RICOGNIZIONE AL CRATERE ENDEAVOUR

Opportunity sul bagnasciuga

Il rover Nasa ha individuato una serie di striature che caratterizzano il pendio del cratere Endeavour da est a ovest. Segno dell’azione di dilavamento prodotta un tempo dall’acqua o risultato dell’azione erosiva del vento?

Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Cornell/Arizona State University

Sarà la canicola di questi giorni. Sarà la voglia di vacanza. Ma a guardar bene questa straordinaria immagine raccolta dal Mars Exploration Rover Opportunity, sembra di sentire il profumo del mare, la battigia di una spiaggia mediterranea, la sabbia lucida, l’acqua cristallina appena increspata dal vento.

E invece siamo su Marte. Sull’orlo del cratere Endeavour. Là dove, dal 2011, il rover Nasa perlustra creste e canaloni scavati dal vento o, chissà, dal flusso di detriti trascinati dalla corrente di quello che fu un fiume marziano.

L’interno del cratere, in corrispondenza della regione conosciuta come Perseverance Valley, presenta strutture geologiche ambigue e difficili da interpretare. «Una serie di striature caratterizzano il pendio del cratere da est a ovest, a partire dall’orlo di Endeavour», spiega Ray Arvidson, Deputy Principal Investigator di Opportunity e ricercatore della Washington University a Saint Louis. Forse un canale di drenaggio di miliardi di anni fa.

«C’è da capire se le rocce che si trovano in quest’area siano state trasportate in loco a causa di un’azione di dilavamento prodotta dall’acqua che forse un tempo copriva questa regione o se, piuttosto, non si tratti del risultato dell’erosione costante del vento», sottolinea Arvidson.

Il bacino di circa 22 chilometri di diametro, causato dall’impatto di un meteorite miliardi di anni fa, è ormai sito eletto di Opportunity che, a partire dal 2011, ha esplorato una serie di piccoli crateri dove ha evidenziato la presenza di tracce di acqua acida e salmastra per poi arrivare nella regione dove si trova attualmente nel 2016, quando ha ottenuto un prolungamento dell’attività di ricerca da 12 a 14 anni, prima dello spegnimento definitivo.

A complicare il tutto c’è quella ruota anteriore destra che, dal 2005, costringe gli “autisti” del rover Nasa a complicate manovre di guida. Immaginate di dover camminare su un altro pianeta e, per di più, in retromarcia!