QUELLA REGOLARITÀ NEI SISTEMI PLANETARI DI KEPLER

Stesso sole, stessa taglia

Osservazioni effettuate con il telescopio del Keck suggeriscono che, a differenza di quanto accade nel Sistema solare, attorno alle altre stelle gli esopianeti tendono ad avere dimensioni simili e una spaziatura orbitale regolare, come i piselli in un baccello. È probabile che ciò sia dovuto a una storia formativa diversa da quella del nostro sistema

Kepler-11 è uno dei sistemi multiplanetario studiati dal Weiss e dai suoi colleghi. Crediti: Nasa/T. Pyle

Pianeti fatti con lo stampino – è il caso di dirlo – quelli che troviamo fuori dal Sistema solare. Almeno è ciò che hanno scoperto i ricercatori guidati dall’astrofisica Lauren Weiss dell’Università di Montréal: gli esopianeti che orbitano intorno alla stessa stella tendono ad avere dimensioni simili e un gap orbitale regolare. Si tratta di una teoria interessante elaborata grazie ai dati raccolti alle Hawaii dal W. M. Keck Observatory, che ha osservato sistemi planetari scoperti dal famoso cacciatore di pianeti Kepler.

Nel registro dei pianeti scoperti da Kepler ce ne sono 2341 confermati, e altri 4496 sono candidati alla carica planetaria. Il gruppo di ricercatori della California Kepler Survey ha usato il telescopio hawaiiano per ottenere gli spettri ad alta risoluzione di 1305 stelle che ospitano 2025 pianeti transienti scoperti originariamente da Kepler. Con questi spettri hanno misurato con precisione le dimensioni delle stelle e dei loro pianeti, focalizzando l’attenzione su 909 pianeti appartenenti a 355 sistemi multiplanetari, tra i 1000 e i 4000 anni luce di distanza dalla Terra.

Nello studio pubblicato su The Astronomical Journal, gli autori riportano due osservazioni sorprendenti. Molti esopianeti tendono ad avere le stesse dimensioni dei loro vicini: se un pianeta è piccolo, il pianeta successivo intorno a quella stessa stella è molto probabile che sia piccolo, mentre se un pianeta è grande, il pianeta successivo probabilmente sarà anch’esso grande. È anche emerso che i pianeti in orbita intorno alla stessa stella tendono ad avere una spaziatura orbitale regolare. Come piselli in un baccello. E questo suggerisce che la storia del nostro Sistema solare (dove ogni pianeta è unico e particolare) sia diversa da quella di altri sistemi planetari.

Perché il Sistema solare è così diverso dagli altri? Nel nostro vicinato, i pianeti interni hanno dimensioni abbastanza differenti fra loro, e gli spazi orbitali che li separano sono decisamente  grandi. Numerosi indizi suggeriscono che Giove e Saturno si siano “intromessi” perturbando la struttura iniziale del nostro sistema, e il risultato sono i quattro pianeti rocciosi (Mercurio, Venere, Terra e Marte) ampiamente distanziati che abbiamo oggi. Il fatto che, nella maggior parte degli altri sistemi, i pianeti siano invece di dimensioni simili e regolarmente distanziati porta dunque a pensare che la loro formazione sia avvenuta per lo più indisturbata. Per trovare conferma a questa ipotesi, Weiss e colleghi stanno ora cercando mondi analoghi a Giove nei sistemi planetari scoperti da Kepler, con l’obiettivo di verificare se la loro presenza, o assenza, in orbita lontana è in qualche modo correlata alla struttura dei pianeti più interni.

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