ERUZIONI DOPO L’IMPATTO DI 1,85 MILIARDI D’ANNI FA

Vulcani, a premere il grilletto fu un meteorite

L’analisi di campioni di roccia raccolti nel sito di Sudbury, in Canada, dove si trova uno fra gli antichi crateri da impatto a oggi meglio preservati, mostra come il bolide che ha colpito la Terra quasi due miliardi di anni fa possa aver innescato eruzioni vulcaniche violente e di lungo termine

Microfotografia di un coccio verde vescicolare proveniente dalla Formazione di Onaping nel bacino da impatto di Sudbury (Canada). Crediti: Paul Guyett, Trinity College Dublin

Attività vulcanica e crateri. Ecco le drammatiche conseguenze, suggerisce uno studio pubblicato su Journal of Geophysical Research: Planets, degli impatti meteoritici sulla Terra e sugli altri pianeti rocciosi del nostro Sistema solare. Nel corso di miliardi di anni, la superficie del nostro pianeta (come della Luna) è stata letteralmente plasmata dall’arrivo dei meteoriti, ma anche il nostro clima è conseguenza di ciò che è accaduto miliardi di anni fa. Eruzioni vulcaniche violente e di lunga durata sarebbero state innescate proprio in seguito all’arrivo dei meteoriti.

I ricercatori hanno studiato le rocce di uno dei crateri da impatto più imponenti e antichi sul pianeta, cioè il bacino di Sudbury, in Canada (lungo 62 chilometri, largo 30 e profondo 15). L’asteroide, o la cometa, che ha dapprima impattato con la nostra atmosfera per poi colpire la Terra creando questo straordinario cratere poteva avere un diametro stimato fra i 5 e i 15 km. L’evento risale a circa 1,85 miliardi di anni fa. Subito dopo, nel corso di anni e anni, il bacino è stato riempito da rocce fuse e frammenti vulcanici: frammenti dalla forma angolare particolarmente distintiva (simile a una chela di granchio), dovuta alle bolle di gas che si espandono nella roccia fusa per poi esplodere catastroficamente . Una caratteristica, questa, che implica la presenza di acqua, e che si può osservare anche sotto i ghiacciai dell’Islanda. Le eruzioni che hanno coinvolto il bacino canadese sono durate a lungo, mentre il cratere era colmo d’acqua marina.

Il cratere di Sudbury o bacino di Sudbury. Crediti: NASA

La scoperta dei geochimici del Trinity College di Dublino è che i frammenti vulcanici (ritrovati nello strato spesso 1,5 chilometri noto come Onaping Formation) hanno cambiato forma nel corso del tempo, e ciò vuol dire che «il magma che fuoriesce dai vulcani è cambiato nel tempo», ha spiegato Balz Kamber: subito dopo l’impatto è direttamente correlato alla fusione della crosta terrestre, ma con il tempo il vulcanismo sembra essere stato alimentato da magma proveniente da livelli più profondi all’interno del pianeta. «Le conseguenze dei grandi impatti sulla Terra primitiva potrebbero essere più serie di quanto pensato», conclude Kamber.

La Terra primitiva è stata letteralmente bombardata dagli asteroidi provenienti dai confini del Sistema solare. Questo periodo di intensa attività balistica ha cambiato i connotati del giovane pianeta all’esterno, portando in superficie notevoli quantità di materiale dalle profondità terrestri, tramite violente eruzioni vulcaniche che hanno contribuito a modellare le rocce. Rocce che oggi gli esperti possono studiare. Non solo: anche Mercurio, Venere, Marte e la Luna hanno subito lo stesso destino. Ma lì l’assenza di tettonica a placche e di fenomeni erosivi fa sì che possano essere rimaste preservate – almeno in parte – le sembianze originali.

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