INTERVISTA ALL’AUTORE DELL’APOD

Testa di cavallo blu, nebulosa d’artista

La foto astronomica del giorno, pubblicata sul celebre sito della Nasa Apod (Astronomy Picture of the Day), è l’immagine elaborata dall’astroimager Francesco Antonucci: ritrae il primo piano della nebulosa Testa di cavallo blu, ripresa nell’infrarosso dal Wide Field Infrared Survey Explorer della Nasa

La Nebulosa Testa di cavallo blu nell’infrarosso. Crediti: Wise, Irsa, Nasa. Elaborazione e copyright: Francesco Antonucci

La Nebulosa Testa di cavallo blu ha un aspetto molto diverso nella luce infrarossa. Nella luce visibile, la polvere interstellare disperde maggiormente la luce blu delle stelle e quindi la nebulosa appare blu, con la caratteristica forma di una testa di cavallo. Nella luce infrarossa, tuttavia, emerge un complesso labirinto di filamenti, caverne e bozzoli di polvere e gas incandescenti, rendendo difficile persino identificare la forma equina. Questa immagine in primo piano della nebulosa è stata creata in tre colori della banda infrarossa (R = 22 micrometri, G = 12 micrometri, B = 4,6 micrometri) partendo dai dati rilevati dalla sonda spaziale Wise (Wide Field Infrared Survey Explorer) della Nasa, in orbita dal 2009. La nebulosa è catalogata come Ic 4592 e si estende per circa 40 anni luce nella costellazione dello Scorpione, lungo il piano della nostra Via Lattea a circa 400 anni luce di distanza. Ic 4592 è più debole della più conosciuta Nebulosa Testa di cavallo di Orione ma copre una regione angolarmente più grande. La stella che prevalentemente illumina e riscalda la polvere presente nella nebulosa si chiama Nu Scorpii, ed è la stella gialla visibile a sinistra rispetto al centro dell’immagine.

L’immagine, Astronomy Picture of the Day (Apod) della Nasa, è stata elaborata da Francesco Antonucci, astroimager amatoriale di lunghissima data, che conta già una decina di Apod assegnate negli ultimi anni, al quale abbiamo fatto qualche domanda.

Antonucci, è soddisfatto del premio?

«L’Apod non è un premio bensì un riconoscimento, che viene dato ogni giorno a un’immagine dello spazio profondo, o anche semplicemente a fenomeni atmosferici e simili, per contenuti o processo elaborativo. Per quanto concerne il deep-sky può derivare da riprese proprie oppure da elaborazioni di materiale in archivi pubblici quali quelli della Nasa o del Subaru; questi dati sono a disposizione di tutti e coloro che hanno familiarità con dati raw di questo tipo hanno la possibilità di assemblare mosaici e trarne un’immagine finale da divulgare».

Può dirci come ha ottenuto l’immagine proposta oggi sul sito della Nasa?

«Si tratta di materiale tratto dall’archivio Wise Irsa della Nasa, ovvero l’archivio di una tipologia di riprese infrarosse. I canali di frequenza utilizzati sono W2:W3:W4 ovvero 4.6, 12 e 22 micron. I dati in queste frequenze assemblati da me in un grande mosaico sono stati utilizzati per quello che in gergo si usa definire mapped color ovvero ‘colore mappato’, ponendo l’informazione monocromatica alle varie frequenze nella composizione standard R:G:B che quindi diventerà W4:W3:W2. La specializzazione estrema di questi canali restituisce la visione del soggetto in colore mappato che normalmente ha come scopo quello di enfatizzare enormemente la visibilità delle strutture nebulari fortemente distinte in colorazione e variegazione».