ECCO IL GREENLAND TELESCOPE

L’antenna che emigrò al Polo Nord

Un nuovo radiotelescopio submillimetrico è entrato in funzione in Groenlandia, 1200 km dentro al circolo polare artico. È frutto di una collaborazione Usa/Taiwan e si è già sintonizzato con lo Event Horizon Telescope, il gruppo di antenne che vuole fotografare l’ombra del buco nero centrale nella nostra galassia

In questa immagine del novembre 2012 si possono vedere le maestranze taiwanesi intente a disassemblare il prototipo di antenna Alma in un’area vicino Socorro, in New Mexico (Usa). Dopo le necessarie modifiche, nel 2017 è stato montato in Groenlandia. Crediti: Ted Huang/Asiaa

Un radiotelescopio americano, piazzato in una zona desertica, viene smontato da un team taiwanese e rimontato in Groenlandia per guardare il buco nero al centro della nostra galassia. Sembra una barzelletta, invece è una bellissima storia scientifica.

Che inizia così: c’era una volta una parabola da 12 metri, uno dei prototipi di antenna proposti per il grande radiotelescopio internazionale Alma. Nel 2011, quando il prototipo aveva esaurito il suo scopo, la National Science Foundation statunitense regalò l’antenna allo Harvard–Smithsonian Center for Astrophysics (CfA) dell’Università di Cambridge, in Massachusetts.

Il CfA si mise in società con l’Istituto di astronomia e astrofisica della Academia Sinica di Taiwan, il quale si occupò di prelevare lo strumento dal sito del New Mexico, fornirlo di nuovi ricevitori e prepararlo per le rigide condizioni climatiche a cui era destinato.

Il Greenland Telescope alla Thule Air Base. Crediti: Cfa

Nel 2017 l’antenna, con la nuova livrea invernale, è stata rimontata alla base dell’aviazione militare statunitense di Thule, nel comune di Qaasuitsup nella Groenlandia settentrionale. Qui, il giorno di Natale dello stesso anno, ha visto la prima luce il Greenland Telescope, l’unico osservatorio sub-millimetrico operante all’interno del Circolo Artico.

«È estremamente impegnativo approntare velocemente e con successo un nuovo telescopio in un ambiente così freddo, dove si raggiungono temperature inferiori a -30 gradi Celsius», spiega Chen Ming-Tang dell’Accademia Sinica, responsabile di progetto del telescopio. «Questo è ora uno dei radiotelescopi più vicini al Polo Nord».

Al contrario degli orsi polari, il Greenland Telescope non è fatto per la vita solitaria. Uno dei suoi obbiettivi principali è di unirsi allo Event Horizon Telescope (Eht), la squadra di radiotelescopi – sparsi in tutto il mondo, ma collegati assieme come se fossero un’unica antenna – che stanno cercando di fotografare “l’ombra” del buco nero al centro della nostra e della vicina galassia M87.

Immagini simulate di come potrebbe apparire l’ombra del buco nero super massiccio al centro di M87 con osservazioni che comprendono il Greenland Telescope. Crediti: Hung-Yi Pu, Chih-Yin Tseng (Asiaa)

Lo scorso aprile il Greenland Telescope si è unito al coro di Eth, partecipando alla relativa campagna osservativa annuale, i cui risultati richiederanno presumibilmente diverso tempo per essere pubblicati.

Essendo il componente più a nord dell’Event Horizon Telescope, il telescopio artico ne ha esteso l’ampiezza virtuale (la cosiddetta linea di base) di circa 12mila chilometri nella direzione nord-sud, migliorando la risoluzione ottenibile.

La risoluzione è un fattore cruciale per il successo dello Event Horizon Telescope: quella richiesta per distinguere i dettagli del “bordo” di Sagittarius A*, il buco nero centrale della Via Lattea, è paragonabile alla possibilità di leggere dalla Terra i titoli di un giornale posto sulla Luna. Una capacità superiore migliaia di volte a quella raggiungibile dal miglior telescopio ottico esistente.

A cosa serve tutto ciò? In poche parole, gli scienziati vorrebbero usare queste osservazioni per mettere alla prova la teoria della relatività generale di Einstein e investigare con un dettaglio senza precedenti la sconcertante fisica che governa l’estrema periferia dei buchi neri.