LO STUDIO SU NATURE

Il senso di MIDAS per la polvere

Si chiama MIDAS ed è lo strumento in dotazione alla missione Rosetta grazie al quale gli scienziati sono riusciti ad analizzare microscopiche particelle di polvere della cometa 67P, con l’obiettivo di saperne di più sulle modalità con cui si siano aggregate e darci così informazioni sui primi momenti della formazione del Sistema solare

Lo strumento MIDAS, Micro-Imaging Dust Analysis System, visto all'interno. Crediti: ESA

Lo strumento MIDAS, Micro-Imaging Dust Analysis System, in dotazione alla missione spaziale Rosetta, visto al suo interno.
Crediti: ESA

MIDAS – Micro-Imaging Dust Analysis System – è il primo microscopio a forza atomica ad operare nello spazio: uno strumento unico progettato per misurare le dimensioni, la forma, la consistenza e la microstruttura della polvere cometaria. In dotazione alla missione ESA Rosetta, è in grado di analizzare particelle microscopiche – da poche decine di micrometri fino a poche centinaia di nanometri – di “taglia” ben inferiore a quelli che possono essere analizzati da COSIMA e GIADA, gli altri strumenti in dotazione a Rosetta per l’analisi della polvere cometaria.

Tanto per intenderci, lo spessore di un capello umano per MIDAS è una misura enorme ed il sistema è progettato per riuscire ad analizzare e ricostruire in 3D la struttura di particelle davvero incredibilmente piccole. Lo scopo? Capire come le particelle di polvere abbiano cominciato ad aggregarsi all’epoca della formazione del Sistema solare. Si ritiene infatti che le comete siano portatrici di campioni di polvere particolarmente integra e pura derivanti della nebulosa stellare da cui è nato il nostro Sole, quindi in grado di darci notizie non alterate sulle modalità di aggregazione primordiali.

I risultati delle analisi fatte da MIDAS sono stati pubblicati ieri su Nature in uno studio che vede come primo autore Mark Bentley dello Space Research Institute della Austrian Academy of Science di Graz, principal investigator dello strumento, corredati da una suggestiva galleria delle immagini dei microscopici granelli ricostruiti in 3D.

«Grazie a MIDAS abbiamo potuto vedere come ogni campione analizzato sia formato da aggregati sempre più piccoli. Le osservazioni sono simili a quelle che è possibile eseguire con COSIMA, ma su scale più ridotte» sottolinea Bentley.  E aggiunge che «per capire come si siano formate le comete è infatti importante comprendere la struttura del pulviscolo che le compone e come esso si sia aggregato».

Le immagini in 3D di alcune particelle di polvere della cometa 67P analizzate grazie allo strumento MIDAS. Crediti: ESA/Rosetta/IWF for the MIDAS team IWF/ESA/LATMOS/Universiteit Leiden/Universität Wien

Le immagini in 3D di alcune particelle di polvere della cometa 67P analizzate grazie allo strumento MIDAS. Crediti: ESA/Rosetta/IWF for the MIDAS team IWF/ESA/LATMOS/Universiteit Leiden/Universität Wien

MIDAS ha rilevato sia particelle piccole e dense che grani più grandi e porosi, dall’aspetto – per così dire – più soffice. I granelli di polvere cometaria mostrano una forma che appare assai più allungata in una direzione che nelle altre, caratteristica coerente con le osservazioni fatte sulla polvere nel mezzo interstellare.

La galleria di immagini mostra assai chiaramente i diversi tipi di particella analizzati da MIDAS, che sfrutta una punta sottilissima che viene posata e fatta scorrere sul campione analizzato, un po’ come le puntine dei vecchi giradischi, ottenendo così le informazioni che permettono la ricostruzione in 3D dello stesso.

I risultati dello studio, e in particolare uno dei campioni “porosi” che sono stati analizzati, sembrano rafforzare la teoria che mette in relazione la polvere cometaria con un tipo di polvere cosiddetta interplanetaria (IDP), frutto di un processo di raggruppamento di particelle sferoidali in aggregati porosi nelle prime fasi di formazione del Sistema solare.

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Fonte: Media INAF | Scritto da Francesca Aloisio