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MODELLINO DELLA PIATTAFORMA ESO AL PARANAL

Il mio grande grosso osservatorio Lego

L'osservatorio astronomico del Paranal nel deserto di Atacama, in Cile, ricostruito nei minimi dettagli con i mattoncini giocattolo più famosi del mondo. Vlt, Vst, Vista, Vlti, il centro di controllo. Tutto in scala 1:150 per un totale di 25mila pezzi assemblati

Frans Snik e il suo team al lavoro sul modellino Lego dell’osservatorio Eso del Paranal. Crediti: Eso

C’è stato bisogno di un vero e proprio gruppo di ricerca – quello guidato dall’astronomo olandese Frans Snik – per ricostruire l’intera piattaforma dell’osservatorio Eso del Paranal nell’affascinante versione mignon a mattoncini Lego.

Se per costruire il suo osservatorio astronomico sul Cerro Paranal, nel deserto di Atacama in Cile, lo European Southern Observatory ha coinvolto alcune delle menti più brillanti della scienza e della tecnologia, per riprodurre il modellino giocattolo dei quattro telescopi Vlt, insieme ai quattro telescopi ausiliari con una maniacale attenzione ai minimi dettagli, l’Eso ha messo a disposizione i suoi uomini migliori.

Ed ecco gli astrofisici tornare bambini per un giorno e dare vita a un balocco di mattoncini Lego davvero unico nel suo genere, poi trasportato alla sede Eso di Garching in Germania, in attesa di entrare a far parte della collezione del Supernova Planetarium & Visitor Center che aprirà al pubblico nella primavera del 2018.

Il modellino giocattolo dell’osservatorio del Paranal, in scala 1:150, fa bella mostra dei telescopi Vlt racchiusi nelle caratteristiche strutture a cupola, come di tutti gli strumenti a disposizione nella piattaforma cilena. C’è il Vlt Survey Telescope (Vst, realizzato dall’Eso insieme all’Osservatorio astronomico di Capodimonte), c’è il Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy (Vista), e c’è persino il centro di controllo. Oltre 3mila mattoncini assemblati per mettere insieme uno dei quattro telescopi Vlt, e ben 25mila quelli necessari a ricostruire l’intera piattaforma del Paranal: strutture rotanti, cupole apribili, persino le proporzioni e le posizioni fra gli strumenti sono state rispettate. C’è anche il Very Large Telescope Interferometer (Vlti), l’interferometro usato per le osservazioni con risoluzione più alta.

Costruire il modellino di un telescopio è un’occasione straordinaria per comprendere come funzionano i moderni strumenti a disposizione di astronomi e astrofisici. Per chi ha tempo e pazienza di imbarcarsi nell’impresa (e ha qualche migliaia di euro da spendere in mattoncini) Frans Snik è ben lieto di mettere a disposizione tutti i piani di costruzione del progetto. Alcuni pronti per il download qui e qui.

E per chi pensa già a domani, ecco la versione Lego del più grande telescopio ottico al mondo: l’Extremely Large Telescope attualmente in costruzione al Paranal e dove l’Italia farà la parte del protagonista.

Gli scienziati amano i Lego. Nathan Readioff dell’esperimento Atlas al Cern di Ginevra ha sottoposto alla community di Lego ideas il suo modellino a mattoncini dell’acceleratore di particelle più famoso del mondo, il Large Hadron Collider. E anche il nostro Fabrizio Villa, ricercatore allo Iasf Bologna dell’Istituto nazionale di astrofisica, ha costruito il suo modellino Lego del satellite Planck.

Un amore ricambiato dalla fabbrica di giocattoli danese, che a scienziati e scienziate ha dedicato molte delle sue minifigure. In un’epoca in cui i bimbi hanno molti oggetti con cui giocare, e l’elettronica di consumo è un agguerrito concorrente dei giocattoli tradizionali, la Lego ha saputo riconoscere la naturale linea evolutiva dei propri mattoncini, e si è inventata Mindstorms: una linea di prodotti che combinano mattoncini programmabili (piccoli computer) con motori elettrici, sensori, mattoncini, ingranaggi, assi e parti pneumatiche della linea Technic, per costruire robot. Automatici e interattivi.

Scientificamente parlando, si è passati dall’ingegneria meccanica alla robotica e alla meccatronica. E così, davanti a un computer, giovani menti pianificano nei dettagli il lavoro che vogliono venga eseguito dal robot, cercando di prevedere possibili errori e calcolando i rischi. Programmano, trasferiscono le informazioni e mandano in esecuzione la macchina. Un po’ come fanno i rover driver di Spirit, Opportunity e Curiosity, i robot Nasa spediti su Marte.

Come dice il proverbio: non c’è nulla di più serio del gioco.

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Davide Coero Borga: