CONSEGNATI I PRIMI TRE RIVELATORI

Il senso di Euclid per l’infrarosso

Consegnati i primi rivelatori per lo spettrofotometro Nisp, la “retina” perfetta per osservare il vicino infrarosso. Nuovo traguardo per Euclid, la missione Esa dedicata allo studio dell’universo oscuro. Il punto con Luca Valenziano, responsabile scientifico per Inaf del progetto e operation manager dello strumento

Euclid è la missione ESA dedicata allo studio dell’universo oscuro.

Nuovo e importante traguardo per Euclid ‒ la missione dell’Agenzia spaziale europea dedicata allo studio dell’universo oscuro ‒ con la consegna dei primi tre rilevatori dello spettrofotometro Nisp, quella che potremmo definire la “retina” di un occhio tecnologico per osservare il cielo nel vicino infrarosso.

Buone notizie, dunque, per quella che sarà un’avventura che vedrà l’Italia protagonista. Il nostro paese è infatti coinvolto nel progetto Euclid, la cui realizzazione è supportata da ASI, sia per ciò che riguarda la realizzazione di due degli strumenti a bordo (quello per immagini nel visibile Vis e il già citato Nisp per fotometria e spettroscopia nel vicino infrarosso) sia con la responsabilità di gestione del segmento di terra e della survey.

Con i microfoni di Media Inaf abbiamo raggiunto Luca Valenziano, ricercatore dell’Istituto nazionale di astrofisica e operation manager dello strumento Nisp. È lui a occuparsi del coordinamento delle attività italiane sullo strumento spettrofotometrico come pure del coordinamento dello strumento in volo.

Luca Valenziano. Istituto nazionale di astrofisica, Iasf Bologna.

A che punto siamo? Come sta Euclid e quanto manca alla consegna finale degli strumenti di volo?

«Stiamo preparando i modelli di qualifica per gli strumenti di bordo, quindi siamo in una fase intermedia del lavoro in cui i modelli meccanici sono ormai stati verificati e si inizia a verificare la performance degli strumenti con modelli di qualifica che sono in parte sono stati consegnati, come nel caso di Vis, mentre per Nisp bisognerà aspettare settembre. Successivamente questi modelli diventeranno un modello di verifica funzionale e a fine anno saranno pronti per la consegna a Esa. Siamo a un anno e mezzo dalla consegna finale degli strumenti di volo. Mentre, per ciò che riguarda la riduzione dati, posso dire che il segmento di terra, che è di responsabilità italiana, sta affrontando le review intermedie per essere pronto a iniziare con i test finali. Poco meno di un anno e dovremmo esserci».

La dark matter è un argomento piuttosto gettonato in fisica e astrofisica. E sono più d’uno gli strumenti in funzione o in cantiere che si occuperanno di questa componente tanto elusiva dell’universo che abitiamo. In cosa si distingue Euclid e perché il suo lavoro potrebbe essere tanto importante per la scienza?

«Certo esistono strumenti che fanno ricerca diretta della materia oscura, partendo dal decadimento delle particelle che la compongono. Esperimenti di alte energie sono oggi specificamente dedicati alla misura diretta della dark matter. Ma bisogna tener conto che Euclid, in confronto a tutti gli altri strumenti che sono in preparazione, misura la posizione di miliardi di galassie nello spazio e ottiene una mappa tridimensionale del cosmo. Andando in profondità, Euclid si muove nel tempo, osservando di fatto l’evoluzione delle caratteristiche di dark matter e dark energy durante la storia dell’universo. La copertura degli strumenti consente di ottenere errori di misura estremamente piccoli e quindi distinguere con estrema chiarezza fra modelli di possibili universi, di gravità modificata o di evoluzione della gravità in funzione della storia dell’universo. Potremo dunque capire, per esempio, se la relatività di Einstein vada modificata su scale cosmologiche».