank">vai alla pagina</a>);</li>
<li>infine, il<strong> Planetario di Roma</strong> organizzerà per l’evento, che cade in  concomitanza con la Notte dei Musei, osservazioni, spettacoli,  attività per i bambini sotto la cupola e conferenze, fra le quali ne è prevista una su Saturno tenuta da <strong>Enrico Flamini, ASI</strong> (<a href="http://www.occhisusaturno.it/2013/roma-planetario/" target="_blank">vai alla pagina</a></li>
</ul>
</li>
<li>a <strong>Bologna</strong>, l’<strong>INAF-Osservatorio Astronomico di Bologna</strong> apre le porte  della sua sede per una serie di conferenze scientifiche e osservazioni  con i telescopi allestiti per l’occasione (<a href="http://www.occhisusaturno.it/2013/bologna/" target="_blank">vai alla pagina</a>);</li>
<li>a <strong>Palermo</strong>, l’<strong>INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo</strong>, insieme  all’associazione <strong>PALERMOSCIENZA </strong>e al <strong>Piano Lauree Scientifiche Fisica</strong>,  organizza una serata di osservazioni ai telescopi, con conferenze,  laboratori per bambini e la visita a una mostra permanente di exhibit  scientifici (<a href="http://www.occhisusaturno.it/2013/palermo-inaf/" target="_blank">vai alla pagina</a>);</li>
<li>a <strong>Cagliari</strong>, l<strong>’INAF-Osservatorio Astronomico di Cagliari</strong>, in  collaborazione con la <strong>Biblioteca Provinciale</strong> e l’<strong>Associazione Astrofili Sardi</strong>, organizza presso il Parco di Monte Claro una  conferenza pubblica seguita da una serata osservativa (<a href="http://www.occhisusaturno.it/2013/cagliari/" target="_blank">vai alla pagina</a>).</li>
</ul>
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		<title>Il Sole si fa sentire</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 10:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Marro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/05/06/il-sole-si-fa-sentire/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/solar-flare-660-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="solar-flare-660" /></a>Nelle immagini catturate dalla sonda SDO della NASA, il potente solar flare avvenuto il 3 maggio scorso, a soli due giorni di distanza da un altro evento simile ma più debole. Eventi di questo tipo sono destinati a diventare sempre più frequenti da ora alla fine dell'anno, mentre la nostra stella si avvicina al picco del suo ciclo di attività di 11 anni.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_34748" class="wp-caption aligncenter" style="width: 670px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/solar-flare-660.jpg"><img class="size-full wp-image-34748" alt="solar-flare-660" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/05/solar-flare-660.jpg" width="660" height="433" /></a><p class="wp-caption-text">Una raffica di materiale solare espulsa dal lato sinistro del sole. La splendida immagine è stata catturata dal Solar Dynamics Observatory della NASA.<br />CREDIT: NASA&#8217;S SOLAR DYNAMICS OBSERVATORY</p></div>
<p>Come avviene ogni 11 anni, il picco del ciclo di attività solare si avvicina (è previsto per la fine del 2013), e la nostra stella si fa sentire sempre più spesso con le sue tempeste, i Solar flares. L&#8217;ultimo di misura M5.7 (un livello medio &#8211; forte), è avvenuto il 3 maggio, raggiungendo l&#8217;apice alle 7 e 32 ora italiana, ed è documentato da questa straordinaria immagine ripresa dal Solar Dynamic Observatory della NASA. Si è trattato del  secondo grande evento atmosferico nello spazio in tre giorni: ne era infatti avvenuto un altro, più debole, il 1 maggio,  proveniente dalla stessa regione del Sole. La tempesta solare del 3 maggio ha lanciato plasma caldissimo a circa 200.000 km dalla superficie del Sole, prima di scomparire dalla vista.</p>
