LE EMOZIONI DELL’APOLLO 11 SUL PALCOSCENICO

Ad Arcetri il cielo in bianco e nero

Martedì 12 luglio, presso il Teatro del cielo dell’INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri, a Firenze, debutta “Il cielo in bianco e nero”, spettacolo teatrale di Fiamma Negri e Giusi Salis, con Marino Giuseppe Sanchi e Stefano Bartoli

12.07.2016, ore 21:00

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La locandina dello spettacolo

Nasce da un ricordo vero, “Il cielo in bianco e nero”. Un ricordo che abbiamo ripercorso insieme a Fiamma Negri e Giusi Salis, autrici del progetto, pronto al debutto in prima nazionale martedì 12 luglio, nell’ambito delle iniziative per il pubblico Notti d’estate, al Teatro del Cielo dell’INAF di Arcetri.

«Tutto è iniziato quando l’attore che interpreta il monologo, Marino Giuseppe Sanchi, ci ha chiesto di aiutarlo a mettere “nero su bianco” le sue emozioni di bambino. Il fatto di rimanere sveglio tutta la notte, di pensare che finalmente avrebbe visto gli UFO, il percepire uno stupore condiviso anche con gli adulti. E poi le immagini della televisione accesa senza interruzioni, il fiato sospeso nell’attesa e nella curiosità. Tanti bambini dopo quei giorni magici ebbero la certezza che da grandi avrebbero fatto gli astronauti. Ovviamente “astronauta” era una categoria ampia che comprendeva tutti i mestieri legati alla scienza e alla scoperta. E così, se prima di allora i bambini giocavano a indiani e cow-boys dopo uno dei giochi preferiti diventò la “conquista dello spazio”. Parlando con amici astrofisici», dicono Negri e Salis. «abbiamo compreso che quel momento ha davvero ispirato le scelte di tanti ragazzi e ragazze di quella generazione».

«L’idea ci è piaciuta molto, perché da tempo, come FA.R.M, Fabbrica Racconti e Memoria, lavoriamo sul “racconto” e su una scrittura teatrale che mette al centro l’attore e la sua capacità di entrare fisicamente ed emotivamente nelle pieghe psicologiche dei personaggi», spiegano le due autrici.

«Nello spettacolo abbiamo cercato di narrare il viaggio dell’Apollo 11 attraverso le emozioni dei protagonisti e l’attesa del mondo per un evento fino ad allora solo immaginato. Il memoriale di Michael Collins, per esempio, il racconto delle sue paure ci dice qualcosa che va oltre il coraggio e la scienza. Ci mette di fronte all’uomo e ai suoi desideri, i suoi sogni.  Il nostro piccolo protagonista gioca a fare l’astronauta, ma ci dà anche una sua visione della scienza. “Ma gli astronauti sono mica uomini come tutti gli altri, loro ce l’hanno nel sangue l’avventura e la scienza, loro non vedono l’ora di arrivare sulla Luna e fare gli esperimenti che ci cambieranno la vita”, afferma. Come tutti i bambini vede soluzioni semplici per problemi complessi e capisce che anche gli adulti hanno delle debolezze: “oh ma ce l’avranno paura? Io ce l’avrei… ma non lo farei vedere… come fanno i grandi”».

 «La conquista della Luna, che di per sé ha un valore scientifico incommensurabile, è avvenuta in un momento storico che ha visto cambiamenti culturali  e politici che influenzano tutt’ora le nostre vite. Così come le influenza il progresso della scienza scaturito dall’esplorazione dello spazio. Quando abbiamo cominciato a scrivere abbiamo trovato molti materiali sulla parte scientifica, ma è stato più complicato indagare l’aspetto umano. Ci siamo prese la libertà di “inventarlo”, almeno un po’, intrecciandolo con gli eventi reali, da Woodstock alla guerra fredda, da Jan Palach al Vietnam».

Nello spettacolo, a prenotazione obbligatoria, FA.R.M. mette sulla scena un attore e un musicista che racconteranno, e faranno conoscere ai più giovani, i personaggi e le atmosfere di un evento storico – lo sbarco sulla Luna – che ha cambiato la vita di molte persone.

Fonte: Media INAF | Scritto da Francesca Brunetti