LO STUDIO SU MNRAS

Raggi cosmici dalle Nubi di Magellano

Le due galassie satellite della Via Lattea, descritte per la prima volta nel resoconto della spedizione guidata da Magellano, sono state mappate con grande dettaglio a basse radiofrequenze, mostrando aree di formazione stellare e resti di passate supernove.

Immagini composite della Grande Nube di Magellano (a sinistra) e della Piccola nube di Magellano (a destra) ricavate da osservazioni prese a lunghezze d’onda radio di 123 MHz, 181 MHz e 227 MHz. A queste lunghezze d’onda sono visibili emissioni da raggi cosmici e gas caldi appartenenti alle regioni di formazione stellare e dei resti di supernova nelle galassie. Crediti: Icrar

La Grande e la Piccola Nube di Magellano si trovano a meno di 200mila anni luce di distanza dalla Via Lattea. Si tratta di due galassie satellite della nostra, osservabili a occhio nudo nel cielo notturno dell’emisfero australe della Terra.

Gli astronomi hanno utilizzato il Murchison Widefield Array telescope (Mwa), radiotelescopio situato nell’entroterra dell’Australia Occidentale, per mappare per la prima volta dettagliatamente le Nubi di Magellano a frequenze molto basse, rilevando raggi cosmici e gas caldi nelle due galassie e identificando zone di formazione stellare e in cui sono presenti resti di supernove.

I raggi cosmici osservati nel corso della ricerca, i cui risultati sono ora pubblicati su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, hanno origine nei resti di supernova: residui di stelle molto massicce esplose alla fine della loro vita, molto tempo fa. «Il numero di raggi cosmici che vengono prodotti», spiega Lister Staveley-Smith, astrofisico dell’International Centre for Radio Astronomy Research (Icrar) e coautore dello studio, «dipende dal tasso di formazione di queste stelle massicce milioni di anni fa».

La Via Lattea inarcata sulle Nubi di Magellano, viste dal Pinnacles Desert, in Australia Occidentale. Crediti: inefekt69 / Flickr

Sono incluse nelle osservazioni alcune aree note del cielo meridionale, come 30 Doradus – nota anche come Nebulosa Tarantola, un’eccezionale regione di formazione stellare nella Grande Nube di Magellano, più luminosa di qualsiasi regione di formazione stellare nella Via Lattea, e la supernova 1987A, la più brillante mai osservata dall’invenzione del telescopio.

«Osservare le nubi di Magellano a queste frequenze molto basse – tra 76 e 227 MHz – significava che potevamo stimare il numero di nuove stelle che si formano in queste galassie», aggiunge Bi-Qing For, astronoma dell’Icrar alla guida dello studio. «Abbiamo scoperto che il tasso di formazione stellare nella Grande Nube di Magellano è approssimativamente equivalente a una nuova stella della massa del nostro Sole prodotta ogni dieci anni. Nella Piccola Nube di Magellano, il tasso di formazione stellare equivale approssimativamente a una nuova stella della massa del nostro Sole ogni quaranta anni».

Secondo Staveley-Smith questi risultati sono uno scorcio emozionante di quanto sarà possibile osservare con i radiotelescopi di prossima generazione, sia per quanto riguarda gli aggiornamenti previsti per Mwa che per quanto concerne il prossimo Square Kilometer Array (Ska), progetto internazionale di cui Mwa è un precursore.

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