<p>La più forte eruzione solare dell&#8217;anno resta per ora quella verificatasi l&#8217;11 aprile, una tempesta solare di classe <strong>M6.5</strong>, comunque ancora un evento di livello medio. Gli scienziati classificano infatti i brillamenti solari in base alla loro intensità. Quelli di classe M sono eventi di media forza, e sono i più deboli tra quelli che possono comunque avere un impatto sulla Terra.</p>
<p>Il più forte tipo di tempesta solare sono quelle di classe X. Quando sono dirette verso la Terra, possono costituire una minaccia per gli astronauti nello spazio ed i veicoli spaziali, e possono anche interferire con le comunicazioni, i segnali di navigazione GPS, e causare blackout radio.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Impatti tra gli anelli di Saturno</title>
		<link>http://www.media.inaf.it/2013/04/29/impatti-tra-gli-anelli-di-saturno/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 11:08:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Giacomini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/04/29/impatti-tra-gli-anelli-di-saturno/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/04/iow87-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="Alcuni impatti tra gli anelli di Saturno osservati nel 2009 e 2012 dalla sonda Cassini-Huygens. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute/Cornell" /></a>Nelle immagini realizzate da Cassini tra il 2005 e il 2012, gli effetti in diretta di alcuni impatti di piccoli frammenti rocciosi tra gli anelli di Saturno. Un contributo importante per capire i meccanismi di formazione del sistema degli anelli. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un fenomeno abituale, che avviene in tutto il sistema solare. Tuttavia, fino ad oggi i ricercatori erano riusciti ad osservarlo in diretta solo sulla Terra, sulla Luna e su Giove. Nessun altro impatto di meteoroide (come si chiamano i piccoli frammenti rocciosi o metallici che vanno in giro per  il sistema solare) era stato osservato dal vivo. Come dire, con la pistola ancora fumante. Grazie ai dati catturati dalla sonda Cassini negli ultimi anni, arrivano le prime immagini che immortalano dal vivo il fenomeno tra gli anelli di Saturno. Ecco le meravigliose fotografie realizzate dalla sonda NASA-ESA-ASI, su cui si basa un articolo pubblicato lo scorso 25 Aprile sulla rivista <em>Science</em>.</p>
<div id="attachment_34513" class="wp-caption aligncenter" style="width: 674px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/04/iow87.jpg"><img class="size-large wp-image-34513" alt="Alcuni impatti tra gli anelli di Saturno osservati nel 2009 e 2012 dalla sonda Cassini-Huygens. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute/Cornell" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/04/iow87-664x500.jpg" width="664" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Alcuni impatti tra gli anelli di Saturno osservati nel 2009 e 2012 dalla sonda Cassini-Huygens. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute/Cornell</p></div>
<p>Nelle immagini del montaggio, raccolte a diverse riprese, sono chiaramente visibili le nuvole di polvere sollevate dagli impatti tra i piccoli meteroidi e le minuscole particelle che compongono gli anelli (le frecce evidenziano il fenomeno, <a href="http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog/PIA14938">qui la versione originale</a>). Da sinistra in alto, in verso orario: 2 diverse immagini scattate nel 2009, a un giorno e due giorni di distanza da un impatto avvenuto nell’anello A. A seguire, sempre del 2009, le immagini scattate a qualche ora di distanza da due impatti nell’anello C e nell’anello B. L’ultima immagine infine, è stata realizzata nel 2012 e ritrae un evento avvenuto poche ore prima nell’anello C (<a href="http://saturn.jpl.nasa.gov/science/index.cfm?SciencePageID=55" target="_blank">vedi a questa pagina</a> la disposizione degli anelli di Saturno).</p>
<p>La preziosità di queste immagini è anche dovuta alla difficoltà di riuscire a vedere gli effetti dell’impatto di un meteroide, un oggetto che in prossimità di Saturno si stima abbia dimensioni che vanno da qualche centimetro a pochi metri.<br />
