LA SUPERNOVA AI RAGGI X

L’espansione di Tycho in posa per Chandra

Questa supernova deriva da una nana bianca esplosa 450 anni fa e che ha continuato a espandersi, ma con diverse discrepanze fra le velocità a causa della densità del gas. Per decenni gli esperti hanno studiato nel dettaglio il materiale che si sta espandendo dal centro utilizzando il Chandra X-ray Observatory della NASA, il Karl G. Jansky Very Large Array (VLA) e tanti altri telescopi

Crediti. X-ray: NASA/CXC/GSFC/B. Williams et al; Optical: DSS; Radio: NSF/NRAO/VLA

Crediti. X-ray: NASA/CXC/GSFC/B. Williams et al; Optical: DSS; Radio: NSF/NRAO/VLA

Ecco come evolvono i resti di una supernova. In questa immagine in movimento potete vedere il resto della supernova Tycho, esplosa nel 1572 in una maniera così drammaticamente violenta che fu visibile anche di giorno. Nello specifico si tratta dell’esplosione di una nana bianca entrata a far parte della classe di supernovae di tipo Ia che vengono utilizzate per monitorare l’espansione dell’Universo. Di recente un gruppo di astronomi ha studiato nel dettaglio il materiale che si sta espandendo dal centro di ciò che resta da questa esplosione, utilizzando il Chandra X-ray Observatory della NASA, il Karl G. Jansky Very Large Array (VLA) e tanti altri telescopi.

Questo resto di supernova è particolarmente interessante perché è facilmente osservabile ai raggi X e quindi quale occasione migliore per sfruttare la potenza di Chandra. L’osservazione è andata avanti per ben 15 anni, dal 2000 al 2015, e i ricercatori sono riusciti a creare un lungo “film” con 5 scatti che mostrano come l’espansione sia ancora in corso dopo 450 anni. Combinando i dati a raggi X con circa 30 anni di osservazioni in radio con il VLA, gli astronomi hanno anche prodotto un collage in movimento utilizzando tre immagini diverse.

Le osservazioni hanno permesso di misurare la velocità dell’onda d’urto generata dall’esplosione, e date le grandi dimensioni del resto di supernova le misurazioni sono state molto precise. Sebbene il resto sia approssimativamente circolare, ci sono diverse discrepanze nella velocità dell’onda d’urto nelle diverse regioni. La velocità nella zona in basso a destra è circa due volte più grande che nell’area a sinistra. Il team ha scoperto che la velocità massima dell’onda d’urto è di circa 20 milioni di chilometri all’ora. Queste differenze derivano dalla diversa densità del gas presente nel resto, che però ha cambiato il suo stato nel corso degli ultimi tre secoli.

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Fonte: Media INAF | Scritto da Eleonora Ferroni