CONTESA FRA LA GRAVITÀ DEL SOLE E QUELLA DI GIOVE

Juno fra due fuochi

Ci siamo, la sonda NASA Juno sta per entrare nello spazio di Giove. Man mano che la navicella si avvicina al gigante gassoso la forza gravitazionale esercitata dal Sole perde la sua influenza e il campo gravitazionale del Pianeta va escludendo gli effetti dei vicini corpi celesti

Juno infila l’orbita gioviana nel rendering disegnato da un artista. Crediti: NASA / JPL-Caltech.

Juno infila l’orbita gioviana nel rendering disegnato da un artista. Crediti: NASA / JPL-Caltech.

Fin da quando ha lasciato Terra cinque anni fa, la sonda NASA Juno (vedi MediaINAF) ha dovuto fare i conti con tre differenti tipi di forze che hanno perturbato continuamente il suo viaggio attraverso di Sistema solare. Direzione: Giove. L’azione gravitazionale del Sole, della Terra stessa e di Giove sembrano spartirsi la navicella spaziale in volo verso il suo obiettivo finale.

Al principio era la Terra a non voler lasciar scappare la sonda NASA. Poi è venuto il turno del Sole, che ha tirato per la giacchetta Juno lungo tutta la traiettoria principale. Fino a quando, nei giorni scorso, la distanza dal Pianeta gigante è diventata abbastanza ridotta perché le due forze gravitazionali si contendessero la palla.

«È un testa a testa fra l’influenza gravitazionale del Sole e di Giove», spiega Rick Nybakken, project manager della missione Juno al NASA Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, California. «D’ora in avanti, e per il resto della missione, la sonda sarà sotto il completo dominio della gravità gioviana e il Pianeta gigante ridurrà a zero gli effetti delle forze esercitate dagli altri corpi celesti». Juno sta infatti superando il “confine gravitazionale” fra Sole e Giove. Dunque sarà quest’ultimo, d’ora in poi, a condurre il gioco.

Juno è stata lanciata il 5 agosto 2011. Ma il 4 luglio di quest’anno la sonda NASA infilerà l’orbita di Giove per galleggiare ad altissima velocità sopra la spessa atmosfera del Pianeta a quota 5mila chilometri. 37 orbite vorticose per dare un’occhiata attraverso il fitto mantello di nuvole di cui Giove è ricoperto: l’occasione è ghiotta per studiare il fenomeno delle aurore e apprendere qualcosa di più a proposito delle origini, la struttura, l’atmosfera e la magnetosfera del gigante gassoso.

Ecco dunque spiegato il perché di una missione su Giove che si chiama Juno, ovvero Giunone. Chi meglio di una dea, e una dea come Giunone che la tradizione mitologica romana e greca ci tramanda come l’unica capace di dissipare le nubi in cui è avvolto il padre degli dei, per dare un’occhiata tutta scientifica alla vera natura che nasconde il possente Giove sotto la spessa atmosfera di nubi con cui si mostra ai nostri telescopi?

La speranza, come nel mito anche in questo caso, è che Juno non debba scoprire qualche brutta sorpresa dell’infedele tonante. Non vorremmo trovarci di fronte all’ennesima discussione di famiglia.