Il fenomeno è stato sapientemente messo in evidenza grazie alla scelta di realizzare le immagini in particolari condizioni di illuminazione degli anelli. Le prime 4 immagini sono infatti state scattate nel 2009, all’equinozio di Saturno quando la luce del Sole colpiva gli anelli quasi perfettamente di taglio. Un fenomeno che si ripete per il pianeta Saturno solo ogni 14,5 anni terrestri (metà anno del pianeta). L’ultima immagine, invece, è stata realizzata nel 2012 sfruttanto una particolare geometria di illuminazione, con un grande angolo tra la direzione Sole-Saturno e quella Saturno-Cassini. Un po&#8217; come quanto si guarda un piano in controluce e la polvere su di esso diventa visibile.</p>
<p>I dettagli di queste e di altre osservazioni, avvenute tra il 2005 e il 2012 per un totale di 9 meteororidi osservati, sono stati raccolti in un recente articolo comparso sulla rivista <em>Science</em>, con prima firma Matt Tiscareno, della Cornell University e Participating Scientist di Cassini. L’importanza dello studio è evidente ed è sottolineata da Linda Spilker, Project Scientist di Cassini, che parla di una tecnica che ha trasformato gli anelli di Saturno in un efficace ed enorme “rivelatore di meteoroidi”, grande 100 volte la superficie della Terra, che ha permesso di stimare il tasso di impatti in un periodo relativamente breve.</p>
<p>Le ricadute scientifiche sono sorprendenti. Dice ancora Spilker: &#8220;I risultati di questo studio suggeriscono che il numero di impatti di piccole particelle deve essere confrontabile in prossimità della Terra e di Saturno, due luoghi molto diversi del sistema solare.” Un dato che sarà fondamentale per comprendere meglio i meccanismi di formazione degli anelli di Saturno, che alcuni scienziati, a causa della loro brillantezza, ritengono molto più giovani del pianeta stesso.</p>
<p><strong>Per saperne di più:</strong></p>
<ul>
<li>Il <a href="http://saturn.jpl.nasa.gov/news/newsreleases/newsrelease20130425/">comunicato stampa</a> della NASA<a href="http://saturn.jpl.nasa.gov/news/newsreleases/newsrelease20130425/" target="_blank"><br />
</a></li>
<li>L&#8217;articolo &#8220;<em><strong><a href="http://www.sciencemag.org/content/340/6131/460.abstract">Observations of Ejecta Clouds Produced by Impacts onto Saturn’s Rings</a>&#8220;</strong></em> su <em>Science</em></li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Tutti gli Occhi su Saturno, per la seconda volta</title>
		<link>http://www.media.inaf.it/2013/04/22/occhi-su-saturno-2/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 11:36:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Giacomini</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.media.inaf.it/?p=34284</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/04/22/occhi-su-saturno-2/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/04/thumb-sat-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="thumb-sat" /></a>Al via l'edizione 2013 della manifestazione di osservazione diffusa del Signore degli Anelli, che si terrà il 18 maggio in tutta Italia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>18.05.2013</b></p><div id="attachment_34317" class="wp-caption alignleft" style="width: 350px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/04/iow86.jpg"><img class="size-medium wp-image-34317" alt="Immagine di Saturno realizzata nel 2012 da un telescopio amatoriale, pubblicata online nella raccolta di immagini della sezione Pianeti della UAI. Copyight Maurizio e Francesca Cecchini/UAI" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/04/iow86-340x226.jpg" width="340" height="226" /></a><p class="wp-caption-text">Una bella immagine di Saturno realizzata nel 2012 da un telescopio amatoriale, pubblicata online nella raccolta di immagini della sezione Pianeti della UAI. Copyright Maurizio e Francesca Cecchini/UAI</p></div>
