LA MAPPA DEI SITI DI ATTERRAGGIO DI MARS2020

Marte alla carta

I ricercatori della Brown University hanno pubblicato quella che certo è la più dettagliata mappa geologica della regione marziana conosciuta come Northeast Syrtis Major, candidata a sito di atterraggio per il prossimo rover Nasa Mars2020

Crediti: Mustard lab / Brown University

È la più dettagliata storia geologica della regione marziana conosciuta come Northeast Syrtis Major, fra le potenziali candidate a sito di atterraggio per il rover Nasa Mars2020, quella pubblicata su Icarus da un gruppo di ricercatori della Brown University. Una regione che ospita una straordinaria diversità di minerali, inclusi depositi che presentano condizioni che in passato potrebbero aver ospitato forme di vita sul Pianeta rosso.

Utilizzando le migliori immagini della sonda Nasa Mro (Mars Reconnaissance Orbiter), lo studio è il primo ad approcciare la questione dei depositi minerali inserendoli nel più ampio contesto geologico della regione Northeast Syrtis Major.

«Osservando le immagini raccolte da Mro ad altissima risoluzione è possibile riconoscere complessi modelli geomorfici e una varietà di minerali sulla superficie che ritengo sia del tutto differente da quanto abbiamo visto finora», spiega Mike Bramble, dottorando della Brown e primo firmatario dello studio pubblicato su Icarus. «Nel giro di pochi chilometri ci sono una quantità di elementi geologicamente straordinari e che cambia molto rapidamente nel tempo».

Qualora Nasa finisca per scegliere Northeast Syrtis Major come sito di atterraggio per la futura missione Mars2020, naturalmente, questo studio potrebbe contribuire in modo determinante alla stesura del piano di volo.

«I dati morfologici e spettroscopici elaborati da Bramble e colleghi confermano la miniera d’oro di informazioni cui potremmo accedere prima manu qualora avessimo a disposizione un rover in loco», sottolinea Jack Mustard, docente della Brown e coautore dello studio.

La regione di Northeast Syrtis Major si estende fra un cratere da impatto di 2mila chilometri di diametro e conosciuto come bacino di Isidis e un gigantesco vulcano chiamato appunto Syrtis Major. Il cratere risale a quasi 4 miliardi di anni fa, mentre un flusso di lava proveniente dal vulcano ha raggiunto la regione successivamente, circa 3,7 miliardi di anni fa. La regione conserva dunque tutta l’attività geologica che si è verificata nei 250 milioni di anni intercorsi tra questi due eventi. Migliaia di anni di erosione, causata principalmente dai forti venti che spazzano tutta la regione, hanno portato alla luce l’antichissima storia del pianeta.

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