LO RIVELA L’ANALISI DELLE METEORITI

Marte: niente ruggine, niente acqua

Uno studio pubblicato su Nature Communications, guidato dall’Università di Stirling (UK), evidenzia, mettendo a confronto meteoriti marziane e terrestri, la lentezza dei processi che portano alla formazione di ruggine sul Pianeta rosso, che risulta dunque molto più arido di qualunque regione secca sulla Terra

Meteoriti su Marte (Victoria-crater)

Meteoriti su Marte, nel cratere Victoria

La formazione della ruggine è un processo chimico dove sono essenziali almeno tre elementi: l’acqua, il ferro e il tempo. Ed è proprio evidenziando l’assenza di ruggine sulle meteoriti marziane rispetto a quelle terrestri che uno studio pubblicato su Nature Communications, guidato da da Christian Schröder dell’Università di Stirling (UK), è giunto a concludere che Marte è eccezionalmente secco, e lo è da milioni di anni.

La scoperta aggiunge informazioni al grande interrogativo: quanto è inospitale Marte? Il quesito è ricorrente e pressante, considerato che il Pianeta rosso è il prossimo obiettivo di conquista umana dello spazio. Da qui tutti gli studi che puntano a ricomporre il puzzle della storia evolutiva di Marte a partire dalla presenza di acqua sul pianeta, informazione dirimente e preziosa per prepararsi a eventuali missioni di colonizzazione.

«L’evidenza mostra che più di 3 miliardi di anni fa Marte era bagnato e abitabile. Tuttavia, questa recente ricerca ribadisce quanto invece sia asciutto l’ambiente oggi», sottolinea Schröder. Insomma, un risultato che lascia a bocca asciutta Ma come ci si è arrivati? La ricerca dell’acqua su Marte è stata oggetto di diverse missioni, fra cui quella del rover Curiosity della NASA, che esplorando il cratere di Gale ha trovato indizi che suggerivano come una certa quantità di acqua molto salata avrebbe potuto condensarsi, durante le ore notturne, negli strati superiori del suolo marziano. «I nostri dati, però», osserva ora Schröder, «mostrano come questa umidità sia di gran lunga inferiore a quella riscontrata persino nelle zone più aride della Terra».

Grazie ai dati raccolti dalla missione Opportunity gli scienziati hanno potuto mettere a confronto il processo di disgregazione chimica fra meteoriti marziane di Meridiani Planum (là dove doveva entrare in azione anche lo sfortunato modulo Schiaparelli, poco più a sud dell’equatore del Pianeta rosso, alla stessa latitudine del cratere Gale) e quelle terrestri, provenienti dagli ambienti più aridi del nostro pianeta. Risultato: il tempo richiesto su Marte, per arrivare agli stessi livelli di ruggine, va dalle 10 alle 10mila volte quello impiegato sulla Terra.

«Ci sono indizi che mostrano come più di tre miliardi di anni fa Marte fosse umido e abitabile. Tuttavia, il nostro recente studio ribadisce quanto oggi sia l’ambiente sia secco. Affinché le regioni che abbiamo esplorato possano ospitare forme di vita, sarebbe necessario trovare sacche molto in profondità, lontano dall’aridità e dalle radiazioni presenti in superficie», conclude Schröder.

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