<p>Un&#8217;esperienza di osservazione astronomica condivisa. Ma soprattutto una celebrazione gioiosa e variegata del pianeta Saturno, il Signore degli  Anelli, in tutto il suo splendore. <strong><a href="http://www.occhisusaturno.it/" target="_blank">Occhi Su Saturno</a></strong> è una  manifestazione diffusa in tutta la penisola: in calendario per<strong> sabato 18 maggio</strong>, coinvolgerà astrofili, osservatori, planetari e istituti di ricerca.</p>
<p>L’esperienza di <strong>Occhi Su Saturno</strong> nasce nel 2012, con una prima  edizione (raccontata da Media INAF in <a href="http://www.media.inaf.it/2012/05/28/occhi-su-saturno/" target="_blank">questo articolo</a>) che verrà ricordata per una grande partecipazione: con i suoi 49 eventi in 14 regioni, ha superato ogni aspettativa. Racconta <strong>Nicolò Conte</strong>, segretario dell&#8217;Associazione Stellaria e ideatore dell&#8217;iniziativa: «L’idea di &#8220;Occhi Su Saturno&#8221; è nata dalla voglia di celebrare nel 2012 un anniversario  importante: i 300 anni dalla scomparsa del grande astronomo Gian  Domenico Cassini, nato a Perinaldo, proprio nel Comune dove sorge il  nostro Osservatorio. Per promuovere questa ricorrenza, abbiamo voluto  organizzare una manifestazione che avesse al centro Saturno, uno dei  pianeti più osservati e studiati dall’astronomo. Seguendo l’esempio di  esperienze di grande successo come la “Notte della Luna” o il “Global  Astronomy Month”, si è voluto rendere l’iniziativa “diffusa”, cercando  quindi la collaborazione di altri osservatori astronomici, planetari,  associazioni e singoli astrofili in tutta la penisola. Questo anche  grazie alla bellezza del pianeta osservato, che permette di scattare e  diffondere immagini bellissime, oltre che utili (<em>ndr: come l&#8217;immagine da telescopio a Terra, ripresa dalla sezione Pianeti della UAI, che  accompagna questo articolo</em>)».</p>
<p>Il successo dell’evento è inoltre merito delle nuove tecnologie e dei  social media, che hanno il duplice ruolo di collegare in rete le  migliaia di occhi artificiali e non puntati su Saturno, e diffondere la passione e l’entusiasmo. A partire dal nome stesso della  manifestazione, <strong>Occhi Su Saturno</strong>, scelto per acclamazione  collettiva nel 2012 sulla pagina Facebook del progetto.</p>
<p>Per il 2013, fervono i preparativi e l’adesione è sorprendente: si  contano a un mese dall’evento circa 70 iniziative locali in 15  diverse regioni (una in Svizzera), rendendo questa manifestazione  astronomica una delle più estese mai realizzate nel nostro Paese.  Altro aspetto degno di nota è la stretta ed efficace collaborazione tra  professionisti e appassionati, tra il mondo della scienza per professione (tra cui INAF e ASI) e le associazioni composte dalle tante persone  che frequentano l’astronomia in modo più o meno amatoriale, ma  sempre entusiasta e partecipato.</p>
<p>INAF, in particolare, collabora dalla prima edizione all’organizzazione  dell’evento su scala nazionale grazie all&#8217;INAF-IAPS Roma, che supporta  l’Associazione Stellaria, autore principale dell’iniziativa. Ma partecipa anche capillarmente all&#8217;organizzazione di diversi eventi locali:</p>
<ul>
<li>a <strong>Bologna</strong>, l&#8217;INAF-Osservatorio Astronomico di Bologna apre le porte  della sua sede per una serie di conferenze scientifiche e osservazioni  con i telescopi allestiti per l&#8217;occasione (<a href="http://www.occhisusaturno.it/2013/bologna/" target="_blank">vai alla pagina</a>);</li>
<li>a <strong>Palermo</strong>, l&#8217;INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo, insieme  all&#8217;associazione <a href="http://www.palermoscienza.it/associazione-palermoscienza" target="_blank">PALERMOSCIENZA</a> e al Piano Lauree Scientifiche Fisica,  organizza una serata di osservazioni ai telescopi, con conferenze,  laboratori per bambini e la visita a una mostra permanente di exhibit  scientifici (<a href="http://www.occhisusaturno.it/2013/palermo-inaf/" target="_blank">vai alla pagina</a>);</li>
