ASTROFISICA ED ECOLOGIA CON UN OBIETTIVO COMUNE

Droni astronomici per salvare le specie a rischio

Si tratta di veri e propri occhi protettori che, con camere a infrarossi, aiutano l’uomo a monitorare ambiente e animali in tutte le zone del mondo. Questo campo di ricerca, che unisce la scienza all’ecologia, permetterà di scovare quasi in tempo reale bracconieri e criminali, oltre a permettere un censimento dettagliato degli animali a rischio d’estinzione

Immagine termica agli infrarossi di alcuni rinoceronti ottenuta con la camera montata su un drone. Crediti: Serge Wich, Andy Goodwin (Remoteinsights), James Crampton, Maisie Rashman, Maria de Juan Ovelar, Steven Longmore. LJMU and the Knowsley Safari Park

L’astronomia non è sempre e soltanto teoria lontana “anni luce” dalle nostre vite quotidiane. Come abbiamo ricordato qualche giorno fa, numerosi ritrovati tecnologici pensati per lo spazio e per l’astrofisica possono tornarci utili anche quaggiù sulla Terra. E non parliamo solo di invenzioni come il memory foam dei materassi o le lenti antigraffio degli occhiali da sole, bensì di vere e proprie applicazioni che possono aiutare l’uomo a proteggere l’ambiente e salvare numerose specie animali in via di estinzione. Tutto grazie agli amati/odiati droni e a una tecnica di imaging utilizzata per anni per rilevare e analizzare le immagini astronomiche.

Monitorare specie vegetali e animali da terra (spostandosi a piedi o in auto) o tramite satelliti è decisamente costoso. Di recente, però, la tecnologia dei droni – dai prezzi sempre più abbordabili – è stata introdotta in questo campo di ricerca riducendo drasticamente i costi, senza contare il fatto che è possibile raggiungere facilmente ogni regione del globo senza grandi difficoltà logistiche.

La novità sta nel tipo di camera utilizzata di recente per effettuare il monitoraggio. Di solito vengono impiegate fotocamere che lavorano nello spettro del visibile (cioè lo stesso dell’occhio umano), ma hanno due importanti limiti: questi oggetti possono essere sfruttati solo con la luce del giorno – dunque numerose specie animali che sono attive di notte non possono essere monitorate e protette dai bracconieri – e, in più, con la luce visibile tutti gli oggetti hanno una luminosità molto simile, il che rende estremamente difficile effettuare una separazione automatica tra gli animali studiati e tutto ciò che li circonda. Per questo è stato deciso di passare alle camere ad infrarossi: in primo luogo possono essere usate indistintamente di giorno e di notte, inoltre la differenza tra la temperatura corporea degli animali e quella dell’ambiente rende le emissioni nel campo dell’infrarosso termico facilmente distinguibili. Ecco così  che le camere termiche impiegate da anni in astrofisica tornano ora utili anche sulla Terra.

Lo studio che ne illustra l’impiego, pubblicato su International Journal of Remote Sensing, è firmato dai ricercatori dell’Università Liverpool John Moores (Ljmu) con la partecipazione dell’Istituto di astrofisica delle Canarie (Iac). Gli scienziati guidati da Steven Longmore hanno utilizzato un software libero per la rilevazione delle sorgenti astronomiche e lo hanno applicato al rilevamento, tramite droni, di esseri umani e diverse specie di animali con immagini all’infrarosso. Longmore, astrofisico della Ljmu e primo autore dell’articolo, ha spiegato che «le tecniche che abbiamo sviluppato per trovare e caratterizzare gli oggetti più deboli nell’universo sono esattamente quelle necessari per individuare e identificare oggetti (sulla Terra, ndr) con immagini termiche scattate dai droni». Ogni specie ha un profilo termico diverso, che agisce come una sorta d’impronta digitale termica: per questo sono importanti i droni dotati di camere a infrarossi.

droni utilizzati in questo campo di ricerca aiuteranno scienziati e ambientalisti a combattere la deforestazione illegale, il bracconaggio e la distruzione dell’ambiente in cui viviamo, oltre a proteggere rinoceronti, orangotanghi, elefanti e molti altri animali. In futuro, chiunque potrà contribuire a questi studi, caricando dati arei in tempo reale. «Non solo si tratta di una fantastica collaborazione tra due diversi campi della scienza, l’astronomia e l’ecologia», dice Johan Knapen, dello Iac, «ma è anche un’occasione per introdurre i droni nella serie di strumenti tecnologici che usiamo già per ottenere immagini termiche, tra cui telescopi spaziali e terrestri».

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