SISTEMI BINARI IGNORATI DA KEPLER

Pianeti piccoli per colpa di stelle nascoste

Una nuova ricerca teorizza che alcuni esopianeti siano meno densi di quanto precedentemente pensato a causa della presenza di una seconda stella che gioca a nascondino. Ciò implicherebbe la necessità di ricalcolare le dimensioni esatte di molti degli esopianeti scoperti da Kepler

«La nostra conoscenza dei pianeti piccoli come la Terra e di quelli grandi come Giove può cambiare quando otteniamo maggiori informazioni sulle stelle attorno a cui orbitano», ha spiegato Elise Furlan del Caltech/Ipac-NexScI a Pasadena. Secondo quanto recentemente studiato «bisogna conoscere la stella per farsi un’idea sulle proprietà dei suoi pianeti». Perché? Le stelle che si nascondono in alcuni sistemi possono influenzare la densità e la grandezza del pianeta rilevato con il metodo del transito. Una nuova ricerca teorizza che alcuni esopianeti sono meno densi di quanto precedentemente pensato a causa della presenza di una seconda stella che gioca a nascondino.

Ma cosa intendiamo per nascosta? Spesso, due stelle che orbitano l’una attorno all’altra in un sistema binario appaiono come un singolo puntino luminoso nel cielo. Anche il sofisticato telescopio Kepler può fallire in questi casi. La presenza di una seconda stella può avere conseguenze significative quando gli scienziati cercano di determinare le dimensioni dei pianeti.

È stato determinato che circa la metà di tutte le stelle simili al Sole nel nostro “vicinato” galattico hanno una stella compagna nel raggio di 10mila unità astronomiche (un’unità astronomica è uguale alla distanza media tra il Sole e la Terra o 150 milioni di chilometri). Sulla base di questo, circa il 15 per cento delle stelle avvistate da Kepler potrebbe avere una compagna, il che significa che i pianeti intorno a queste stelle possono essere meno densi di quanto precedentemente pensato.

Questo fumetto spiega perché le dimensioni di alcuni esopianeti dovrebbero essere riviste nei casi in cui esiste una seconda stella nel sistema. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech

Quando un telescopio individua un pianeta che passa davanti alla sua stella – il cosiddetto “transito” – gli astronomi misurano la conseguente diminuzione apparente della luminosità della stella. La quantità di luce bloccata durante un transito dipende dalla dimensione del pianeta: più grande è il pianeta, più luce viene bloccata e maggiore è la dimensione osservata. Gli scienziati utilizzano queste informazioni per determinare il raggio del pianeta. Se ci sono due stelle nel sistema, il telescopio misura la luce di entrambe le stelle. Ma se un pianeta orbita attorno a una sola di queste due stelle, una soltanto delle due fonti luminose viene bloccata. Ecco perché può capitare di sottostimare la dimensione reale del pianeta, e di conseguenza di sovrastimarne la densità .

Furlan e il suo collega Steve Howell si sono concentrati su 50 pianeti nell’area osservata da Kepler, le cui masse e raggi sono stati precedentemente stimati. Questi pianeti orbitano attorno a stelle in sistemi binari, ma per 43 dei 50 pianeti gli esperti non hanno tenuto conto anche della luce proveniente dalla stella compagna e i dati sono – di conseguenza – falsati o incompleti. Ciò significa che è necessaria una revisione delle dimensioni esatte.

I dati rivisti per i pianeti scoperti da Kepler saranno utili per la missione Transiting Exoplanet Survey Satellite (Tess), che cercherà piccoli pianeti intorno a stelle luminose e piccole vicine a noi.

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