LÀ DOVE IL SOLE NON BATTE MAI

Ghiaccio eterno nei crateri di Cerere

Trappole a freddo in grado d’imprigionare una a una le molecole d’acqua. La loro presenza sul pianeta nano già era stata ipotizzata, e ora arriva la conferma dai dati della sonda Dawn della NASA, che ha consentito di realizzare la mappa di questi potenziali ghiacciai – forse ancora esistenti – in ombra da un miliardo di anni

Mappa delle "cold trap" dell'emisfero nord di Cerere. Crediti: NASA/JPL-Caltech / UCLA / MPS / DLR / IDA

Mappa delle “cold trap” dell’emisfero nord di Cerere. Crediti: NASA/JPL-Caltech / UCLA / MPS / DLR / IDA

Ci sono i cosiddetti “peaks of eternal light”, rarissimi luoghi del Sistema solare dove non esiste la notte. E ci sono i loro opposti, i “craters of eternal darkness”, il lato oscuro della scorza: profondità ombrose dove il Sole non batte mai. Se l’esistenza dei primi, le sommità sempre baciate dalla luce, è confermata solo per poche e ben delimitate porzioni del suolo lunare, i secondi sono ovviamente assai più comuni: è infatti sufficiente un cratere abbastanza profondo e situato a latitudini elevate per offrire un ambiente perennemente in ombra. Condizioni, queste, che s’incontrano per esempio sulla Luna e su Mercurio, e ora riscontrate anche sul pianeta nano Cerere.

Perennemente, almeno nel caso di Cerere, va inteso in senso letterale: parliamo di almeno un miliardo di anni senza vedere un raggio di sole. Luoghi dove non vorremmo mai trascorrere le vacanze né depositare uno strumento a pannelli solari, dunque, ma al tempo stesso d’estremo interesse scientifico. Situati tipicamente sul fondo dei crateri e lungo le pareti interne rivolte verso il polo, questi luoghi in realtà non sono completamente digiuni della luce solare. Ma quel poco che arriva vi giunge solo indirettamente. Ecco allora che, se la temperatura è sempre inferiore ai 151 gradi sotto zero, queste aree in ombra finiscono per comportarsi come cold trap naturali, trappole a freddo in grado di catturare, condensandole in ghiaccio, le molecole d’acqua presenti nell’ambiente.

Ebbene, combinando le immagini raccolte dalle camere a bordo della sonda Dawn della NASA, i ricercatori sono riusciti non solo a ottenere la conferma dell’esistenza – già ipotizzata in passato –  su Cerere di queste cold trap, ma anche a realizzarne una mappa accurata, pubblicata ora su Geophysical Research Letters. «Su Cerere ci sono le condizioni per l’accumulo di depositi di ghiaccio d’acqua», spiega il primo autore dello studio, Norbert Schorghofer dell’Università delle Hawaii. «La massa di Cerere è sufficiente a trattenere molecole d’acqua, e le regioni permanentemente in ombra che abbiamo identificato sono estremamente fredde – più fredde di quelle presenti sulla Luna o su Mercurio».

Si tratta di dozzine di aree sparse qua e là nell’emisfero nord del pianeta nano, per un’estensione complessiva di circa 1800 km quadrati. Non certo enorme rispetto all’intera superficie di Cerere, tutt’altro, ma sufficiente a catturare – calcolano gli scienziati – per ciascun “anno cereriano” (lungo 1682 giorni terrestri) una molecola d’acqua ogni mille. Quanto basta per accumulare abbastanza ghiaccio da mettere insieme, in circa 100 mila anni, depositi rilevabili. La maggior parte di queste aree, dice lo studio, sono probabilmente rimaste fredde a sufficienza da intrappolare ghiaccio d’acqua per un miliardo di anni, e questo porta a concludere che potrebbero tutt’ora ospitare depositi di ghiaccio.

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Fonte: Media INAF | Scritto da Marco Malaspina