APOD, INTERVISTA AL FOTOGRAFO MARCO MENIERO

Luna del tuono in Piazza dei Miracoli

Scattata in onore di Galileo, la fotografia della luna piena di luglio con la Torre Pendente si è aggiudicata oggi l’Astronomy picture of the day della Nasa. «Quando metto l’occhio dietro la reflex», ci spiega l’autore, Marco Meniero, «cerco di trasmettere le sensazioni con il linguaggio della fotografia: una buona foto deve far pensare oppure sognare»

“Thunder Moon over Pisa”, la fotografia di Marco Meniero scelta dalla Nasa come Apod del 18 luglio 2017

Thunder Moon, luna del tuono: è così che viene chiamata la luna piena di luglio. Ed è una bella fotografia della Thunder Moon over Pisa a essersi aggiudicata oggi l’ambito titolo di “Apod” (astronomy picture of the day), la foto astronomica del giorno, della Nasa. L’autore è Marco Meniero, controllore del traffico aereo militare di professione, presso l’aeroporto internazionale di Pisa, e astrofotografo per passione. Lo abbiamo intervistato.

Una luna piena che più pisana non si potrebbe: come le è venuta l’idea?

«Volevo associare un astro ai monumenti di Piazza dei Miracoli per onorare Galileo Galilei. Si narra infatti che egli abbia effettuato l’esperimento dei gravi proprio lanciando dei pesi dalla sommità della Torre Pendente. Inoltre sembrerebbe che egli abbia elaborato la legge del pendolo osservando la lampada nel Duomo di Pisa».

Lo scatto quando e come è nato?

«In realtà la foto è il risultato della somma di due scatti: uno per lo sfondo e uno per la Luna Piena del 9 luglio scorso. Ho usato questa tecnica per evitare la sovraesposizione del disco lunare».

E si è aggiudicato l’ambitissima “Astronomy picture of the day” della Nasa… congratulazioni. Le era già capitato?

«No, è la prima volta che una mia foto viene scelta per un’Apod. La cosa mi ha fatto ovviamente piacere per il prestigio della Nasa. Non conosco i meccanismi di scelta e penso che i selezionatori delle Apod siano scienziati e non esperti di fotografia, come ad esempio nei concorsi di fotografia, quindi ritengo che quando una foto viene scelta per l’Apod non sempre sia la foto tecnicamente migliore, ma forse la più significativa per qualche evento tipo eclissi, congiunzioni di un determinato periodo. Molti fotografi ritengono che “vincere un’Apod” sia un premio come vincere un concorso fotografico. Io invece penso solo di aver fatto una buona foto che è piaciuta ai selezionatori».

Marco Meniero con la moglie, Andreina Ricco. «Allego una foto con mia moglie», spiega a Media Inaf, «perché tutte le foto le realizzo insieme a lei».

Quando ha iniziato ad appassionarsi all’astrofotografia?

«Da metà anni ’90. Nel fare astrofotografia ho sempre tenuto conto sia della tecnica, che permette di sfruttare al massimo le possibilità della propria strumentazione, sia della creatività, che consente, invece, di rivelare l’abilità e il sentimento personale nell’atto espressivo. Nella continua ricerca artistica cerco di creare un’immagine creativa, equilibrata e armoniosa. Scegliere un’inquadratura, piuttosto che un’altra, significa, poter esprimere la mia intima interpretazione della scena».

Cosa c’è dietro alla passione per la fotografia, e per l’astrofotografia in particolare?

«Quando riprendo il Cielo, ritraggo me stesso, o almeno ciò che vedo del contesto rapportato al mio io. La tecnica fotografica fornisce la capacità di estrarre il magico mondo che portiamo dentro. Non vivo la fotografia come un campo di sfida in cui vince chi ottiene un’Apod, chi raggiunge la risoluzione dell’ottica o supera la magnitudine limite: ho sempre visto la tecnica fotografica solo come una dimensione culturale, e come nelle arti, mi sono posto al centro dell’universo rappresentativo: testimone e interprete delle bellezze osservate. Cerco di comporre l’immagine dando una struttura all’inquadratura tale da permettere alla foto di raccontare più di quanto si possa semplicemente vedere. Quando metto l’occhio dietro la reflex cerco di trasmettere le sensazioni con il linguaggio della fotografia: una buona foto deve far pensare oppure sognare. Per riuscirci si deve essere in grado di riconoscere i fenomeni celesti con le loro effemeridi e saperli inserire con armonia nel fotogramma».