TRACKING CON ”SARDINIA DEEP SPACE ANTENNA”

Anche Srt seguirà il tuffo di Cassini

L’Agenzia spaziale italiana inaugura un nuovo filone di attività del radiotelescopio sardo Srt acquisendo il segnale dalla sonda orbitante intorno a Saturno

     01/09/2017

Crediti: Sergio Poppi / Inaf Cagliari

Prendono oggi il via dal Sardinia Deep Space Antenna (Sdsa) le operazioni di “tracking” della sonda Nasa-Esa-Asi Cassini che tra qualche giorno compirà l’ultimo atto della sua ventennale missione dedicata al sistema di Saturno. Il Sdsa dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) costituisce una nuova configurazione sviluppata per l’impiego a supporto di missioni interplanetarie, equipaggiando in modo adeguato il Sardinia Radio Telescope (Srt) realizzato dall’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica) in collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana, la Regione Sardegna e il Ministero dell’istruzione, università e ricerca, e destinato allo studio dell’universo e dei suoi misteri. Il Sardinia Deep Space Antenna a partire da gennaio diventerà ufficialmente operativo nell’ambito del Deep Space Network della Nasa, ma fornirà servizi di comunicazione e navigazione anche per le sonde interplanetarie europee, specializzandosi in particolare per quelle marziane, in vista della Human Exploration del pianeta.

Il Sdsa nasce grazie ad accordi tra l’Asi e l’Inaf e a uno specifico accordo Asi – Nasa, che ne assicura l’impiego per una molteplicità di missioni interplanetarie in collaborazione con il Jet Propulsion Laboratory (Jpl). Il suo debutto è legato alla fase cruciale The Grand Finale della missione di Cassini nel sistema di Saturno. Il Sdsa seguirà gli ultimi giorni del lungo viaggio della sonda prima del suo tuffo finale sul pianeta fissato per il 15 settembre prossimo.

Gli accordi stipulati tra Asi e Inaf prevedono attività esclusive dell’Asi nel campo della ricerca scientifica e tecnologia, con infrastrutture, equipaggiamento e operazioni di comunicazione e tracking legate al deep space e attività di comune interesse che riguardano settori come la radioscienza, il tracciamento degli space debris e lo space weather. Un’ampliata capacità, quella del Sdsa, che sarà incrementata in fasi successive per dare al paese una piena deep space ground capability che permetterà all’Italia di essere sempre più coinvolta nelle missioni interplanetarie in corso e future.

Il primo passo non è da poco, le capacità di Sdsa si stanno mettendo subito luce in occasione della conclusione del programma Cassini. I test per ‘catturare’ e seguire Cassini sono, in realtà, iniziati già il 22 agosto, quando la sonda è apparsa visibile alla radio antenna. Questa prima fase di impiego avviene nella banda X grazie a un ricevitore altamente sensibile installato la scorsa primavera. Si tratta di un contributo del Jpl/Caltech che rientra nell’accordo di collaborazione tra Nasa e Asi relativa alle attività di upgrading e utilizzazione del Sardinia Radio Telescope. Sdsa si avvale anche di un equipaggiamento specifico fornito dall’Agenzia spaziale europea (Esa) e della collaborazione dello European Space Operations Centre (Esoc).

«È davvero una giornata particolare, oggi», ha dichiarato il presidente dell’Agenzia spaziale italiana Roberto Battiston, «inauguriamo la prima unità di ricerca esterna dell’Asi presso la sede Inaf di Cagliari con le prime osservazioni dei segnali radio di Cassini raccolte da Srt e provenienti da un miliardo e 400 milioni chilometri di distanza. Con queste osservazioni Srt entra di fatto nella rete mondiale di radiotelescopi che scrutano lo spazio profondo per comunicare con i satelliti inviati sui pianeti del Sistema solare. È un risultato esaltante, realizzato dopo un anno di intenso lavoro in collaborazione con Nasa-Jpl e con i colleghi dell’Inaf, con cui Asi condivide l’uso dello straordinario telescopio Srt».

