TELESCOPIO PER LO STUDIO DELLE PARTICELLE SOLARI

Grips a riposo dopo un anno al gelo

Una missione di salvataggio che ha dovuto attendere 12 mesi, ma alla fine telescopio e pallone a elio sono stati portati al sicuro e presto torneranno negli Stati Uniti per test ed esperimenti

Il telescopio GRIPS dopo un anno di volo. Crediti: University of California, Berkeley

Dodici giorni di lavoro e dodici mesi accasciato sul ghiaccio. Brutalmente, ecco riassunta la storia di un pallone aerostatico della Nasa grande come un campo da calcio progettato per trasportare un telescopio ideato per lo studio dei brillamenti solari. Parliamo di Grips (Gamma-Ray Imager/Polarimeter for Solar flares), il telescopio che nel gennaio del 2016 ha sorvolato per una dozzina di giorni l’Antaride a 38 chilometri di altezza lasciandosi trasportare dai vortici polari. Al termine della missione, il pallone a elio e il telescopio sono rimasti sul ghiaccio per ben un anno prima di essere finalmente “salvati” dalla squadra di tecnici e ricercatori dell’Università di Berkeley, California. I dati raccolti da Grips sono stati acquisiti il 31 gennaio del 2016 ma a causa delle avverse condizioni meteo la missione di recupero ha dovuto attendere fino a quest’anno.

Lo scopo di Grips era quello di studiare le particelle ad alte energie generate dai brillamenti solari e aiutare gli scienziati a capire meglio quali sono le cause delle potenti esplosioni che avvengono sul Sole, la cui energia arriva fino alla Terra (per fortuna siamo protetti dal nostro campo magnetico!). Nello specifico, Grips ha osservato le emissioni a raggi X e a raggi gamma che rivelano la composizione, l’abbondanza e la dinamica di materiale espulso durante i brillamenti solari.

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Durante il suo volo, Grips ha osservato 21 brillamenti di classe C di livello relativamente basso. Gli scienziati hanno poi analizzato i dati durante tutto il 2016, ma hanno dovuto aspettare un anno per ricongiungersi con gli strumenti scientifici ancora sul campo. Neve e ghiaccio non hanno intaccato le componenti elettroniche di Grips, e questo era una dei rischi maggiori. «Il criostato che ospita i rivelatori di Grips sembrava in ottime condizioni e speriamo di poter usare alcuni degli strumenti di nuovo», ha detto Nicole Duncan, del gruppo di fisici che si occupano della missione.

Gli strumenti sono stati rimessi a nuovo e verranno presto rispediti negli Stati Uniti dove subiranno dei test per valutare se utilizzarli o meno in nuove missioni.