MARCO BUTTU, TREDICI MESI IN ANTARTIDE

Scene di vita quotidiana al Polo Sud

Mentre in Italia ci siamo lasciati alle spalle il solstizio d’estate, al Polo Sud i 13 winter-over della spedizione italo-francese a Dome C, da sette mesi confinati alla Stazione Concordia, nell’altopiano antartico, festeggiano il giro di boa di metà inverno. Chi sono e cosa fanno ce lo racconta come di consueto il nostro specialissimo “inviato” Marco Buttu, dell’Inaf di Cagliari

Il cuoco Marco Smerilli intento a trasportare il cibo con uno slittino verso la base. A sinistra si intravedono i container dove sono stoccati i rifornimenti, a qualche decina di metri dell’ingresso principale della base. Crediti: Marco Buttu / Pnra

Da più di 60 giorni il Sole è sceso sotto l’orizzonte dell’altopiano antartico, e alla Stazione Concordia Marco Buttu e i suoi compagni dovranno aspettare fino ad agosto per vedere un po’ di luce naturale. La missione ha superato la metà della durata prevista, e da novembre a oggi le condizioni di permanenza dei 13 avventurosi winter-over (così sono denominati coloro che permangono al Polo Sud tutto l’inverno) sono diventate ancora più rigide.

Nonostante l’isolamento estremo al quale i 13 winter-over sono costretti, il gruppo è molto attivo e ha dei compiti precisi da portare a termine. «Il mio lavoro è molto diverso da quello che svolgo solitamente all’Istituto nazionale di astrofisica», dice a Media Inaf Marco Buttu, al quale abbiamo chiesto di raccontarci quale sia il suo ruolo alla Stazione Concordia. «Qui sono solo per cui ho in carico tutto ciò che riguarda il telescopio di cui mi prendo cura: Irait, l’International Robotic Antarctic Infrared Telescope, ora ribattezzato International Telescope Maffei. Sono responsabile di tutto ciò che riguarda l’elettronica, il software di controllo, il software scientifico, le osservazioni astronomiche, la manutenzione…» .

Tutta la strumentazione del telescopio – un 80 cm a montatura altazimutale e configurazione Nasmyth, per ospitare pesanti carichi ai piani focali – è contenuta in box coibentati e termalizzati per resistere alle ostili condizioni climatiche del continente antartico. Lo strumento, dopo una fase di commissioning durata tre anni, funziona in modo corretto. Allo stato attuale è in funzione solo la strumentazione ottica, utilizzata per osservazioni multibanda di stelle Agb, di esopianeti e di nuclei galattici attivi, nonché per osservazioni on-alert di gamma-ray burst.

Il locale d’ingresso della stazione

Marco Buttu ci fa notare come, a causa del freddo, i problemi tecnici, anche quelli apparentemente semplici, diventino molto complicati da risolvere. «Tre settimane fa ho trascorso una intera giornata a fare delle riparazioni con una temperatura di -75 °C, che a causa del vento veniva percepita come -92 °C. All’esterno della base usiamo le moffole», racconta, « e sotto queste indossiamo dei guanti. Quando però devi effettuare alcuni lavori che richiedono, ad esempio, l’utilizzo di un cacciavite o la realizzazione di cablaggi elettrici, devi levarti le moffole e restare solamente con i guanti. Potete immaginare cosa significhi, a quelle temperature… Ogni 5 minuti ero costretto a entrare all’interno di uno shelter per riscaldare le mani, e poi nuovamente al telescopio per lavorare altri 5 minuti. I fili elettrici si congelano tra l’altro, per cui devi stare molto attento nel toccarli, altrimenti si spezzano. Un lavoro da 30 minuti in quelle condizioni richiede delle ore».

Ora, in pieno periodo invernale, i ritmi sono molto differenti da quelli che caratterizzavano la stagione estiva. Ricordiamo che la temperatura sfiora picchi di -100°C windchill: gradi percepiti, considerando umidità e vento. «Nei primi mesi della missione la base era popolata da una sessantina di persone e lavoravo dalle 8:00 alle 18:00, per cui per potermi ritagliare qualche spazio in solitudine mi alzavo alle 5 del mattino», ricorda Marco. «Adesso, come il resto dei ricercatori, non ho orari prestabiliti. Da quando è iniziata la lunga notte non riesco a essere abitudinario, perché non so se prenderò sonno a mezzanotte oppure alle 6 del mattino. La sera lancio le osservazioni e nel frattempo lavoro fino a mezzanotte. Vado poi a dormire, ma non so se prenderò sonno immediatamente o dopo cinque ore».

La radio room. Da sx: Mario Giorgioni, Moreno Baricevic e Marco Buttu

Ogni componente del gruppo ha un ruolo fondamentale nella buona riuscita della missione e nella gestione dell’isolamento in condizioni così estreme. Abbiamo chiesto a Marco di “presentarci” virtualmente i suoi compagni di viaggio.

«I glaciologi, Cyprien Verseux e Colline Bouchayer, effettuano ogni giorno, all’esterno della base, lavori di manutenzione della strumentazione e prelevano campioni di neve da analizzare. Il fisico dell’atmosfera, Filippo Calì Quaglia, ogni sera lancia un pallone gonfiato con elio a cui viene attaccata una sonda, ovvero un piccolo strumento in grado di misurare la temperatura, l’umidità relativa, la pressione, la direzione e l’intensità del vento». Sonda che poi invia queste informazioni a terra, dove vengono salvate e trasmesse direttamente ai centri meteo, oppure studiate in un secondo momento.

«Moreno Baricevic, il cosiddetto “elettronico della scienza”, esce circa tre giorni a settimana per recarsi agli shelter che ospitano rispettivamente la strumentazione che rileva eventi sismici e quella utilizzata per effettuare misure del campo magnetico terrestre. Alcuni invece compiono le loro attività di ricerca anche all’interno della base. Per esempio il cuoco, Marco Smerilli, esce all’esterno solo una volta alla settimana, per portare il cibo all’interno base».

Il medico della Stazione, Alberto Razeto, saluta le lettrici e i lettori di Media Inaf

«I membri del team tecnico – André Bourre, Jacques Rattel, Remi Bras e Florentin Camus – non escono regolarmente, ma a seconda delle necessità, in caso di manutenzione ordinaria o straordinaria. A completare la squadra ci sono il medico, Alberto Razeto, e l’amministratore di rete e di sistema, Mario Giorgioni, che non escono quasi mai».

A prescindere dai compiti e dai ritmi individuali, ci sono alcuni appuntamenti comuni che scandiscono la vita della squadra. Ogni mese vengono simulati incendi e infortuni dai team medico e tecnico, per non lasciare nulla al caso ed essere pronti a intervenire in situazioni di emergenza. Ogni esercitazione è filmata e cronometrata, e viene poi rivista e discussa da tutto il gruppo. Infine, ci sono appuntamenti immancabili, come in ogni missione (franco-) italiana che si rispetti: il pranzo e la cena, pronti rispettivamente alle 12:30 e alle 19:30, che vengono ogni giorno preparati dal cuoco Marco Smerilli e condivisi da tutti e tredici gli winter-over intorno a un’unica tavolata.

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