L’ANTENNA DI PARKES NEL CLUB DEI PATHFINDER

SKA, arriva “il disco”

L'osservatorio Parkes si trova nel Nuovo Galles del Sud, in Australia, e ospita un radiotelescopio di ben 64 metri di diametro, conosciuto da tutti come “The Dish” (il disco). Il suo compito sarà quello di testare i ricevitori destinati ai radiotelescopi del progetto Square Kilometre Array

Il telescopio Parkes di CSIRO nel Nuovo Galles del Sud, in Australia. Crediti: John Sarkissian

Il telescopio Parkes di CSIRO nel Nuovo Galles del Sud, in Australia. Crediti: John Sarkissian

Dopo GMRT, NenuFAR, LOFAR, VLA, Arecibo, EVLA e altri, anche il famoso telescopio australiano Parkes del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO) si unisce alla famiglia dei pathfinder del progetto Square Kilometre Array, a cui partecipa anche l’Italia con l’Istituto Nazionale di Astrofisica. Per “pathfinder” si intendono sistemi, telescopi, array già esistenti in diverse zone del mondo che sono stati coinvolti nel progetto per studi scientifici e tecnologici e avere feedback utili soprattutto in questa fase che è ancora di lavorazione e costruzione.

L’osservatorio Parkes si trova nel Nuovo Galles del Sud, in Australia, e ospita un radiotelescopio (vedi foto) di ben 64 metri di diametro, conosciuto da tutti come “The Dish” (il disco), che è operativo dal 1961. Nel 1969, pochi anni dopo la sua inaugurazione, giocò un ruolo importante durante lo sbarco dell’uomo sulla Luna. Anni dopo ha portato a casa significative scoperte, tra pulsar e Fast Radio Burst (FRB). Questi e altri campi saranno alla base degli studi che si potranno fare con SKA.

Crediti: Alex Dunning, CSIRO

Crediti: Alex Dunning, CSIRO

Il ricevitore Phased array feed (PAF) di questo radiotelescopio avrà un ruolo chiave nello sviluppo tecnologico della nuova famiglia di ricevitori che andranno poi installati sulle antenne SKA. Il PAF è stato progettato e costruito da CSIRO in accordo con il Max Planck Institute for Radioastronomy (MPIfR) in Germania.

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Fonte: Media INAF | Scritto da Eleonora Ferroni