CON LA TECNICA SUPER-RESOLUTION RESTORATION

Una zoomata sulla superficie di Marte

Oltre a poter eleborare ad altissima risoluzione grandi porzioni di Marte (o di altri pianeti), grazie a questa tecnica sarà possibile andare alla ricerca di altri manufatti umani atterrati in passato su Marte e dei quali si siano perse le tracce

Il sito di atterraggio di Beagle 2. Crediti: Yu Tao and Jan-Peter Muller, UCL

Il sito di atterraggio di Beagle 2. Crediti: Yu Tao and Jan-Peter Muller, UCL

Un’altra immagine di Marte, direte voi. Senza ombra di dubbio, si tratta di una nuova foto della superficie del Pianeta rosso, ma mai abbiamo potuto osservarla con così tanti dettagli. In questa porzione di Marte vediamo anche la zona in cui è stato ritrovato il rover Beagle-2 grazie alla camera HIRISE a bordo della sonda della NASA Mars Recoinassance Orbiter. Gli scienziati dell’University College London (UCL) hanno utilizzato una nuova tecnica per ottenere questa immagine.

Gli esperti hanno sovrapposto diverse foto esistenti, come quelle del sito di atterraggio di Beagle-2, quelle degli antichi letti di laghi scoperti dal rover Curiosity, altre sulle tracce del rover MER-A della NASA e sulle rocce Home Plate. Il tutto è stato abbinato a immagini scattate dall’orbita per rivelare la superficie in un risoluzione fino a cinque volte maggiore di quanto precedentemente realizzato. La tecnica si chiama Super-Resolution Restoration (SRR) ed è stata descritta in uno studio pubblicato su Planetary and Space Science. Oltre a poter eleborare ad altissima risoluzione grandi porzioni di Marte (o di altri pianeti), grazie a questa tecnica sarà possibile andare alla ricerca di altri oggetti di fabbricazione umana atterrati in passato su Marte e di cui, però, si siano perse le tracce per anni (come è stato per Beagle-2, lanciato sul suolo marziano dalla sonda Mars Express dell’Agenzia Spaziale Europea nel dicembre del 2003 e con il quale si persero immediatamente i contatti).

Tra gli autori dello studio c’è Jan-Peter Muller, del UCL Mullard Space Science Laboratory, secondo il quale, grazie alla SRR, è un po’ come se potessimo volare su Marte con un drone, riprendendo tutto con una telecamera: la tecnica «ci permette di mettere a fuoco gli oggetti dall’orbita in modo ancora più nitido rispetto al passato, e la qualità delle immagini è paragonabile a quella ottenuta dai lander».

beagle

Insomma, si tratta di immagini elaborate che non è possibile ottenere neanche lanciando nello spazio il più grande e potente telescopio che oggi siamo in grado di costruire, e ciò è dovuto principalmente all’ottica del telescopio, alla larghezza di banda necessaria per la comunicazione dati con la Terra e all’interferenza delle atmosfere planetarie. Con le telecamere che orbitano intorno alla Terra e Marte, il limite di risoluzione è di circa 25 centimetri.

Sovrapponendo diversi scatti della stessa aerea ma da diverse angolazioni è possibile superare questo limite: con la tecnica SRR possiamo vedere dall’orbita oggetti piccoli anche 5 centimetri. Gli esperti della UCL hanno sovrapposto dalle 4 alle 8 immagini ottenute dalla fotocamera HiRISE della NASA per arrivare a una risoluzione di 5 centimetri. «Questa tecnica ci permetterà di migliorare la nostra conoscenza della superficie di un pianeta grazie a più immagini telerilevate», ha detto Yu Tao, autore principale dello studio.

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