POLEMICHE SU UN COLLAUDO CANCELLLATO

Schiaparelli, bastava un test in più?

In attesa della versione ufficiale dell’Esa, un articolo del coordinatore scientifico dell’Asi, Enrico Flamini, suggerisce alcune ipotesi sulle cause del fallito atterraggio del modulo di discesa di ExoMars

Modello a grandezza naturale del modulo Schiaparelli e del paracadute. Crediti: ESA–S. Muirhead

Modello a grandezza naturale del modulo Schiaparelli e del paracadute supersonico. Crediti: ESA–S. Muirhead

«Un po’ meno tempo davanti al computer e un po’ più in open field a fare i test». Sembra un consiglio di buon senso ai genitori d’un adolescente sempre incollato ai videogiochi. Invece è una frase presa da un’intervista che Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia spaziale italiana, aveva rilasciato alla rivista Formiche il 24 ottobre scorso, cinque giorni dopo lo schianto di Schiaparelli sulla superficie di Marte. Essersi affidati troppo alle simulazioni, sacrificando le prove sul campo, potrebbe essere stato uno degli errori all’origine del disastroso atterraggio, suggeriva Flamini.

Posizione ribadita con forza in un secondo intervento, pubblicato ieri sulla rivista AirPress, nel quale Flamini addita il project team dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, come principale responsabile, appunto, per il mancato test di discesa da pallone stratosferico: un collaudo che, alla luce di quanto sembra essere accaduto a Schiaparelli durante la discesa, avrebbe potuto fare la differenza. Una chiave di lettura, questa di Flamini, che con la ministeriale Esa alle porte – è in calendario a inizio dicembre, ed è lì che si decideranno le sorti del secondo atto della missione ExoMars, quello in programma per il 2020 – è destinata a surriscaldare il clima.

Dal canto suo, il direttore generale dell’Esa Johann-Dietrich Wörner, dice a Media INAF un portavoce dell’agenzia, «ha demandato all’ispettore generale della stessa Esa il compito di istituire una commissione d’inchiesta indipendente ed esterna, con rappresentanti delle varie agenzie, fra le quali la Dlr [ndr: l’agenzia spaziale tedesca] e la stessa Asi, ed esperti competenti in discipline correlate specifiche. Le conclusioni sono attese per le prossime settimane, e fino ad allora non vi sono ulteriori informazioni disponibili che possiamo condividere».

Per la versione Esa non ci resta dunque che attendere, così come per quella delle industrie coinvolte. Ma già nell’ultimo articolo di Flamini ci sono molte indicazioni – test mancato a parte – sulle possibili cause della perdita del lander. Indicazioni che confermano quanto già anticipato da Paolo Attivissimo su Il Disinformatico, il 29 ottobre, in un post dal titolo “Cos’è successo realmente a Schiaparelli?”.

Cosa sarebbe dunque successo a Schiaparelli? Sin dalla ricezione dei primi dati raccolti durante la discesa, gli esperti sono sembrati concordi sul fatto che a decretarne lo schianto sia stato lo spegnimento dei retrorazzi ordinato dal computer di bordo, convinto che il lander si fosse già posato sulla superficie di Marte. Ma perché il computer ha impartito quell’ordine fatale in anticipo? Nella ricostruzione di Flamini, «il sistema è diventato instabile ed è andato in errore con l’aumentare della densità atmosferica». Un’ipotesi in linea con quella riportata da Attivissimo: oscillazioni ben più ampie del previsto hanno fatto sì che i sensori dell’unità di misura inerziale (Imu) a bordo di Schiaparelli fornissero dati falsati.

Se così fosse, un drop test – come viene chiamato in gergo il collaudo con distacco da pallone stratosferico, tipo questo effettuato con un modellino in scala di EDM nel 2011 – forse avrebbe potuto aiutare.

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