«È il primo passo di un lungo e ambizioso percorso, quello di raggiungere la piena capacità in trasmissione e ricezione in modo da contribuire alla gestione delle numerose missioni verso Marte che verranno lanciate nel 2020. In quell’anno assisteremo ad una sorta di imbottigliamento spaziale e tutti i radiotelescopi del mondo saranno utilizzati per guidare il traffico satellitare intorno a Marte e scambiare dati e comandi: sulla base di questi primi risultati ci aspettiamo che Asi con Srt farà la sua parte nel Dsn».

«L’insediamento dell’Unità Asi presso la nostra sede in Sardegna, frutto di una proficua collaborazione fra i due Enti», ha commentato il presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica, Nichi D’Amico, «e l’attenzione che la Nasa pone alle performance del radiotelescopio Srt e dei nostri laboratori di sviluppo, aprono grandi prospettive. In questi giorni ho visto le squadre Inaf e Asi lavorare con grande affiatamento ed entusiasmo», continua il presidente D’Amico, «con interessi scientifici e tecnologici e competenze complementari e di altro profilo, che certamente contribuiranno a capitalizzare le caratteristiche interdisciplinari di questo grandioso impianto che l’Isola ospita con grande attenzione. Sono inoltre fiero di vedere il coinvolgimento di giovani che si sono formati in Sardegna, presso l’Ateneo e poi presso i laboratori dell’Inaf: questo indubbiamente indica l’eccellenza accademica e scientifica che esiste in Sardegna».

«La Sardegna con il radiotelescopio di San Basilio rafforza oggi il suo ruolo nella rete mondiale dell’aerospazio grazie a uno straordinario lavoro in collaborazione con Nasa, Asi e Inaf. Ne siamo molto orgogliosi», dice il vicepresidente della Regione e assessore alla programmazione Raffaele Paci, «e siamo da sempre convinti che in questo settore la nostra regione con le sue competenze diffuse possa collocarsi in una posizione di vera e propria eccellenza. La Giunta ci crede molto e stiamo lavorando per creare una piattaforma di valenza internazionale, coinvolgendo imprese, università e centri pubblici di ricerca. Come Regione siamo pronti a dare tutto il supporto necessario anche per favorire accordi nazionali e internazionali che rafforzino ulteriormente la posizione e il ruolo della Sardegna», conclude Paci.

«Il centro di controllo e gli equipaggiamenti del Sdsa installati in antenna offrono grandi potenzialità», dice il capo programma Salvatore Viviano dell’Asi, «che utilizzeremo, nella tempistica di impiego esclusivo dell’antenna da parte dell’Asi, per fornire servizi di telecomunicazione, tracking e radioscienza per le missioni interplanetarie, in coordinamento con il Deep Space Network (Dsn) del Jpl/Nasa e, in futuro, anche all’interno della rete di Estrack dell’Esa, a supporto di missioni della stessa Asi di altre agenzie spaziali. L’Unità di ricerca presso terzi (Urt) dell’Asi svolgerà attività di analisi dati, di sperimentazione e ricerca che abbracceranno vasti ambiti scientifici e tecnologici spaziali connessi alle svariate tipologie delle missioni interplanetarie alle quali Sdsa collaborerà. Inoltre, la Urt Sdsa svolgerà ricerca congiunta con l’Inaf, in settori di comune interesse. I passi successivi del progetto prevedono il rafforzamento delle dotazioni strumentali e umane che permetteranno, entro il 2020, la piena capacità operativa del Sdsa nel fornire servizi completi come stazione per il deep space internazionale, affiancando all’attuale capacità di ricezione in banda X, quella in banda Ka e, a seguito di una opportuna fase di progettazione, la trasmissione nelle bande X e K, quest’ultima specificatamente per la radioscienza».