RIFLESSIONI D’UN ROMANZIERE SCIENZIATO

Sette universi per Alan Lightman

Uscito quest’anno in italiano, “L’universo accidentale” è una raccolta di brevi saggi pensati per guidare il lettore attraverso i grovigli morali e filosofici sollevati dalla scienza moderna riguardo al concetto di universo

L’universo accidentale. Sette riflessioni cosmologiche sul mondo che credevi di conoscere, di Alan Lightman. Traduzione italiana di Paola Borgonovo. Sironi editore, 2017, 140 pp.

Narratore e astrofisico, Alan Lightman, autore di L’universo accidentale (Sironi, 2017), non è uno scienziato che fa divulgazione. La differenza la spiega lui stesso nel libro, ricordando che quando arrivò come professore al Mit, il Massachusetts Institute of Technology, gli vennero assegnati due incarichi: insegnava fisica al mattino, al dipartimento di scienze, e scrittura creativa al pomeriggio, al dipartimento di studi umanistici. Un dualismo che percorre – e caratterizza – l’intero libro. Libro che non sarebbe dunque esatto collocare nella casella della divulgazione scientifica: nel corso delle sue 140 leggibilissime pagine s’intrecciano autobiografia e cosmologia, filosofia e storia dell’arte.

Come suggerisce il sottotitolo, si tratta di riflessioni. Sette: una per ciascuno dei tratti a partire dai quali viene descritto l’universo: accidentale, provvisorio, spirituale, simmetrico, smisurato, regolato e incorporeo. Sette saggi che guidano il lettore attraverso i grovigli morali e filosofici sollevati dalla scienza moderna riguardo al concetto di universo. Sette prospettive che offrono a Lightman l’occasione per raccontare aneddoti storici e personali – dal pendolo di Foucault al matrimonio della figlia – e per riassumere, con un linguaggio evocativo e alla portata di tutti, lo stato delle conoscenze e delle incertezze sulla natura del cosmo. E per affrontare con semplicità domande che molti fisici troverebbero inappropriate, se non proprio imbarazzanti: ci sono altri universi, oltre a quello che abitiamo? La scienza può provare l’esistenza di Dio? E un’esperienza religiosa, può essere messa scientificamente alla prova?

“Sono ateo”, dichiara Lightman nel capitolo sull’universo spirituale. Ma è un ateo che, come gli atei delle Opinioni di un clown di Heinrich Böll, parla molto – se non proprio di Dio – della religione. E rischia di piacere moltissimo ai lettori che atei non sono, “turbato” com’è dal radicale rigetto della religione di un collega scienziato e divulgatore come Richard Dawkins. Di certo è un ateo che non mostra alcun problema ad ammettere la propria spiritualità: “stupore”, “mistero” e “desiderio” sono termini che ricorrono continuamente, nel libro. Ma più che nelle riflessioni spirituali, a tratti ridondanti, è in quelle sulla bellezza che la scrittura di Lightman offre il meglio. Come nel saggio sull’universo simmetrico, dove da un principio fondamentale della fisica quale quello di energia minima emergono con naturalezza la rotondità dei pianeti e quella delle bolle di sapone, la peculiare simmetria dei fiocchi di neve e la regolarità delle celle esagonali delle api.

Se il sottotitolo della traduzione italiana del libro – “Sette riflessioni cosmologiche sul mondo che credevi di conoscere” – sembra strizzare l’occhio alle sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli, man mano che li si percorre i sette universi di Lightman ricordano molto di più le lezioni americane di Calvino. Come in Calvino l’elogio d’un valore (la leggerezza, la rapidità…) non esclude – anzi, si trascina appresso – quello del valore opposto (la pesantezza, la lentezza…), uno fra gli aspetti più convincenti del libro di Lightman è proprio il modo in cui sa sottolineare l’importanza di ogni prospettiva con quella del suo contrario: l’universo regolare delle leggi di natura e il bisogno dell’imprevedibile, l’eleganza della simmetria e – al tempo – della piccola imperfezione che ne rompe la monotonia.