IL CASO È CHIUSO

Luna: trovato il sito dello schianto di Smart-1

La sonda europea è atterrata violentemente proprio dove era stato previsto dal team. Nel 2006 non esistevano sonde lunari in grado di rilevarne la posizione, sono stati necessari 11 anni per trovare una soluzione al mistero

Il sito d’impatto della sonda Smart-1. Le immagini sono state scattate dal Lunar Reconnaissance Orbiter. Crediti: P Stooke/B Foing et al 2017/ NASA/GSFC/Arizona State University

Sono passati 11 anni e qualche giorno dall’interruzione delle comunicazioni con la sonda europea Smart-1, partita per l’orbita lunare il 27 settembre 2003 dalla Guyana Francese. La missione dell’Esa è stata guidata allo schianto sulla Luna alla velocità di circa 2 chilometri al secondo. Finalmente gli “investigatori lunari” sono riusciti a rilevare la posizione esatta della carcassa di Smart-1 e lo hanno comunicato durante lo European Planetary Science Congress (EPSC) appena concluso a Riga (Lettonia).

Le coordinate sono 34.262° sud e 46.193° ovest e corrispondono al target fissato inizialmente dal team: la sonda si sarebbe schiantata nei pressi della regione denominata Lacus Excellentiae (Lago dell’Eccellenza). Il sito di impatto di Smart-1 è stato scoperto da Phil Stooke, della Western University, utilizzando le immagini ad alta risoluzione del Lunar Reconnaissance Orbiter (Lro) della Nasa. Le foto ci mostrano un segno lineare in superficie, largo circa quattro metri e lungo 20 metri, che attraversa un cratere precedente all’arrivo della sonda.

Bernard Foing, project scientist della missione, ha provato a descrivere i momenti dello schianto: «Smart-1 è atterrato rimbalzando a 2 chilometri al secondo. All’epoca non esistevano altre navicelle spaziali in orbita che ci potessero restituire una visione ravvicinata dell’impatto, e trovare la posizione esatta è diventato un caso irrisolto per più di 10 anni. Abbiamo usato tutti i possibili telescopi della Terra, dati e modelli computerizzati per identificare il sito esatto e abbiamo finalmente trovato le cicatrici. Il prossimo passo sarà quello di inviare un robot per esaminare i resti del corpo della navicella spaziale e le “ali” degli array solari».