<li>a <strong>Cagliari</strong>, l&#8217;INAF-Osservatorio Astronomico di Cagliari, in  collaborazione con la Biblioteca Provinciale e l&#8217;<a href="http://www.astrofilisardi.it/" target="_blank">Associazione Astrofili Sardi,</a> organizza presso il Parco di Monte Claro una  conferenza pubblica seguita da una serata osservativa (<a href="http://www.occhisusaturno.it/2013/cagliari/" target="_blank">vai alla pagina</a>);</li>
<li>a <strong>Roma</strong> verranno organizzate una serie di attività  con la partecipazione dell&#8217;INAF-IAPS Roma:
<ul>
<li>il <a href="http://www.uniroma3.it/dipartimento2.php?dipartimento={dipartimento}&amp;cod=009443&amp;s3=2041" target="_blank">Dipartimento di Matematica e Fisica della Terza Università di Roma</a>, con la collaborazione dell’associazione <a href="http://www.mcquadro.eu/" target="_blank">McQuadro</a>, ospiterà un Saturno Party, con conferenze e spettacoli sul tema (<a href="http://www.occhisusaturno.it/2013/roma/" target="_blank">vai alla pagina</a>);</li>
<li>l’ATA, <a href="http://www.ataonweb.it/" target="_blank">Associazione  Tuscolana di Astronomia</a>, organizzerà presso l’Osservatorio Astronomico  “Franco Fuligni” di Rocca di Papa una serata osservativa, completata  da conferenze e dalla mostra “Cassini esplora Saturno” (<a href="http://www.occhisusaturno.it/2013/rocca-di-papa/" target="_blank">vai alla pagina</a>);</li>
<li>infine, il <a href="http://www.planetarioroma.it/" target="_blank">Planetario di Roma</a> organizzerà per l’evento, che cade in  concomitanza con la Notte dei Musei, osservazioni, spettacoli,  attività per i bambini sotto la cupola e conferenze, fra le quali ne è prevista una su Saturno tenuta da <strong>Enrico Flamini</strong>, ASI (<a href="http://www.occhisusaturno.it/2013/roma-planetario/" target="_blank">vai alla pagina</a>).</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/04/occhisusaturno.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-34320" alt="occhisusaturno" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/04/occhisusaturno-240x340.jpg" width="240" height="340" /></a>Le informazioni su queste e le altre attività in fase di definizione verranno aggiornate nei  prossimi giorni sul sito ufficiale, dal quale è possibile <a href="http://www.occhisusaturno.it/eventi-2013/" target="_blank">rintracciare l’evento</a> più  vicino alla propria città e trovare immagini, filmati e altri contenuti  utili per prepararsi a questa manifestazione, che coinvolgerà una  comunità allargata di amanti dell’astronomia e del cielo.  Come sottolinea Conte, «non c’è provincia italiana che non abbia una  sua associazione di appassionati del cielo. Iniziative “diffuse” come  la nostra coordinano in modo professionale e utilizzano al meglio un  patrimonio già esistente e davvero importante di persone e mezzi che  possono supportare in maniera efficace i professionisti nella  divulgazione dell’astronomia e della scienza, rendendo un grande  contributo a tutta la collettività».</p>
<p><strong>Occhi Su Saturno</strong> è un&#8217;iniziativa dell’<a href="http://www.astroperinaldo.it/" target="_blank">Associazione Stellaria di Perinaldo</a> (IM), con cui collabora l’<a href="http://www.iaps.inaf.it/" target="_blank">INAF-IAPS di Roma</a>, con il patrocinio della <a href="http://www.sait.it/" target="_blank">SAIt</a>, della <a href="http://www.uai.it/" target="_blank">UAI</a>, dell’<a href="http://www.eanweb.com/" target="_blank">EAN</a>, dell’<a href="http://www.inaf.it/" target="_blank">INAF</a> e dell’<a href="http://www.asi.it/" target="_blank">ASI</a>.</p>
<p><strong>Per rimanere aggiornati sull&#8217;evento:</strong></p>
<ul>
<li>Sito dell&#8217;evento: <a href="http://www.occhisusaturno.it" target="_blank">http://www.occhisusaturno.it</a></li>
<li>Occhi su Saturno su Twitter: <a href="https://twitter.com/OcchiSuSaturno" target="_blank">Occhi Su Saturno</a></li>
<li>Livia Giacomini su Twitter: <a href="https://twitter.com/liviagiacomini" target="_blank">livigiacomini</a></li>
