IL CLANDESTINO NELLA VIA LATTEA

Il buco nero sconosciuto avvistato da Chandra

Nella nostra galassia ci potrebbero essere buchi neri non ancora identificati o non ancora localizzati con precisione, magari insospettabilmente vicini a noi. Proprio come quello recentemente scoperto in direzione dell'ammasso globulare M15

Crediti: X-ray: NASA/CXC/Univ. of Alberta/B.Tetarenko et al; Optical: NASA/STScI; Radio: NSF/AUI/NRAO/Curtin Univ./J. Miller-Jones

Crediti: X-ray: NASA/CXC/Univ. of Alberta/B.Tetarenko et al; Optical: NASA/STScI; Radio: NSF/AUI/NRAO/Curtin Univ./J. Miller-Jones

Ebbene sì, anche alcuni buchi neri possono essere considerati clandestini. Lo hanno dimostrato i dati raccolti dal Chandra X-ray Observatory, dall’Hubble Space Telescope e dal Karl G. Jansky Very Large Array (VLA) che hanno osservato nel dettaglio una particolare sorgente di onde radio: i ricercatori hanno creduto erroneamente che si trattasse di una galassia lontana quando invece in realtà è un sistema binario relativamente vicino a noi, composto da una stella di piccola massa e un buco nero. La scoperta in sé è rilevante fino a un certo punto, ma ci suggerisce un elemento importante, cioè che nella nostra galassia ci potrebbero essere buchi neri non ancora identificati o non ancora localizzati con precisione.

Nello specifico, le osservazioni si sono concentrate sull’oggetto conosciuto come VLA J213002.08+120904 (VLA J2130+12), “vicino” lungo la nostra linea di vista all’ammasso globulare M15 e collocato a una distanza di 7.200 anni luce.  Un dato che dimostra come quest’oggetto sia bene all’interno della nostra Via Lattea e circa cinque volte più vicino di M15. Il buco nero si trova, inoltre, 3000 anni luce sopra il piano galattico, quindi qualche particolare evento deve averlo scaraventato così lontano dal luogo di formazione. Le recenti misurazioni della distanza hanno coinvolto anche il network internazionale di radiotelescopi European Very Long Baseline Interferometry Network, il Green Bank Telescope e l’Arecibo Observatory.

VLA J2130+12 è un buco nero con una massa pari ad alcune volte quella del Sole e sta “risucchiando” materiale dalla stella vicina ma a un ritmo talmente lento che per molto tempo gli esperti non hanno capito la sua vera natura.  La stella in fase di distruzione è da un decimo a un quinto la massa del nostro Sole (i dati provengono da Hubble). Con i dati di Chandra, prima di arrivare alla soluzione del buco nero, si è ipotizzato che si potesse trattare di una stella nana ultra fredda, o di una stella di neutroni, o di una nana bianca strappata via dalla sua compagna. Così non è.

«Alcuni di questi buchi neri ancora sconosciuti potrebbero essere più vicini alla Terra rispetto a quanto pensato finora, ma in ogni caso non dobbiamo preoccuparci perché comunque si troverebbero a molti anni luce da noi», ha specificato Robin Arnason, della Western University, Canada. Altri oggetti ancora clandestini saranno scoperti e studiati utilizzando strumenti che osservano nel campo dei raggi X.

Per saperne di più:

Leggi lo studio pubblicato su Astrophysical Journal: “The first low-mass black hole X-ray binary identified in quiescence outside of a globular cluster”, di B.E. Tetarenko, A. Bahramian, R.M. Arnason, J.C.A. Miller-Jones, S. Repetto, C.O. Heinke, T.J. Maccarone, L. Chomiuk, G.R. Sivakoff, J. Strader, F. Kirsten, W. Vlemmings