ISLAM E OCCIDENTE S’INCONTRANO PER LA SCIENZA

Il telescopio di Aladino

Appuntamento a Napoli, venerdì 7 ottobre, con il convegno “Conoscere attraverso la scienza: l’Islam e l’Occidente”. Massimo Della Valle (INAF): «Zenith, Nadir, Azimut... parole che dimostrano quanto sia stata importante l’influenza dell’Islam sullo sviluppo dell’astronomia»

07.10.2016, ore 09:00

Illustrazione della fasi lunari tratta da uno degli studi dello scienziato persiano Albiruni (973-1048). Crediti: Wikimedia Commons

Illustrazione della fasi lunari tratta da uno degli studi dello scienziato persiano Albiruni (973-1048). Crediti: Wikimedia Commons

Mancano pochissime ore all’apertura della 30esima edizione di Futuro Remoto, la rassegna di eventi – ideata da IDIS Città della Scienza – che, come ogni anno, porterà la ricerca e la scoperta scientifica nel centro storico di Napoli. All’interno del programma ufficiale, vi segnaliamo l’incontro “Conoscere attraverso la scienza: l’Islam e l’Occidente”, promosso dall’Associazione “Amici di Città della Scienza”, realtà da sempre impegnata nella divulgazione scientifica e nella promozione dell’incontro tra diverse culture.

La giornata di studi, che si terrà a partire dalle ore 9.00, di venerdì 7 ottobre 2016 presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, proporrà riflessioni sulla scienza islamica e la sua influenza nel mondo occidentale, attraverso l’intervento di esperti, exhibit scientifici, presentazioni degli ultimi studi sul tema. L’iniziativa vedrà la partecipazione in prima linea di studiosi e ricercatori dell’Osservatorio astronomico di Capodimonte dell’INAF, delle Università Federico II e Orientale di Napoli, dell’Università di Salerno, dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, dell’AIF – Associazione Italiana per l’Insegnamento della Fisica e della SISFA – Società degli Storici della Fisica e dell’Astronomia.

«Da alcuni anni abbiamo instaurato numerosi rapporti con i paesi del Mediteranneo», dice Luigi Amodio, direttore generale della Fondazione IDIS Città della Scienza, «grazie a diversi programmi scientifici e a una fitta rete di musei in Medio Oriente e in Nord Africa. Tra le esperienze più valide ricordiamo la scuola estiva internazionale EMME per giovani manager dei musei scientifici, la cui terza edizione si terrà a Napoli nel 2017».

L’obiettivo del workshop è quello di conoscere l’Islam attraverso la scienza, superando pregiudizi e distanze culturali, utilizzando il linguaggio universale delle scoperte scientifiche quale mezzo di unione tra diversi popoli e discipline.

«Zenith, Nadir, Azimut, i nomi di molte stelle come Rigel, Mizar, Aldebaran, Deneb e una ventina di crateri lunari dedicati ad astronomi musulmani», osserva Massimo Della Valle, direttore dell’Osservatorio astronomico di Capodimonte dell’INAF, «sono la chiara dimostrazione di quanto sia stata importante l’influenza dell’Islam sullo sviluppo dell’astronomia».

Copertina

Copertina del libro di ottica di Alhazen (965–1040). Crediti: Wikimedia Commons

Nel corso dei secoli, l’Islam ha agito da “traghettatore” del sapere scientifico, dagli antichi filosofi greci agli astronomi europei del Rinascimento, grazie ad un imponente lavoro di traduzione in lingua araba di testi classici come Aristotele, Platone, Galeno, Tolomeo, Euclide, Archimede, Apollonio e Ippocrate.

«L’astronomia araba non si è limitata al solo compito di tramandare conoscenze, ma ha contribuito in modo originale al progresso della conoscenza astronomica», aggiunge Della Valle, «basti citare i lavori dell’astronomo arabo Al-Batthani, conosciuto in Europa come Albatenius e citato da Copernico nel De revolutionibus orbium coelestium 23 volte, o quelli di Alhazen, considerato il padre fondatore dell’ottica».

Dopo il suo periodo d’oro, tra il IX e il XV secolo, l’astronomia araba ha conosciuto un progressivo declino e abbandono. Oggi c’è una maggiore attenzione verso il tema e si aspetta la prossima costruzione dei telescopi dell’INO, l’Iranian National Observatory, sul monte Gargash in Iran (vi abbiamo dedicato un articolo anche su Media INAF). E secondo l’astrofisico algerino Nidhal Guessoum, dopo cinque secoli di oblio, finalmente si potrà parlare di un nuovo Rinascimento dell’astronomia araba.