</ul>
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		<title>Ritrovata Mars3 nelle immagini di MRO?</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 12:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Giacomini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immagini dal sistema solare]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Astrofili]]></category>
		<category><![CDATA[hirise]]></category>
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		<category><![CDATA[Marte]]></category>
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		<category><![CDATA[Nasa]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.media.inaf.it/2013/04/15/ritrovata-mars3-nelle-immagini-di-mro/"><img align="left" hspace="5" width="96" height="96" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/04/iow85-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="Il possibile lander Mars 3 identificato nelle immagini di MRO. Crediti: NASA / JPL / UA" /></a>Nelle recenti immagini di MRO, identificata quella che potrebbe essere la sonda russa Mars3, atterrata su Marte nel 1971 e con cui poco dopo si erano persi contatti. Un interessante caso di scienza partecipata. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Una sonda russa, la prima ad atterrare oltre 40 anni fa sul suolo di Marte e trasmettere dati per una decina di secondi, ritrovata sulle immagini della missione MRO della NASA. Pur non essendo certa, la notizia sta facendo il giro della comunità scientifica e degli appassionati ed è uno dei capitoli più interessanti di una storia fatta di collaborazione tra nazioni, tra scienziati e semplici appassionati di spazio ma anche tra approcci più o meno moderni alla ricerca scientifica.</p>
<div id="attachment_34099" class="wp-caption aligncenter" style="width: 674px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/04/iow85.jpg"><img class="size-large wp-image-34099" alt="Il possibile lander Mars 3 identificato nelle immagini di MRO. Crediti: NASA / JPL / UA" src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/04/iow85-664x338.jpg" width="664" height="338" /></a><p class="wp-caption-text">Il possibile lander Mars 3 identificato nelle immagini di MRO. Crediti: NASA / JPL / UA</p></div>
<p>Ma andiamo con ordine. La storia inizia nel lontano 1971, quando le due sonde russe Mars2 e Mars3 vengono messe in orbita intorno al pianeta rosso. Purtroppo non riescono a rivelare la superficie di Marte, velata da una tempesta di sabbia di proporzioni planetarie. Le due missioni sono anche dotate di due innovativi lander progettati per atterrare sul pianeta. Mentre la sonda Mars2 fallisce l&#8217;obiettivo e si schianta sulla superficie, la Mars3 riesce ad atterrare il 2 dicembre del 1971 e trasmettere dati per 14,5 secondi prima di interrompere bruscamente e misteriosamente la trasmissione. Esiste  tuttora un forte dibattito nel mondo scientifico per capire se l’unica immagine trasmessa dalla missione contenga qualcosa di diverso dal rumore (vedi l&#8217;articolo<a href="http://www.planetary.org/blogs/guest-blogs/2013/0412-how-we-searched-for-mars-3.html"> a questo link</a>), ma il dato di fatto, è che Mars3 è stato il primo lander ad atterrare dolcemente sulla superficie di Marte e trasmettere dei dati.</p>
<p>Da quel momento, si perdono le tracce della sonda russa. La zona dell’atterraggio viene ripresa dagli orbiter che nei decenni successivi studiano Marte, ma malgrado i molti falsi allarmi, la sonda non viene identificata con certezza. Questo fino al 2012, quando un appassionato di spazio russo, Vitaliy Egorov, scarica dal sito di HiRISE, la camera ad alta risoluzione a bordo di MRO, una immagine scattata nel 2007, circa 5 anni prima. L’immagine ritrae una prozione del suolo di Marte di 20 Km x 6 Km e porta il promettente titolo “Centro della zona di atterraggio della sonda russa Mars 3”. Vitaliy, che è il fondatore e amministratore della più vasta comunità internet russa di appassionati del Rover Curiosity (<strong><a href="http://vk.com/curiosity_live">ecco il link al sito)</a>, </strong>decide di volersi cimentare nell’impresa di identificare Mars3 in quella enorme immagine. La cosa è tutt’altro che semplice: Mars3 è un oggetto di circa 1,5 metri di larghezza, quindi appena 8 pixel x 8 pixel in un totale di oltre 2 miliardi di pixel.</p>
