MARTE: COSA SAPPIAMO DELLA SUA ATMOSFERA

1000 giorni di MAVEN

Il cielo sul Pianeta rosso è estremamente dinamico, mutevole, e nel corso dei millenni è stato quasi completamente “spogliato” da Sole e vento solare. A 1000 giorni dal suo arrivo su Marte l’orbiter Nasa ha scompaginato le carte sul tavolo della scienza

Crediti: Nasa Goddard Space Flight Center.

L’orbiter Mars Atmosphere and Volatile Evolution (MAVEN) festeggia i suoi primi 1000 giorni nell’orbita marziana. Era il 21 settembre 2014 quando la sonda Nasa si aggiunse alla flotta degli orbiter marziani dopo un viaggio durato 10 mesi, 700 milioni di chilometri percorsi. Da allora grazie al suo “naso” elettronico abbiamo imparato a conoscere meglio i segreti e la storia di quell’atmosfera che, pur debole e sottile, avvolge il Pianeta rosso.

La coperta di gas e polveri attorno a Marte è diversa da quella di Venere e della Terra perché legata al pianeta da una debole forza di gravità. Le molecole di acqua e l’anidride carbonica controllano il clima e quindi studiarle permette agli esperti di capire meglio la storia di Marte negli ultimi 4 miliardi anni e di tracciare il passaggio da un clima caldo e umido al freddo e secca clima secco che si osserva oggi.

In questi primi 1000 giorni di missione scientifica MAVEN ha confermato che il Pianeta rosso è stato progressivamente spogliato della sua atmosfera a causa del vento solare, trasformando un ambiente inizialmente caldo e bagnato nella terra arida consumata dal clima freddo e asciutto che conosciamo. Di più: grazie alla sonda Nasa abbiamo una prima misura della velocità con cui la soffice coperta di gas che avvolgeva un tempo il pianeta è stata ridotta a brandelli dal tempo in cui luce ultravioletta e vento solare erano più intensi. Misurando gli isotopi delle particelle sospese in atmosfera è possibile dedurre che circa i 2/3 di essa sono andati perduti.

L’attuale composizione del cielo marziano presenta un’oscillazione stagionale nella percentuale di idrogeno volatile corrispondente a un fattore 10. È l’acqua presente in atmosfera la causa di questo fenomeno e dipende da un processo di elettrolisi del tutto inaspettato e ancora difficile da spiegare.

L’assenza di un campo magnetico complica terribilmente le cose: piccole regioni di crosta marziana presentano una concentrazione di cariche in corrispondenza delle tempeste solari, con una conseguente distribuzione a macchia di leopardo della magnetosfera. MAVEN ha individuato due nuove tipologie di aurora (diffusa e protonica) corrispondenti a questa natura locale dei fenomeni elettromagnetici.

La ionosfera del Pianeta rosso è “sporcata” dalla presenza di ioni metallici, figli della polvere interplanetaria che colpisce l’atmosfera marziana come durante il passaggio della cometa Siding Spring. E anche la distribuzione di ozono e ossido nitrico segue un comportamento complesso e del tutto non previsto, indicatore di processi dinamici di scambio di gas tra l’atmosfera inferiore e quella superiore che, ancora, la scienza non è in grado di spiegare.

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