PRIMI IN INDIA, PROSSIMA TAPPA LA LUNA

Tre studenti napoletani vincono Lab2Moon

Mattia Barbarossa, Altea Nemolato e Dario Pisanti – magnifico trio della squadra partenopea Space4Life – hanno vinto ieri, a Bangalore, la competizione internazionale Lab2Moon, sbaragliando gli altri 3400 candidati. Potranno così partecipare al progetto TeamIndus del Google Lunar X Prize

Il team Spece4Life composto da Mattia Barbarossa (Liceo Statale Pasquale Villari di Napoli), Altea Nemolato (Istituto Tecnico Industriale Statale e Liceo Scientifico Francesco Giordani di Caserta) e Dario Pisanti (studente di Ingegneria aerospaziale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II). Crediti: TeamIndus

La squadra napoletana Space4Life, unica finalista italiana, ha vinto ieri, mercoledì 15 marzo, a Bangalore (India), la gara mondiale Lab2Moon. La gara era stata indetta da TeamIndus, uno dei cinque vincitori del concorso Google Lunar X Prize, competizione spaziale organizzata dalla X Prize Foundation e sponsorizzata da Google. Se tutto andrà secondo i piani degli organizzatori, la Luna potrebbe essere raggiunta già nel 2017 dal primo veicolo spaziale privato progettato dal team vincitore, che avrà a disposizione un budget di 30 milioni di dollari.

TeamIndus – già impegnato concretamente con Google per il lancio spaziale – aveva indetto la competizione Lab2Moon per selezionare un progetto da portare con sé sulla Luna. La squadra di Space4Life – composta da tre giovanissimi studenti napoletani, Mattia BarbarossaAltea Nemolato e Dario Pisanti – è riuscita a emergere tra i 3400 candidati e ad arrivare alle fasi finali tra le migliori quindici proposte, sbaragliando infine  gli avversari durante la finalissima nella sede di TeamIndus a Bangalore.

L’esperimento dei tre ragazzi napoletani, realizzato senza alcun sostegno pubblico o privato, potrebbe diventare il primo esperimento non solo italiano ma anche europeo a giungere sulla superficie lunare. «Il nostro esperimento, Radio-Shield, è finalizzato allo studio di uno scudo innovativo (da noi teorizzato) utilizzante biomassa per la protezione dalle radiazioni ionizzanti per future missioni di esplorazione spaziale dello spazio profondo o per basi permanenti», racconta Altea Nemolato dell’Istituto tecnico industriale statale e Liceo scientifico Francesco Giordani di Caserta. «Ora sono in corso le fasi di realizzazione di un prototipo funzionante».