ATTRAVERSA IL CRATERE DI REMBRANDT

Ruga da mille km sul volto di Mercurio

Un canyon che sulla Terra non avrebbe confronti è stato individuato dalla sonda Messenger della Nasa sulla superficie di Mercurio. La scoperta, descritta su Geophysical Research Letters, è importante per ricostruire il passato geologico del pianeta

Immaginate un’enorme valle lunga da Torino a Lecce, larga da Genova a Trieste e profonda il doppio del Grand Canyon. Sulla Terra non esiste niente di simile, ma altrove nel Sistema solare sì. Se n’è accorta la sonda Messenger della Nasa scattando immagini stereoscopiche di Mercurio: la “pelle” del primo pianeta è solcata da un’immensa “ruga” lunga 1000 km, larga 400 km e profonda oltre 3 km. Una valle gigante che taglia a metà un grande cratere – il bacino di Rembrandt – prodotto da un impatto con un asteroide avvenuto in epoca recente.

 La “grande valle” di Mercurio (in blu) e il bacino da impatto Rembrandt (in viola, in alto a destra) mostrate attraverso un modello digitale ad alta risoluzione dell’elevazione combinato con un mosaico d’immagini ottenute dalla sonda Messenger della Nasa. Crediti: NASA / JHUAPL / Carnegie Institution di Washington / DLR / Smithsonian Institution

La “grande valle” di Mercurio (in blu) e il bacino da impatto Rembrandt (in viola, in alto a destra) mostrate attraverso un modello digitale ad alta risoluzione dell’elevazione combinato con un mosaico d’immagini ottenute dalla sonda Messenger della Nasa. Crediti: NASA / JHUAPL / Carnegie Institution di Washington / DLR / Smithsonian Institution

Se le dimensioni sono da record, ciò che ha maggiormente colpito gli scienziati che hanno firmato l’articolo uscito mercoledì 16 novembre su Geophysical Research Letters è però altro: il modo in cui s’è formata. A differenza della Terra, che ha una litosfera – costituita da crosta e mantello esterno – suddivisa in placche tettoniche, la litosfera di Mercurio è infatti un unico blocco solido che copre l’intero pianeta. Com’è dunque possibile che sia comparsa una conformazione geologica come questa grande valle?

Secondo gli autori dello studio, la spiegazione più plausibile è che all’origine vi sia un rapido raffreddamento dell’interno di Mercurio, un processo che avrebbe appunto dato origine alla solida e spessa litosfera che caratterizza il pianeta. E quello che si osserva ora come “fondo valle”, ovvero la pavimentazione del gigantesco canyon, altro non sarebbe se non un enorme blocco di litosfera che è sprofondato lungo due faglie.

«Mercurio ha subito un processo di deformazione completamente diverso da qualunque altro mai visto sulla Terra. Questa è la prima prova di cedimento su larga scala di un pianeta», osserva a proposito della grande valle Laurent Montesi della University of Maryland, coautore dello studio guidato da Thomas Watters della Smithsonian Institution.

Più in generale, l’analogia che propongono gli scienziati è quella d’un acino d’uva lasciato ad avvizzire, con le pieghe che si formano sulla buccia man mano che si asciuga. Allo stesso modo Mercurio, con il processo di raffreddamento iniziato circa 3-4 miliardi di anni fa, si è progressivamente ristretto, “raggrinzendosi”. Ed è la formazione di queste grinze che potrebbe essere all’origine del cedimento di parte della litosfera.

Questo, almeno, se anche su Mercurio, come per la maggior parte dei pianeti, il raffreddamento è progredito in modo costante fin dalla sua formazione. Montesi fa però notare come alcuni indizi suggeriscano che Mercurio, in realtà, potrebbe aver attraversato un periodo più recente di riscaldamento. Una supposizione che, se confermata, costringerebbe a rivedere molte ipotesi sul passato geologico di Mercurio.

«La maggior parte delle caratteristiche che osserviamo sulla superficie di Mercurio sono assai antiche, ma vi sono tracce di recente vulcanismo e di un campo magnetico attivo. Ma se così fosse», spiega Montesi, «l’interno del pianeta dovrebbe essere caldo. Tutti pensavano, io compreso, che Mercurio fosse un pianeta molto freddo. Eppure sembrerebbe che nel corso della recente storia planetaria si sia riscaldato in modo significativo».

Per saperne di più:

  • Leggi su Geophysical Research Letters l’articolo “Fault-bound Valley Associated with the Rembrandt Basin on Mercury”, di Thomas Watters, Laurent Montési, Jürgen Oberst e Frank Preusker

Guarda l’animazione della NASA: