TRENTUN ANNI FA, LA TRAGEDIA DEL CHALLENGER

Christa McAuliffe, “Teacher in Space”

Dick Scobee, Michael Smith, Judith Resnik, Ellison Onizuka, Ronald McNair, Greg Jarvis e l’insegnante di scienze Christa McAuliffe: erano i membri dell’equipaggio dello Space Shuttle Challenger che il 28 gennaio 1986 esplose sull’oceano Atlantico a 73 secondi dal lancio. Il ricordo di Luca Perri

L’equipaggio del Challenger. Dietro da sx: Ellison Onizuka, Christa McAuliffe, Gregory Jarvis, Judith Resnick. Davanti da sx: Michael J. Smith, Francis “Dick” Scobee, Ronald McNair. Crediti NASA

28 gennaio 1986. Ore 11:38. Cape Canaveral.

Christa McAuliffe, insegnante di scienze, sta per compiere un viaggio che nessun altro collega ha mai avuto la possibilità di intraprendere. La NASA l’ha infatti selezionata per essere la prima docente in un programma spaziale. Il progetto si chiama “Teacher in Space”, è stato annunciato dal Presidente Reagan nel 1984, e ha come obiettivo quello di stimolare gli studenti statunitensi nello studio delle scienze, della matematica e dell’esplorazione spaziale. Più di 11mila insegnanti hanno fatto domanda per essere selezionati, ma la NASA ha scelto lei e Barbara Morgan come sua eventuale sostituta. Ma Christa è in perfetta forma, e ad essere sostituita non ci pensa minimamente. I suoi genitori, i suoi amici e tutti i suoi allievi sono lì fuori, sulle tribune del Kennedy Space Center, ad ammirare lo Space Shuttle Challenger, in attesa che si sollevi dal suolo per la decima volta della sua storia. I progettisti della missione le hanno anche assegnato una qualifica ufficiale: seconda specialista di carico. Termini tecnici per dire che, fra i sette membri dell’equipaggio impacchettati sui sedili orizzontali, è l’ultima ruota del carro. Ma considerando che la penultima, Greg Jarvis, ha un curriculum che recita “capitano della US Air Force”, non è che ci si potesse aspettare di più. E – in fondo – chissenefrega: sta per partire per lo spazio!

Ha dovuto attendere un bel po’ più del previsto, per sentire il count down di Cape Canaveral. Il lancio era stato inizialmente stabilito per il 22 gennaio, ma alcuni ritardi avevano fatto slittare la data al 23. Poi al 24. Peccato che il 24 il meteo a Dakar, in Senegal, facesse schifo. Cosa c’entra il Senegal? C’entra perché una delle procedure di aborto della missione, nel caso in cui qualcosa durante il decollo non vada per il verso giusto, prevede che lo Shuttle se ne atterri da qualche parte al di là dell’oceano. Da qualche parte tipo Dakar. I tecnici della NASA avevano quindi deciso di usare Casablanca come pista di atterraggio, ma questa non era attrezzata per gli atterraggi notturni. Risultato? Lancio spostato al 25. Data che evidentemente al Signore della Pioggia della Florida non piaceva, visto che le condizioni del meteo erano state pessime fino al 27. Giorno in cui, a mettersi di traverso, era stato un sistema antincendio durante il rifornimento di idrogeno liquido. Ed eccoci giunti, finalmente, al 28 mattina. Una mattina freddissima che ha seguito una notte gelida ed insolita per la Florida, ma per lo meno il meteo consente di partire.

Poco più di 6 secondi e mezzo alla fine del count down: si accendono i tre motori principali. Quando al centro di comando una voce pronuncia il numero “zero”, questi hanno ormai raggiunto il 100% delle prestazioni. Che, strano a dirsi, non è il massimo che possono fare: aumenteranno fino al 104%. Si accendono i due razzi a combustibile solido. Delle cariche esplosive rimuovono i blocchi che assicurano il veicolo alla rampa. Il Challenge si solleva faticosamente verso il cielo, inchiodando i 5 uomini e le 2 donne all’interno ai propri sedili. A Christa si mozza il fiato. Finalmente ci siamo!

All’esterno, le TV nazionali trasmettono le immagini in diretta in milioni di case. Tutti parlano di questa insegnante 37enne che si appresta a tenere lezioni di scienze mentre fluttua in condizioni di microgravità.

Christa, però, quelle lezioni non le terrà mai.

Alle ore 11:39, dopo soli 73 secondi di volo, ad una velocità quasi doppia rispetto a quella del suono, lo Space Shuttle Challenger andrà distrutto nei cieli della Florida. A causare il disastro, il guasto a una guarnizione del segmento inferiore del razzo a propellente solido destro. Un guasto che provocò una fuoriuscita di fiamme e un cedimento strutturale del serbatoio esterno, pieno di idrogeno ed ossigeno liquidi. Un guasto dovuto all’inusuale freddo della Florida di quel gennaio 1986.

Non fu una vera esplosione. La navicella venne semplicemente disintegrata dalle tremende forze aerodinamiche. Il problema fu che la cabina dell’equipaggio resistette, continuando integra la propria traiettoria e iniziando lentamente a precipitare. Le forze a cui furono sottoposti gli astronauti durante il distacco del modulo, seppur terribili, non furono probabilmente sufficienti a causare morte o ferite gravi. Sappiamo che almeno qualche astronauta doveva essere cosciente, dopo l’incidente, perché tre delle sette riserve di ossigeno di emergenza dei caschi furono attivate durante i quasi 3 minuti di caduta. Ciò che non sappiamo è se gli astronauti rimasero coscienti a lungo: tutto dipese dalla tenuta della pressione della cabina. Ciò di cui però siamo certi è che la cabina impattò nell’oceano a più di 330 chilometri orari, una velocità (e una conseguente decelerazione) che non lasciò scampo neppure alla struttura del modulo dell’equipaggio.

I voli nello spazio con equipaggio non ripresero prima di due anni.

Nel 1998, 12 anni dopo la morte di Christa e dei suoi 6 sfortunati compagni di viaggio, Barbara Morgan (la sua possibile sostituta) fu selezionata nuovamente dalla NASA, per essere la prima insegnante in orbita. Nel 2007 ha volato con la missione STS-118, che aveva come scopo l’assemblaggio della Stazione Spaziale Internazionale. Durante la missione ha tenuto alcune lezioni. Le stesse lezioni che avrebbe dovuto tenere Christa McAuliffe, oltre 20 anni prima.

Equipaggio della missione STS-51-L:

  • Comandante Dick Scobee – pilota della missione STS-41-C del Challenger, durante la quale venne messo in orbita un satellite e ne venne riparato un altro.
  • Pilota Michael J. Smith – veterano del Vietnam.
  • Prima specialista di missione Judith Resnik – specialista di missione nella missione inaugurale STS-41-D del Discovery, seconda donna americana nello spazio.
  • Secondo specialista di missione Ellison Onizuka – ingegnere di volo dell’aeronautica militare, volò nella missione STS-51-C con il Discovery, la prima missione dello Space Shuttle per il Dipartimento della Difesa.
  • Terzo specialista di missione Dr. Ronald McNair – fisico dello Hughes Research Laboratories, volò anche nella missione STS-41-B.
  • Primo specialista di carico Greg Jarvis – capitano della Air Force e membro dello staff della Hughes Aircraft.
  • Seconda specialista di carico Christa McAuliffe – selezionata per essere la prima insegnante in un programma spaziale, nell’ambito del progetto Teacher in Space.

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