COMPRENDE I GETTI CORONALI

Modello universale di eruzione solare

Se si tira troppo la corda si spezza, si sa. Così anche per i filamenti di plasma nell’atmosfera solare, la cui torsione spasmodica provoca eruzioni di plasma, sia in forma di massicce nubi che di più limitati “getti coronali”. Secondo un nuovo modello teorico pubblicato su Nature sarebbero due facce della stessa medaglia magnetica

Un getto coronale ripreso dalla sonda Solar Dynamic Observatory il 30 gennaio 2015. Crediti: Nasa/Sdo

Nell’ambito dello space weather le eruzioni solari sono di particolare importanza perché possono causare effetti sulla Terra. I fisici solari hanno studiato in dettaglio le cosiddette espulsioni di massa coronale (Cme, coronal mass ejection), durante le quali gigantesche nuvole di gas caldissimo della corona solare (la parte più esterna dell’atmosfera della nostra stella) vengono letteralmente fiondate nello spazio da movimenti di “tira e molla” del potente campo magnetico solare.

Esistono anche eruzioni molto meno intense che, manifestandosi tipicamente in forma allungata, vengono definite getti coronali e che si pensavano prodotte da meccanismi diversi rispetto alle emissioni di plasma a scala maggiore.

Ora un gruppo anglosassone ha pubblicato su Nature un nuovo studio teorico in cui si dimostra come sia le espulsioni di massa coronale che i getti coronali possano essere riconducibili allo stesso processo. In entrambe le tipologie di eruzione sono coinvolti densi filamenti di plasma riscontrabili nella parte bassa dell’atmosfera solare.

Nel nuovo studio, i ricercatori hanno scoperto che proprio da questi filamenti s’innesca l’eruzione dei getti coronali, nel momento in cui le linee di campo magnetico solare sovrastanti si spezzano per poi ricongiungersi. Si tratta dello stesso processo di riconnessione magnetica già conosciuto come motore propulsore della maggior parte delle massicce espulsioni di massa coronale.

« Finora si riteneva che ci fossero diversi meccanismi d’innesco per le diverse scale di eruzioni del Sole», commenta Peter Wyper della Durham University, primo autore dell’articolo, «ma la nostra ricerca fornisce un modello teorico universale per questa attività, il che è notevole. Inoltre, una maggiore comprensione delle eruzioni solari a tutte le scale aiuta a prevedere meglio l’attività del Sole».

Il nuovo modello sviluppato dai ricercatori è stato definito di evasione (breakout),  per ricordare come i filamenti di plasma “spezzino le catene” del loro confinamento magnetico a seguito dello stress imposto dalle torsioni del campo magnetico stesso.

«Il modello di breakout unifica la nostra immagine di che cosa sta succedendo sul Sole», dice in conclusione Richard DeVore, del Goddard Space Flight Center Nasa. «All’interno di un contesto unificato, possiamo far avanzare la comprensione sul modo in cui queste eruzioni hanno origine, sul come predirle la loro e sul come capirne meglio le conseguenze».

La conferma sperimentale di questo modello teorico potrà avvenire solo quando saranno disponibili nuove sonde per osservare il Sole, che possano ottenere osservazioni ad alta risoluzione del campo magnetico e dei flussi di plasma nell’atmosfera solare, soprattutto nelle zone polari, da cui emanano molti getti.

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