INTERVISTA A PAOLO GIACOBBE DELL’INAF DI TORINO

“La carne dell’orso”, tra letteratura e scienza

Il cortometraggio di Paolo Giacobbe e Andrea Porcu, ispirato al racconto “Ferro” di Primo Levi, ha vinto la menzione speciale al festival Lavori in corto 2016. «Si parla di libertà, di conoscenza (e scienza), di azione e di come questi aspetti della vita siano interconnessi tra di loro», spiega Giacobbe a Media INAF

Foto di backstage durante le riprese di "La carne dell'orso".

Foto di backstage durante le riprese di “La carne dell’orso”.

Nasce in una Torino del 1938 l’amicizia tra due giovani studenti di chimica: Primo Levi e Sandro Delmastro. La loro storia verrà immortalata nel raccolto dello stesso Primo Levi intitolato “Ferro”, ed è lo spunto da cui sono partiti anche Andrea Porcu e Paolo Giacobbe per realizzare il cortometraggio “La carne dell’orso”, menzione speciale al festival Lavori in corto 2016.

Primo e Sandro hanno in comune la passione per la scienza, ma sono due ragazzi molto diversi. Sandro (l’uomo di ferro) è un montanaro, e nel corso della loro amicizia insegna a Primo a riconoscere gli elementi di cui è fatta la natura toccandoli con mano, piuttosto che leggendoli sui libri. Del resto, come dice Sandro: «Il peggio che ci possa capitare è assaggiare la carne dell’orso».

Il cortometraggio di Andrea Porcu e Paolo Giacobbe racconta questa amicizia, e in particolare una scalata durante la quale i ragazzi assaggiano una libertà fisica e spirituale che condizionerà le loro scelte di vita. Alcune scene sono state girate a Saint-Barthélemy, in Valle d’Aosta, e non è un caso: Paolo Giacobbe , ricercatore post-doc presso l’INAF di Torino, è spesso impegnato lassù per il Progetto APACHE su nane rosse ed esopianeti, svolto in collaborazione con l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta. Per farci raccontare qualcosa di più su questo progetto, abbiamo raggiunto e intervistato Paolo.

Andrea Porcu (a sinistra) e Paolo Giacobbe (a destra).

Andrea Porcu (a sinistra) e Paolo Giacobbe (a destra).

Ciao Paolo, innanzitutto complimenti per i riconoscimenti ottenuti. Raccontaci un po’: da dove nasce l’idea di girare un cortometraggio dedicato a questo racconto?

«Considero “Ferro” il mio racconto preferito. In poche pagine, sintetizzate dalla maestria di Primo Levi, sono racchiuse molte delle idee che reputo fondanti per il mio modo di vivere. Si parla di libertà, di conoscenza (e scienza), di azione e di come questi aspetti della vita siano interconnessi tra di loro. Di come difficilmente si possa parlare di libertà senza conoscenza o di come la conoscenza sia principio e prosieguo di un’azione. Il cortometraggio ha quindi preso corpo con una duplice valenza: omaggiare Primo Levi e Sandro Delmastro; immedesimarsi, in una maniera quasi fisica, nel racconto. Una sorta di scusa per approfondire il testo e i luoghi, spesso più metafisici che reali, in esso descritti».

Nel racconto e nel cortometraggio emerge un legame molto stretto tra scienza e scalata, due attività in grado di forgiare il carattere. Quanto hai portato di te stesso, astrofisico e appassionato di arrampicata, in questo progetto?

«Chiaramente, in questa conversione da pensieri ad immagini ho attinto alla mia esperienza personale come ricercatore post-doc e alla mia attività di alpinista, sebbene una delle “scoperte” più interessanti avvenuta durante le riprese sia proprio l’assenza di un filo diretto tra esperienza reale e immagine registrata. Mi spiego meglio: durante una scalata è l’ambiente circostante ad impressionarci e tanto più l’ambiente è grandioso tanto più siamo impressionati. In un lavoro di fiction invece domina nettamente la trasfigurazione, da parte del regista ed attraverso la camera da presa, dell’ambiente circostante, indipendentemente da quanto sia ordinario o meno nella realtà».

Come è nata la collaborazione con Andrea Porcu?

«È evidente che la riuscita di un cortometraggio sia anche legata ad una discreta quantità di questioni tecniche. Proprio da questo aspetto è nata la collaborazione con Andrea Porcu, giovane film-maker torinese, che con la sua esperienza nel settore ha completato le competenze tecniche necessarie a concludere il lavoro. Abbiamo fatto del nostro meglio, nonostante il budget nullo e le grandi difficoltà conseguenti, e speriamo di essere riusciti, almeno in parte, a far rivivere un po’ delle emozioni provate da Primo e Sandro, ormai più di 70 anni fa».

Stai lavorando a nuovi progetti?

«Per quanto riguarda il futuro, ho intenzione di fare tesoro di questa esperienza per alcune idee che mi frullano in testa, sperando che il lavoro migliore sia quello che ancora deve iniziare».