DAL PROGETTO BLACKHOLECAM

Il buco nero in realtà virtuale

Se avete un visore VR potete ora immergervi in una simulazione realistica (perlomeno dal punto di vista magnetoidrodinamico) delle immediate vicinanze di un buco nero del tutto simile a quello che troneggia al centro della nostra galassia

Crediti: Radboud University, J. Davelaar et al. (2018)

Il buco nero (o, per meglio dire, l’effetto del buco nero) al centro della nostra galassia, Sagittarius A*, è stato per la prima volta visualizzato in realtà virtuale. La simulazione è stata realizzata nell’ambito di BlackHoleCam, un progetto di ricerca europeo condotto all’interno del consorzio internazionale dello Event Horizon Telescope, il cui scopo è riuscire a ottenere, per la prima volta, l’immagine del cosiddetto orizzonte degli eventi di un buco nero.

Scienziati della Radboud University, nei Paesi Bassi, e della Goethe University, in Germania, hanno utilizzato i più recenti modelli astrofisici di Sagittarius A* per creare una serie di immagini che sono quindi state messe in sequenza per creare una simulazione di realtà virtuale a 360 gradi dell’ambiente circostante e dell’orizzonte degli eventi di un buco nero in accrescimento.

Il filmato VR include tutti gli effetti relativistici e general-relativistici, come amplificazione Doppler e redshift gravitazionale, nonché gli effetti geometrici dovuti al campo gravitazionale locale e al cambiamento di posizione e di moto dell’osservatore. I dettagli della simulazione sono descritti in un articolo appena pubblicato nella rivista Computational Astrophysics and Cosmology.

«La nostra simulazione di realtà virtuale crea una delle viste più realistiche delle immediate vicinanze del buco nero e ci aiuterà a saperne di più su come si comportano i buchi neri», spiega Jordy Davelaar, primo autore del nuovo studio. «Un viaggio in un buco nero nel corso della nostra vita è impossibile: effetti grafici come questi possono aiutarci a capire di più su questi sistemi qui da dove ci troviamo».

La speranza degli autori è che le simulazioni non servano solo agli specialisti ma possano incoraggiare il pubblico in generale, compresi i bambini, a interessarsi all’astrofisica.

«Le visualizzazioni che abbiamo prodotto hanno un grande potenziale per il sociale», prosegue Davelaar. «Le abbiamo utilizzate per introdurre i bambini al fenomeno dei buchi neri, e hanno davvero imparato qualcosa. Questo suggerisce che le visualizzazioni in realtà virtuale immersiva siano un ottimo strumento per mostrare il nostro lavoro a un pubblico più ampio, anche quando si tratta di sistemi molto complicati, come i buchi neri».

«Tutti abbiamo un’immagine nella nostra testa di come presumibilmente appaiano i buchi neri», aggiunge Heino Falcke dell’Università Radboud. «Ma la scienza ha progredito e ora possiamo fare rendering molto più accurati, e l’aspetto che otteniamo è piuttosto diverso da quello a che siamo abituati. Queste nuove visualizzazioni sono solo l’inizio, molto altro arriverà in futuro».

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