<p>A questo punto entrano in gioco le nuove tecnologie e l’innovativo concetto di &#8220;citizen science&#8221;, di scienza partecipata. Vitaliy ha la brillante idea di sfruttare quella che lui stesso chiama “la mente collettiva” e si affida a un gruppo di appassionati che si ritrovano su Vkontakt (l’analogo russo di Facebook) per proporre un lavoro collettivo di analisi. Ovviamente, perché un progetto partecipato abbia una sua validità è fondamentale la collaborazione diretta della comunità scientifica. Esattamente quanto avviene nel caso di Mars3, per il quale Vitaliy si avvale dell&#8217;aiuto di esperti internazionali per capire quale forma cercare sulla complessa superficie del pianeta. E del suppporto diretto della NASA, che una volta identificati i candidati possibili, accetta di riprogrammare la missione MRO per realizzare nuove immagini della zona, con illuminazione diversa e più dettagliate. C’è da dire che la NASA e in particolare il team di HiRISE sono tra i più innovativi come approccio, e già da tempo invitano il pubblico a suggerire luoghi da osservare sulla superficie di Marte (vedi il progetto HiWish <a href="http://www.uahirise.org/hiwish/" target="_blank">http://www.uahirise.org/hiwish/</a>).<br />
Le nuove immagini rilasciate in questi giorni sembrano rispondere alle aspettative e permettono di formulare precise ipotesi sulla localizzazione dei resti di Mars3: la macchia bianca di 7,5 metri del paracadute (non completamente aperto), il retrorazzo e la catena che lo teneva attaccato al lander, il lander con i suoi 4 petali e infine lo scudo termico parzialmente bruciato (vedi in basso le immagini a confronto con i disegni fatti da Vitaliy).</p>
<p>Oggi, il team di MRO e la NASA stessa non possono che essere cauti nel lanciare la notizia (<a href="http://solarsystem.nasa.gov/news/display.cfm?News_ID=43284" target="_blank">leggi qui la press release NASA</a>) e giustamente avvertono che bisognerà attendere osservazioni più dettagliate per confermare questa interpretazione. Ma l’avventura di Mars 3 ha tutte le carte in regola per far comprendere come le nuove tecnologie e un approccio sempre più collaborativo possano far appassionare alla scienza anche i non addetti ai lavori. Permettendo loro di collaborare all&#8217;identificazione di una sonda dispersa 40 anni prima sulla superficie di un pianeta a decine di milioni di km di distanza.</p>
<p><strong>Per saperne di più:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://solarsystem.nasa.gov/news/display.cfm?News_ID=43284">La press release della NASA</a></li>
<li><a href="http://www.uahirise.org/hiwish/">Il progetto HiWish</a></li>
</ul>
<div id="attachment_34102" class="wp-caption aligncenter" style="width: 269px"><a href="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/04/iow85-b.jpg"><img class="size-large wp-image-34102" alt="Confronto tra le immagini e gli schizzi dei pezzi di Mars3 identificati da Vitaliy. Dall'alto: il lander, il retrorazzo, lo scudo termico e infine il paracadute solo parzialmente aperto. Crediti: NASA / JPL / UA / Vitaliy Egorov " src="http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2013/04/iow85-b-259x664.jpg" width="259" height="664" /></a><p class="wp-caption-text">Confronto tra le immagini e gli schizzi dei pezzi di Mars3 identificati da Vitaliy. Dall&#8217;alto: il lander, il retrorazzo, lo scudo termico e infine il paracadute solo parzialmente aperto. Crediti: NASA / JPL / UA / Vitaliy Egorov</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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