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COME TI RIPORTO IN VITA LE ASTROFOTO ZOMBIE

Astronomy rewind, un progetto di citizen science

È l’ultimo progetto di citizen science, ovvero di scienza dal basso, lanciato sulla piattaforma Zoouniverse. Si chiama Astronomy Rewind e darà una nuova vita alle foto e alle mappe stellari contenute nei testi di astronomia o in vecchie riviste. Come? Inserendo le scansioni effettuate negli atlanti digitali del cielo in modo che i cittadini possano confrontarle con i dati acquisiti dai moderni telescopi da terra e spaziali. E chissà cosa potrebbe venir fuori da queste analisi comparate sui cambiamenti avvenuti in cielo

A sinistra un’immagine della nebulosa di Orione scattata da Henry Draper nel 1880. A destra la Nebulosa Elica in uno scatto di Marcel De Kerolyr del 1935. Crediti:

Si chiama Astronomy Rewind e permetterà ai “cittadini scienziati” di salvare le decine di migliaia d’immagini astronomiche contenute nei vecchi libri e nelle riviste di astronomia dal XIX secolo alla metà degli anni ’90 del secolo scorso, dando loro una nuova vita. Le immagini contenute nei testi storici sono infatti state scansionate e inserite negli atlanti e nei cataloghi digitali del cielo, permettendo così di poterle confrontare con le immagini delle stesse aree rilevate dai moderni telescopi spaziali e da terra.

Dopo un breve training, per capire di preciso cosa si sta cercando e come farlo, i volontari potranno vedere le scansioni delle pagine della rivista della American Astronomical Society (Aas) e dovranno innanzitutto identificare il tipo di immagine contenuta nella scansione che stanno analizzando, quindi se si tratti di foto di oggetti celesti con (o senza) coordinate, grafici o altri tipi di diagrammi.

«Trasformare la letteratura scientifica storica in dati consultabili e ricercabili è come girare la chiave di uno scrigno del tesoro» dice Alyssa Goodman (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, Cfa), e aggiunge «Non è possibile prevedere quali scoperte ci aspettano».

Le immagini di maggior interesse sono quelle la cui scala, orientamento e posizione nel cielo possono essere determinate con precisione da una combinazione di etichette o da dettagli presenti nel testo o nelle didascalie. Le immagini che mancano di tali informazioni, ma mostrano stelle, galassie o altri oggetti celesti chiaramente riconoscibili, saranno inviate ad Astrometry.net, un servizio online automatizzato che confronta le foto astronomiche con i cataloghi stellari, in modo da determinare quali aree del cielo mostrano.

A sinistra una foto di Giove scattata nel 1879 pubblicata nel libro “A History of Astronomy in the 19th Century” di Agnes Clerk. A destra uno scatto del 2014 con crediti NASA.

Le immagini astronomiche digitali realizzate con i moderni telescopi includono spesso informazioni sulla posizione degli oggetti o delle aree fotografate, oltre a quelli relativi al telescopio o alla macchina fotografica che sono stati utilizzati per realizzarle. Questi metadati sono utili per i ricercatori solo se i file delle immagini originali sono pubblicati insieme con gli articoli in cui sono analizzati e interpretati. Ma non sempre è così – anche se sta diventando la prassi su incoraggiamento della Aas – e per questo anche alcune pagine delle riviste già disponibili in formato elettronico saranno anch’esse analizzate attraverso il metodo di Astronomy Rewind e Astrometry.net.

Astronomy Rewind nasce sulle fondamenta dalla ADS All-Sky Survey Nasa, un progetto precedente nato con lo scopo di estrarre preziose immagini scientifiche dai vecchi documenti di astronomia. «È un dato ormai acclarato che le macchine non sono molto brave a riconoscere le immagini celesti sulle pagine digitalizzate che contengono un misto di testo e grafica. Gli esseri umani fanno molto meglio», dice Alberto Accomazzi, in forze all’Astrophysics Data System dello Smithsonian Astrophysical Observatory finanziato dalla Nasa.

Secondo Laura Trouille, co-ricercatrice di Zoouniverse dell’Adler Planetarium, sono già state circa quattro miliardi le classificazioni di immagini o di altri contributi che sono state fatte nel corso degli ultimi 10 anni da un milione e mezzo di volontari. Grazie ai progetti di citizen science di Zooniverse si sono fatte molte scoperte sorprendenti e sono state oltre 100 le pubblicazioni scientifiche peer-reviewed.

Se anche questo progetto riuscirà ad attrarre un numero paragonabile di volontari, la Trouille stima che potrebbero essere almeno mille al giorno le pagine digitalizzate che saranno analizzate. Ogni pagina sarà esaminato da cinque diversi “scienziati cittadini”.

Astronomy Rewind darà quindi una nuova vita a queste immagini che al momento sono un po’ come dei “morti viventi”, degli zombie. Esistono, sono in mezzo a noi, ma non vivono. Almeno finché uno di voi, esaminandole, troverà qualcosa di strano e dando magari il via a una nuova e, perché no, sensazionale scoperta sul nostro universo.

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Francesca Aloisio: