NUOVA TECNICA PER STUDIARE LE AREE PIÙ OSCURE

Crateri lunari, freschi freschi

Non risale a più di 16 milioni di anni fa uno dei due crateri da impatto scoperti dagli scienziati del Southwest Research Institute in una delle regioni più oscure della Luna. Ancora una volta, studiare la geologia dei corpi del Sistema solare ci aiuta a ricostruire il puzzle della sua evoluzione

I crateri sul polo Sud della Luna. Crediti: NASA.

I crateri sul polo Sud della Luna. Crediti: NASA

Due crateri freschi di giornata. Ovvìa, non esageriamo: quando si parla di milioni di anni si maneggiano tempistiche difficilmente confrontabili con una vita umana. Certo, dal punto di vista strettamente geologico, è come parlare dell’altro ieri. E allora che bella scoperta scovare in una delle regioni più oscure del nostro satellite naturale, la Luna, due giovani crateri da impatto, il primo risalente ad appena 16 milioni di anni fa e l’altro collocabile fra i 75 e i 420 milioni di anni orsono.

«Una scoperta emozionante», spiega Kathleen Mandt, senior research scientist presso il Southwest Research Institute, alla guida del gruppo di ricerca responsabile della scoperta. «Imbattersi in crateri da impatto tanto recenti sulla superficie della Luna e lavorare per migliorare il nostro sistema di datazione di queste violente tracce del passato ci aiuta ogni giorno a comprendere più a fondo il burrascoso passato del Sistema solare».

Dietro questo importante risultato scientifico c’è il Lyman-Alpha Mapping Project (LAMP), sviluppato dal Southwest Research Institute e a bordo di LRO, il Lunar Reconnaissance Orbiter. LAMP sfrutta il bagliore celeste nel lontano ultravioletto e la luce ultravioletta emessa dalle stelle per “illuminare” le regioni della Luna che rimangono costantemente in ombra. È così che gli scienziati hanno potuto mappare i profondi e scuri crateri situati sul polo Sud del nostro satellite. Con la fioca luce proveniente dal cielo circostante, LAMP ha illuminato le inaccessibili profondità della Luna quanto basta per permettere agli scienziati di ottenere una stima della loro età.

«Possiamo fare affidamento su una nuova tecnica in geologia planetaria», sottolinea Thomas Greathouse, del gruppo LAMP. «Le collisioni fra corpi celesti all’interno del nostro Sistema solare hanno svolto un ruolo fondamentale nella formazione dei pianeti e dei satelliti che lo popolano, Luna compresa».

La “pelle butterata” del nostro satellite è un gigantesco archivio della storia di questi impatti violenti all’interno del Sistema solare. E i crateri più giovani ci forniscono dati importanti sulla frequenza di queste stesse collisioni. L’ampio intervallo d’incertezza sulla datazione del secondo cratere, stimata fra i 75 e i 420 milioni di anni, è dovuto alla difficoltà di stimare il ruolo degli agenti atmosferici nel coprire i margini della regione con morbida polvere scura. Ma la tecnica di indagine utilizzata in questo caso potrebbe tornare utile per studi analoghi su Mercurio, Cerere e Vesta.

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