L'EROSIONE DEL GHIACCIO SUPERFICIALE

Marte, pianeta di canali e ragni

Un'altra divertente e utile iniziativa di Zooniverse. Questa volta i citizen scientist hanno dovuto esaminare decine e decine di immagini marziane per cercare particolari formazioni simili alle zampe di un ragno, segno evidente dell'erosione del terreno e della sublimazione del ghiaccio superficiale

Questa immagine mostra i canali che attraversano tutta la superficie marziana. Nello specifico questi ricordano chiaramente la forma di un ragno. L'immagine è stata scattata lo scorso 12 settembre 2016 da HiRISE. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona

Questa immagine mostra i canali che attraversano tutta la superficie marziana. Nello specifico questi ricordano chiaramente la forma di un ragno. L’immagine è stata scattata lo scorso 12 settembre 2016 da HiRISE. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona

Nelle ultime ore Marte è stato protagonista indiretto della sventurata fine (almeno così sembra) del lander Schiaparelli dell’ESA del quale si sono perse le tracce durante la difficile fase di “ammartaggio”. Ma il quarto pianeta del Sistema solare è densamente popolato da altri rover e sonde che già da molti anni ne studiano atmosfera, sottosuolo e superficie. Di recente, la Context Camera (CTX) montata sulla sonda NASA Mars Reconnaissance Orbiter ha permesso a migliaia di volontari del progetto  Zooniverse (il portale che ospita diversi siti che permettono agli utenti di partecipare a ricerche scientifiche come la classificazione di galassie e la raccolta di dati climatici) di classificare alcune particolari formazioni superficiali che sembrano ragni.

Durante la primavera e l’estate, in numerose zone di Marte si verifica un fenomeno straordinario, cioè l’apparizione di diversi segni che vanno a formare proprio la sagoma (stilizzata) di un ragno. Questo a causa dell’erosione del ghiaccio: l’anidride carbonica ghiacciata passa direttamente alla fase gassosa senza passare per quella liquida (fenomeno della sublimazione), lasciandosi dietro evidenti segni sul suolo marziano: scanalature visibili anche dall’orbita dove si trovano le sonde. I citizen scientists (come vengono chiamati in gergo gli scienziati volontari) hanno visionato decine di immagini usando il sito “Planet Four: Terrains“, e gli organizzatori dell’iniziativa intendono proseguire anche con le immagini raccolte da High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE). I partecipanti all’iniziativa, migliaia, hanno esaminato più di venti regioni basandosi sulle immagini a media risoluzione di MRO, e le stesse regioni verranno ora osservate anche da HiRISE in alta risoluzione. Il contributo dei citizen scientists è fondamentale, perché spesso esaminare centinaia e centinaia di immagini provenienti dalle sonde è un compito laborioso e i ricercatori non possono fare tutto da soli. Questo è il vero obiettivo di Zooniverse: permettere al cittadino comune di partecipare alla ricerca scientifica comodamente seduto sul divano davanti al pc.

Altre macchie a forma di ragni. Immagine Crediti: NASA / JPL-Caltech / Malin Space System Science

Altre macchie a forma di ragni. Immagine Crediti: NASA / JPL-Caltech / Malin Space System Science

Questo tipo di formazione superficiale aracniforme (cioè a forma di ragno) è caratterizzata da numerosi canali raggruppati nella stessa zona a formare – appunto – le lunghe zampe di un ragno. Candice Hansen, del Planetary Science Institute, ha spiegato che «da quello che sappiamo sulle strutture a forma di ragno viste altrove, nelle recenti osservazioni il responsabile deve essere proprio il ghiaccio. Il tutto è forse legato all’erosione del terreno». Meg Schwamb, del Gemini Observatory, ha aggiunto che «l’anidride carbonica intrappolata fuoriesce durante lo scongelamento formando questi ragni. Il processo alza polvere e sporcizia che localmente vanno a formare anche centinaia di migliaia di strutture scure a ventaglio che si osservano dall’orbita. Negli ultimi dieci anni, HiRISE ha tenuto sotto controllo questo processo in altre parti del polo sud; adesso sono state aggiunte le 20 nuove regioni a questa campagna di monitoraggio stagionale. Senza l’aiuto dei volontari, non saremmo in grado di vedere come queste regioni si evolvono durante la primavera e l’estate rispetto ad altre regioni».

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